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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO X.

Quand'anche si potesse dare della vita una definizione matematica, sarebbe pur sempre difficile determinare la linea sottilissima e sfumata che divide i due mondi della materia viva e della materia morta. I beati mortali che si chiudono fidenti e riposati dietro i baluardi delle loro definizioni, non hanno mai dubitato che, oltre il regno degli animali e dei vegetali, la vita effonda le sue emanazioni tiepide e oscillanti su più vasto spazio, e riderebbero di cuore a chi volesse richiamare l'attenzione sul concetto della vita, onde, definite le parole e le idee, se ne potessero limitare con taglio netto e sicuro i confini naturali. Altri, trascinati da una ardente fantasia e vaghi per natura di ciò che si oppone alle credenze dei più, credono vivo tutto ciò che si muove, cresce e moltiplica, e, confondendosi con la natura che in sè li abbraccia e riunisce, pensano che non si possa rifiutare la vita a nessuna cosa creata, e che essa, variando solo nella forma e nella misura, imbeva l'universo dei suoi succhi fecondi. Nel buio che avvolge questa suprema metafisica del nostro cervello, si possono con sottigliezza di dialettica sostenere entrambe le credenze, dacchè e l'una e l'altra sono probabili, nè la ragione contrasta o fa divorzio con alcuna di esse. Forse la vita non è un fatto collettivo ridotto ad idea dal potere analitico dell'elaborazione intellettuale; ma è la riflessione del nostro io nel mondo che lo circonda, è il prolungamento indefinito nello spazio del fremito di cui oscilla la materia che ci plasma. Per ripetere lo stesso concetto con una forma che più si avvicini al mondo delle sensazioni, direi che l'uomo, senza volerlo, ha cercato gli esseri che si rassomigliano a lui negli atti più fondamentali dell'esistenza. Dai più somiglianti, scendendo giù giù fino agli ultimi anelli della grande catena degli esseri creati, è giunto ad un punto in cui non poteva più riconoscere per fratelli o per parenti lontani le creature che egli trovava troppo diverse da lui. Ad indicare con un segno tangibile questa operazione del suo intelletto, o questo trovato del suo cervello, egli avrebbe inventato il concetto di vita, che, adattandosi alla sua debolezza e facendolo contentissimo, gli impedisce poi di risalire ad un concetto più sintetico dei fenomeni naturali. In ogni modo, se la vita compenetra tutte le cose create, essa si concentra più spesso in un punto; e fecondando una piccola porzione di materia, ne fa un individuo che, isolato e moventesi in un'atmosfera autonoma, non si tiene riunito al mondo che a mezzo delle forze che, come parte del tutto, lo integrano. Quanto più si segrega questo microcosmo dal gran cosmo da cui ha avuto forma e vita, quanto più vasto è l'orizzonte individuale che lotta continuamente col circolo che lo abbraccia, e tanto più chiaro si formula il concetto della vita. Un gruppo di forze organizzate, svolte in un individuo che s'agita e si trasforma senza posa, è forse la formula più esatta della materia viva.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO