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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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I piaceri primitivi e più violenti sono segnati dalla natura come un mezzo per raggiungere un fine, e l'uomo li impara a conoscere per istinto o per educazione. Egli però può educare la propria sensibilità, studiare le leggi che regolano il piacere, e renderlo in questo modo più squisito e più vivo, o crearne nuove varietà. Lo studio diretto ad abbellire ed accrescere i tesori delle gioie concessi dalla natura, non è per se stesso colpevole, e costituisce una vera arte, che si confonde con tutte le altre, che ci ispira e dirige, ma che finora non è stata individualizzata. In ciò l'occhio acuto dell'osservatore più vedere una raffinata ipocrisia o un'ingenua delicatezza, invece io vi trovo un tratto di vero pudore del sentimento che mi commuove. L'uomo aspira al piacere con tutta la prepotenza della passione, lo cerca nel lavoro e nel riposo, nella scienza e nell'ignoranza, in cielo ed in terra. La civiltà ne' suoi sforzi generosi non ha altro scopo che di diffondere il piacere lecito e onesto nel maggior numero di individui; la manìa dell'utile che divora il presente secolo non è indirizzata che a generare e a diffondere il piacere; le belle arti, la letteratura creano sempre nuove gioie; il denaro è onnipossente, e adorato appunto perchè ci permette di acquistare molti piaceri. Siccome però il cuore ci insegna che il piacere non deve essere l'ultimo e unico scopo della vita, noi non abbiamo il coraggio di confessare la nostra fame ingorda di gioia, e, mentre con tutti gli sforzi dai tempi di Adamo fino a noi si lavora e si suda per accrescere il numero e la squisitezza dei piaceri, l'umanità pudica non ha ancora formato una parola per esprimere l'arte del piacere. Di mezzo alla nostra miseria questo tratto di delicatezza ci onora altamente, provando che, se non sappiamo raggiungere l'alta cima della perfezione, sappiamo però guardarla e, sopra tutto, rispettarla. La gloria più grande nell'arte del piacere è la musica, la quale si può dire veramente creata dall'uomo, perchè in natura non si può parlare di armonia e di melodia, sebbene esistano i suoni e i canti di mille cose diverse. Quest'arte divina deve essere messa al disopra delle altre, perchè produce i più vivi piaceri, e perchè è intesa da tutti, sebbene dal lato della perfezione ideale essa debba cedere ai capolavori dell'ingegno umano, alle produzioni della poesia e della filosofia. Tutte le altre belli arti producono parimenti nuovi piaceri; ma in esse l'imitazione entra sempre più della creazione. Il più bel quadro e la statua più stupenda sono sempre copie di un oggetto che esiste o che può esistere; mentre una composizione musicale è un vero prodotto della mente umana, una creazione. Alcuni preferiscono sicuramente la pittura o la scultura alla musica; ma la musica sola è una lingua intesa da tutti, e da quasi tutti parlata o balbettata, perchè essa è il linguaggio che esprime il sentimento.

I prodotti minori dell'arte sono i giuochi, i quali nella loro essenza non sono che artifizi fatti al solo scopo di produrre più piacere. Quando l'azione che genera la gioia può, più o meno legittimamente, avere un altro scopo più elevato, perde il nome di giuoco per prenderne uno meno frivolo. Si può andare a teatro o alla caccia per l'unico scopo di godere; ma questi svaghi possono avere un altro fine, e meritare il nome di divertimenti. Si può bere, mangiare, e provare qualche gioia tattile per la semplice ragione di procurarci un piacere; ma quando si beve un buon bicchier di vino, o si prende un gelato, o ci si abbandona a una gioia nella quale si inganna e si tradisce la natura, non si giuoca. Quanta filosofia in questa ingenua menzogna e in questo giuoco di parole! Sebbene i giuochi inventati dall'uomo siano innumerevoli e diversi fra loro, pure hanno in sè alcuni elementi comuni. Il primo, e forse l'unico necessario a tutti i giuochi, è l'esercizio dell'amor proprio sotto tutte le forme. Vi è sempre uno che deve vincere ed uno che deve perdere; vi deve sempre essere uno che riesce primo. E anche quando il fanciullo si diverte da solo giuocando alla palla, gode di riuscire a fare qualche cosa che presenta una certa difficoltà. Nei giuochi nei quali la vittoria non si deve che al caso, si ha pur sempre la gioia della fortuna, della quale pur troppo abbiamo, così nelle piccole come nelle grandi cose, la vanità di compiacerci. Il secondo elemento, che è quasi indispensabile come il primo per produrre il piacere nel giuoco, è il lavoro facile che ci riposa o ci distrae, e che, in ogni caso, non ci fa sentire il peso insopportabile di un ozio perfetto. Si è già analizzato questo piacere parlando del tabacco. La formula più semplice che rappresenta tutti i giuochi è costituita da due elementi, cioè da una piccola compiacenza dell'amor proprio e dal piacere di far qualche cosa senza fatica, cui bisogna aggiungere i piaceri della curiosità e del guadagno. La curiosità entra in quasi tutti i giuochi come elemento produttore del piacere, ma non è così necessaria come si crede. Si può giuocare con piacere anche quando si è sicurissimi di vincere, e, in qualche caso, anche quando si sa di perdere. E qui non si ha contradizione, perchè nel giuoco l'uomo che perde senza dolore prova sempre la compiacenza di sentirsi generoso, anche quando non pone mente a questo rapido esame di coscienza. L'amore del guadagno può essere del tutto escluso dalle passioni più o meno piccine che lottano fra loro in ogni giuoco, ma quando vi entra, acquista quasi sempre tanta preponderanza da far da padrone. Insieme all'amor proprio costituisce le emozioni più violente del giuoco, ma quasi sempre le sorpassa di gran lunga, sicchè bene spesso da solo viene ad occupare tutto il campo delle gioie del giuoco, il quale allora diventa un terreno di lizza, ove gli eventi di una lotta tempestosa e violenta costituiscono una gioia aspra e agitata, che può arrivare in qualche caso ad un vero delirio. Allorchè il bisogno di provare le vive emozioni del giuoco cresce al grado di passione, ci procura piaceri morbosi, i quali offendono l'estetica morale, quando non ci conducono alla colpa gravissima di dimenticare per esso i doveri più sacrosanti. Si cercano nel giuoco le emozioni; ma queste non si potrebbero avere, se non si avesse un vivo desiderio di guadagnare e un'orribile paura di perdere, e se la speranza ed il timore, alternandosi a brevissimi intervalli colle sconfitte e colle vittorie, non si agitassero continuamente. Può darsi che il guadagno non sia il primo scopo del giuoco, ma è pur sempre vero che a produrre la gioia si adopera sempre un fermento vizioso, una passione bassa o colpevole. Se sopra il telaio costituito dai piaceri dell'amor proprio, dell'occupazione facile, della curiosità e dell'amor del guadagno si tessono tutte le combinazioni dei piaceri del tatto e della vista, dei sentimenti sociali e dell'esercizio di alcune facoltà mentali, si vengono a costituire le formule che rappresentano le gioie di tutti i giuochi conosciuti. Senza entrare in molti particolari, i giuochi, secondo il piacere che in essi predomina, si possono classificare così: Giuochi nei quali predomina il piacere del guadagno e di essere sbattuti dalle rapide e continue oscillazioni segnate dalla fortuna (giuochi d'azzardo); Giuochi nei quali predomina la compiacenza dell'amor proprio, la quale si fonda sopra un'abilità intellettuale (scacchi, dama, ecc.); Giuochi che devono la loro prima attrattiva all'esercizio muscolare e dei sensi, e all'amor proprio che deriva dalla compiacenza di esser più o meno esperti (bigliardo, palla, birilli, bersaglio, bocce, ecc.); Giuochi nei quali la fortuna si combina coll'abilità, sicchè, non potendo misurare l'influenza che esercitano sull'esito questi due elementi, il vincitore può prendersi tutto il merito della vittoria, e il vinto ha un certo diritto di accusare la fortuna e di difendersi dall'umiliazione di non aver saputo vincere. Questi giuochi sono numerosissimi appunto perchè si adattano tanto mirabilmente alle esigenze dell'amor proprio (tarocco, scopa, tresette, domino, ecc.). Oltre queste classi principali se ne potrebbero fare altre secondarie formate dalle combinazioni di diversi piaceri. Oltre i giuochi propriamente detti, vi sono molte occupazioni, che non furono primitivamente immaginate al solo scopo di produrre un piacere, ma che possono benissimo servire a questo scopo. Così si hanno la caccia, la pesca, le passeggiate, i viaggi, il teatro, il ballo e infinite altre occupazioni. A questi possono aggiungersi tutti i ludi sportivi, specialmente quando non si considerano come esercizi, ma si praticano come semplici svaghi, come il pattinaggio, gli ski, il nuoto, il calcio, il tennis, la palla ovale, l'alpinismo e via dicendo.

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