Donnine a modo
Autore: Buffoni Zappa, Camilla - Editore: Enrico Trevisini - Editore - Anno: 1897 - Categoria: paraletteratura - galatei
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Nel divino precetto«Ama Iddio sopra ogni cosa e il prossimo come te stesso» noi abbiamo la più bella e la più ampia lezione di morale e di educazione che mai sia stata impartita agli uomini.«Ama Iddio sopra ogni cosa» e in questa parola Iddio si deve comprendere non soltanto la Divinità, ma anche tutto ciò che è grande, tutto ciò che è bello, che è nobile e puro. «E il prossimo come te stesso» cioè comprendere tutti gli uomini in un solo affetto: quello che portiamo a noi stessi; vale a dire evitare agli altri tutti i dolori gli affronti, le noie che cerchiamo evitare a noi stessi. Fra questo prossimo tengono posto anche le nostre compagne, compagne di scuola, di giuoco, di età. 1. Se ospitiamo una compagna saremo con lei compiacenti lasciandole la scelta dei giuochi, offrendole quel poco di bello e di buono di cui possiamo disporre, cercando di renderle piacevole la nostra compagnia. 2. Se siamo ospitate in casa di una compagna sarà nostra cura di non essere importune, di prevenire i suoi desideri, di non renderle greve l'ospitalità che offre. 3. Ricordiamolo bene: quando siamo in casa di una nostra compagna dobbiamo riguardare i suoi superiori come i nostri, e quindi obbedirli e rispettarli come se fossimo a loro soggetti. 4. Trovandoci in casa d'altri ci potrà succedere di sentirci a disagio per le abitudini diverse di quelle della nostra casa, o del nostro paese. Come dovremmo regolarci? Ecco un proverbio che ce lo insegna: Paese che vai usanza che trovi; il che significa che dobbiamo piegarci noi alle abitudini altrui, e non già obbligar gli altri a seguir le nostre. 5. Il criticare tali usanze, il mettere in ridicolo l'altrui dialetto sono cose riprovevoli, e che ci meriterebbero dalla persona che ci ospita la domanda: perchè siete venuta fra noi?! 6. Una fanciulla ospitata per qualche tempo in casa di una compagna, deve cercare di rendersi utile, può ajutarla nelle sue occupazioni. Ad ogni modo mi raccomando, se vi venisse assegnata una cameretta per voi, tenetela molto in ordine, non spiegazzate le lenzuola del letto, stendete l'asciugamano ogni volta che l'adoperate, non lasciate l'acqua sporca nella catinella, non lasciate in giro oggetti di vestiario, ecc. ecc. 7. Se avete qualche cognizione speciale di musica, declamazione, canto, ecc. non vi fate pregare a darne saggio ogni volta che ne venite richieste; ciò è un obbligo che abbiamo verso la casa ospitale che ci accoglie. 8. Se qualcuna delle nostre compagne avesse qualche difetto morale o materiale da essere loro di grave danno è nostro dovere di avvertire, e cercare di correggerle; se poi siamo persuase che i nostri sforzi sono inutili sarà bene ne avvisiamo i loro genitori, ma in modo che la nostra non sembri una ignobile delazione, sibbene una premura da vera amica. 9. Non gettiamo sulle spalle di una nostra compagna colpe non sue, e peggio nostre. 10. Se avete intenzione di farvi un'amica di una compagna di scuola, la vostra scelta sia per la più buona, la più diligente e di condizione non superiore alla vostra. 11. Non siate sprezzanti con le compagne più umili, nè ossequiose con quelle ricche, con le superbe. Fate il vostro dovere rispettate tutte le vostre compagne ma fatevi anche rispettare. 12. Non v'azzardate mai di fare uno scherzo che abbia per iscopo di spaventare una persona. A questo proposito mi ricordo un casetto avvenuto nel collegio ove fui educata, e che vi voglio narrare perchè abbiate una idea di quali dolorose conseguenze può essere causa uno scherzo. Il regolamento permetteva, che nelle rigide sere dell'inverno la preghiera della sera venisse fatta nelle rispettive classi anzichè nella cappella comune. Una sera eravamo tutte inginocchiate nel mezzo della scuola, e le nostre personcine projettavano le loro ombre sulle pareti debolmente illuminate. Una delle mie compagne la più mattacchiona, si trovava, per caso, vicina alla fanciulla più sensibile e più fantastica del collegio, la quale usava portare intorno al capo un nastrino di velluto nero annodato nel mezzo. Sulla parete i capi di quella gala s'allungavano in modo da rappresentare delle lunghe corna sovrastanti la testa della fanciulla. La ragazza mattacchiona osserva la strana ondeggiatura, urta del gomito alla compagna e: guarda, le dice, hai messe le corna! Quella si volge, guarda getta un grido angoscioso, e cade svenuta. Erano le otto di sera, a mezzanotte la giovinetta aveva una febbre a 40 gradi, e il delirio. La malattia fu violenta, lunghissima la convalescenza, e infine il suo sistema nervoso risentì per anni di quella scossa. Vedete adunque che danni può recare il più innocente degli scherzi! Non ne fate mai, mai, perchè se spesso non hanno conseguenza di sorta, potrebbero accadervi qualche volta, fatti dolorosi come quello che vi ho esposto. 13. Se una delle vostre compagne manca da qualche giorno da scuola e sapete che sia malata pregate la mamma che vi permetta di mandare a sentire come sta. Se vi ci recate poi anche voi non insistete per vederla se la sua famiglia mostra desiderio ch'ella resti tranquilla, o se la sapete malata di malattia contagiosa. Una vera prova d'amicizia e di benevolenza fra compagne di scuola, quando una è malata, è quella di tenerla al corrente delle lezioni ricevute in classe, s'intende bene che ciò si fa nel caso che la malattia sia cosa leggera. 14. Ammesse nella stanza di una persona malata state tranquille, silenziose, e la vostra visita sia breve. Non direte la vostra opinione sullo stato dell'inferma, non farete apprezzamenti, non tedierete le persone col racconto di malattie e cure consimili che abbiate potuto vedere nella vostra famiglia. 15. Come v'ho pregate di non parlar di morte davanti ai vecchi, così vi raccomando di evitare simili discorsi nella camera di un malato. 16. Potrete qualche volta essere ammalate voi stesse, e ricevere alcuna visita. II galateo degli ammalati è poco esigente, chi non lo sa? ma non bisogna poi trascendere in tale libertà; distinguiamo: non vi sentite voglia di parlare nè di sentir parlare? in questo caso ci è permesso senza venir meno alla buona educazione dire a chi vi visita: «scusa sai, ma mi sento un po' stanca» se invece subiste questa compagnia, che non vi gradisce, precisamente perchè non state bene, con sbadigli, dimenandovi per il letto, sospirando, ecc. commettereste un atto che nemmeno il vostro stato di malata scuserebbe. 17. Se avete bisogno di qualche cosa potete chiederlo anche in presenza di terze persone, ma non è bello approfittare della compagnia di chi ci visita per prendere medicine, farsi aggiustare i guanciali, e così via. 18. Non parlate molto dei vostri mali, non vogliate mostrarli se si trattasse di ferite, ustioni od altro che può far ribrezzo. 19. Non insistete perchè chi è venuto a trovarvi prolunghi la sua visita, anche se tale compagnia vi fosse graditissima: ricordatevi che il visitare gli ammalati fa parte delle opere di misericordia, cioè è cosa più meritoria che piacevole. 20. Non seminate nè fomentate discordie fra le vostre compagne, ma cercate di metter fra loro la pace. 21. Non accettate doni dalle compagne, e non ne fate senza il permesso dei reciproci genitori. 22. Brutta abitudine quella di chiedere a prestito oggetti dalle compagne; ma qualche volta questo potrà accadere; in tal caso conservate con diligenza l'oggetto che non vi appartiene e cercate di restituirlo in buono stato come vi fu dato. 23. Se vi prestano un libro abbiatene gran cura, e cominciate col ricoprirlo subito di una fodera di carta; quest'ultima pratica sarebbe villana se invece del libro che ricevete in prestito, ricopriste quello che a prestito date a qualcuno, poichè gli direste chiaramente che non vi fidate del suo ordine. 24. Non offrite mai a prestito cosa alcuna per pentirvene poi e fingere di non ricordare la vostra offerta; e se qualcuno usa in tal modo con voi, non ricordategli quanto ha promesso, non vi ostinate a voler mantenuta una parola da chi si studia di dimenticarla. 25. Le fanciulle hanno mille modi di rendersi reciproci servigi sia coll'insegnarsi l'una l'altra lavoretti C. BUFFONI-ZAPPA 4 graziosi, col prestarsene i campioni; offriteli alle vostre compagne, ma non chiedeteli se appena potete pensare che vi sarebbero dati a malincuore.
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