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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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I prodotti minori dell'arte sono i giuochi, i quali nella loro essenza non sono che artifizi fatti al solo scopo di produrre più piacere. Quando l'azione che genera la gioia può, più o meno legittimamente, avere un altro scopo più elevato, perde il nome di giuoco per prenderne uno meno frivolo. Si può andare a teatro o alla caccia per l'unico scopo di godere; ma questi svaghi possono avere un altro fine, e meritare il nome di divertimenti. Si può bere, mangiare, e provare qualche gioia tattile per la semplice ragione di procurarci un piacere; ma quando si beve un buon bicchier di vino, o si prende un gelato, o ci si abbandona a una gioia nella quale si inganna e si tradisce la natura, non si giuoca. Quanta filosofia in questa ingenua menzogna e in questo giuoco di parole! Sebbene i giuochi inventati dall'uomo siano innumerevoli e diversi fra loro, pure hanno in sè alcuni elementi comuni. Il primo, e forse l'unico necessario a tutti i giuochi, è l'esercizio dell'amor proprio sotto tutte le forme. Vi è sempre uno che deve vincere ed uno che deve perdere; vi deve sempre essere uno che riesce primo. E anche quando il fanciullo si diverte da solo giuocando alla palla, gode di riuscire a fare qualche cosa che presenta una certa difficoltà. Nei giuochi nei quali la vittoria non si deve che al caso, si ha pur sempre la gioia della fortuna, della quale pur troppo abbiamo, così nelle piccole come nelle grandi cose, la vanità di compiacerci. Il secondo elemento, che è quasi indispensabile come il primo per produrre il piacere nel giuoco, è il lavoro facile che ci riposa o ci distrae, e che, in ogni caso, non ci fa sentire il peso insopportabile di un ozio perfetto. Si è già analizzato questo piacere parlando del tabacco. La formula più semplice che rappresenta tutti i giuochi è costituita da due elementi, cioè da una piccola compiacenza dell'amor proprio e dal piacere di far qualche cosa senza fatica, cui bisogna aggiungere i piaceri della curiosità e del guadagno. La curiosità entra in quasi tutti i giuochi come elemento produttore del piacere, ma non è così necessaria come si crede. Si può giuocare con piacere anche quando si è sicurissimi di vincere, e, in qualche caso, anche quando si sa di perdere. E qui non si ha contradizione, perchè nel giuoco l'uomo che perde senza dolore prova sempre la compiacenza di sentirsi generoso, anche quando non pone mente a questo rapido esame di coscienza. L'amore del guadagno può essere del tutto escluso dalle passioni più o meno piccine che lottano fra loro in ogni giuoco, ma quando vi entra, acquista quasi sempre tanta preponderanza da far da padrone. Insieme all'amor proprio costituisce le emozioni più violente del giuoco, ma quasi sempre le sorpassa di gran lunga, sicchè bene spesso da solo viene ad occupare tutto il campo delle gioie del giuoco, il quale allora diventa un terreno di lizza, ove gli eventi di una lotta tempestosa e violenta costituiscono una gioia aspra e agitata, che può arrivare in qualche caso ad un vero delirio. Allorchè il bisogno di provare le vive emozioni del giuoco cresce al grado di passione, ci procura piaceri morbosi, i quali offendono l'estetica morale, quando non ci conducono alla colpa gravissima di dimenticare per esso i doveri più sacrosanti. Si cercano nel giuoco le emozioni; ma queste non si potrebbero avere, se non si avesse un vivo desiderio di guadagnare e un'orribile paura di perdere, e se la speranza ed il timore, alternandosi a brevissimi intervalli colle sconfitte e colle vittorie, non si agitassero continuamente. Può darsi che il guadagno non sia il primo scopo del giuoco, ma è pur sempre vero che a produrre la gioia si adopera sempre un fermento vizioso, una passione bassa o colpevole. Se sopra il telaio costituito dai piaceri dell'amor proprio, dell'occupazione facile, della curiosità e dell'amor del guadagno si tessono tutte le combinazioni dei piaceri del tatto e della vista, dei sentimenti sociali e dell'esercizio di alcune facoltà mentali, si vengono a costituire le formule che rappresentano le gioie di tutti i giuochi conosciuti. Senza entrare in molti particolari, i giuochi, secondo il piacere che in essi predomina, si possono classificare così: Giuochi nei quali predomina il piacere del guadagno e di essere sbattuti dalle rapide e continue oscillazioni segnate dalla fortuna (giuochi d'azzardo); Giuochi nei quali predomina la compiacenza dell'amor proprio, la quale si fonda sopra un'abilità intellettuale (scacchi, dama, ecc.); Giuochi che devono la loro prima attrattiva all'esercizio muscolare e dei sensi, e all'amor proprio che deriva dalla compiacenza di esser più o meno esperti (bigliardo, palla, birilli, bersaglio, bocce, ecc.); Giuochi nei quali la fortuna si combina coll'abilità, sicchè, non potendo misurare l'influenza che esercitano sull'esito questi due elementi, il vincitore può prendersi tutto il merito della vittoria, e il vinto ha un certo diritto di accusare la fortuna e di difendersi dall'umiliazione di non aver saputo vincere. Questi giuochi sono numerosissimi appunto perchè si adattano tanto mirabilmente alle esigenze dell'amor proprio (tarocco, scopa, tresette, domino, ecc.). Oltre queste classi principali se ne potrebbero fare altre secondarie formate dalle combinazioni di diversi piaceri. Oltre i giuochi propriamente detti, vi sono molte occupazioni, che non furono primitivamente immaginate al solo scopo di produrre un piacere, ma che possono benissimo servire a questo scopo. Così si hanno la caccia, la pesca, le passeggiate, i viaggi, il teatro, il ballo e infinite altre occupazioni. A questi possono aggiungersi tutti i ludi sportivi, specialmente quando non si considerano come esercizi, ma si praticano come semplici svaghi, come il pattinaggio, gli ski, il nuoto, il calcio, il tennis, la palla ovale, l'alpinismo e via dicendo.

CAPITOLO IX.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO