Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Tutti gli artifizi più ingegnosi immaginati dall'uomo per produrre nuovi piaceri non bastano a renderlo felice, mentre un'unica gioia può essere sufficiente a tener luogo di tutte e a renderlo degno della felicità. Tutti gli uomini per diverse vie si sforzano per raggiungere questa meta; ma quasi sempre, scoraggiati ai primi passsi, gridano che la felicità e un'utopia della vita umana, si rassegnano alle piccole gioie e ai grandi dolori, che regolano la nostra esistenza. Moltissimi purtroppo non hanno torto di rassegnarsi, giacchè, quantunque abbiano tutta la buona intenzione di esser felici, non ne vengono mai a capo, e mille dolori ineluttabili li tormentano senza posa distruggendo fino nel loro germe i piaceri da loro seminati. Alcuni altri però dovrebbero accusare se stessi del non poter essere felici, perchè sono sempre colpevoli di un peccato d'ignoranza. Essi credono che la felicità sia misurata dal numero e dalla intensità dei piaceri, pensando che il danaro sia la sovrana quintessenza che li riunisce tutti in sè, e cercano avidamente di possedere e di godere meravigliandosi altamente come la sospirata felicità non si affretti a correre loro incontro. Dopo aver forse consumato la parte più bella della vita per raggiungere la difficile meta, si accorgono di essersi ingannati, e non essendo più in tempo per tornare indietro e cambiare strada, maledicono l'esistenza, o si rassegnano a tollerare la vita come un peso. Alcune volte la felicità non dura che pochi istanti ed è prodotta da un solo piacere, che, arrivando ai suoi gradi massimi impensatamente e di forza, ci rende beati. In quel momento fortunato dimentichiamo gli affanni e le cure, e concentrandoci sul delirio passeggero di una sensazione deliziosa, si grida, traendo un profondo sospiro: «Sono felice!» Quasi tutti gli uomini nella loro vita hanno veduto risplendere sul loro orizzonte qualcuna di queste scintille, le quali si possono godere anche mancando delle cognizioni più elementari della scienza del piacere. Queste felicità meteoriche possono in qualche caso esser date da tutti i piaceri, ma il più sovente sono scintille che scattano dai crateri sempre fumanti delle passioni più calde e più violente. L'amor fisico e l'amor morale, i palpiti dell'amicizia, i lampi di gloria, le voluttà della musica, possono procurare alcuni istanti di una felicità scintillante. È impossibile però determinare precisamente quale sia il piacere più intenso, concesso all'uomo dalla natura. Vi sono alcuni elementi che mancano affatto ad alcuni fra i più grandi piaceri, e che formano invece la prima delizia di altri; e d'altronde la diversità dell'organismo spesso ci rende più adatti a provare un genere di piaceri piuttosto che un altro. La gloria, l'amore, la musica, il delirio della mente che crea, sono certamente le sorgenti delle gioie più vive, ma essi si contendono il primato; e siccome hanno quasi tutti gli stessi diritti, il giudizio pende ancora incerto. I deliri dell'amplesso sono alla portata di tutti, e quindi vengono da molti incoronati e messi al primo posto nel regno dei piaceri; ma chi ha provato lo spasimo di un sentimento generoso o la sacra frenesia della mente che crea, non vuol prostituire la corona, consacrandola alle labili gioie dell'amore fisico. La seconda specie di felicità è quella che si diffonde come un'armonia calma e soave su tutta la vita, facendo benedire all'uomo la provvidenza e la fortuna. Per acquistare questo secondo tesoro non è necessario un gran numero di piaceri, nè il concorso di alcuna fra le gioie più vive. Qui l'influenza massima è esercitata dalla sensibilità prudente dell'individuo, cioè dalla riunione difficilissima di due fra gli elementi più contrari del mondo morale: la squisitezza del sentire e la temperanza del desiderio, la veemenza della fantasia e l'economia della prudenza.
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