Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Una delle quistioni più importanti che si riferisce alla sintesi o alla storia naturale del piacere, e la sua distribuzione nelle diverse classi sociali. Sebbene le gioie della vita eterna, promesse agli uomini di buona volontà, possano consolare in gran parte i poveri che soffrono nella miseria, e che devono stentare sotto il lavoro più ostinato e più aspro per acquistare il diritto di vivere, sarebbe affare alquanto serio, che minaccerebbe di rovinare dalle fondamenta l'umana società, se si dovesse col denaro misurare la proporzione della gioie in tutte le condizioni sociali. Allora l'uomo più ricco sarebbe il più felice, e chi nascesse senza quattrini, e non potesse guadagnarsene, dovrebbe maledire la vita e disperare della provvidenza. Fortunatamente non è così: vi sono moltissime gioie che non si vendono o non si possono acquistare neppure coi milioni di Rothschild. Tutti i piaceri più delicati o più violenti dell'affetto sono alla portata di ognuno; e quantunque il caso li distribuisca con capricciosa parzialità, non li commisura però mai al peso della borsa. Anche le gioie intellettuali non sono del tutto rifiutate ai poveri, e quantunque debbano acquistarle con fatica maggiore, possono goderle in qualche caso fino ai gradi massimi. Il genio non è di alcuna casta, chè, fortunatamente, non si può lasciare per eredità come tante altre ricchezze. Vi sono poi alcuni piaceri della contemplazione della natura, che appartengono a tutti. Con questo non voglio affermare che non esista una certa sproporzione generale nella misura del piacere fra le diverse condizioni sociali. I ricchi hanno sicuramente in mano i mezzi per godere di un maggior numero di piaceri; ma essi, saltando il più delle volte a pie' pari in mezzo alla fortuna, godono a un tratto dei piaceri più forti, e si rendono quindi incapaci di rallegrarsi alle gioie minori, che hanno lasciate addietro. Quando l'abuso della vita, che in essi riesce facile, li ha annoiati, quando hanno sciupato i più bei fiori delle serre, non possono più uscire a raccogliere i fiori del prato e del bosco, che pur sono tanto belli e olezzanti. Il povero, invece, fin dalla nascita è deposto sulla landa estrema della vita, dove il terreno è arido e sabbioso e non lascia crescere che cardi e spine. Egli deve sudare per aprirsi la strada e andare avanti; ma nessuna dogana gli impedisce il passo o lo arresta nel suo viaggio; e s'egli ha la scintilla del genio o una ferrea volontà, può ardere le spine o estirparle; può attraversare l'arida landa della miseria, giungere alle fertili pianure e ai prati sempre fioriti dell'agiatezza, e fors'anche penetrare ardito nelle deliziose e ricche serre, dalle quali la sua nascita lo escludeva. Nel corso di questo viaggio egli può arrestarsi ad aspirare gli olezzi di ogni fiore, perchè essi si succedono sempre più belli e profumati, seguendo le vicende del terreno che si fa sempre più fertile, e del clima che diventa sempre più mite. Sulla strada però che mena dalla povertà alla ricchezza, così lunga che rare volte l'uomo riesce a percorrerla, egli è sempre confortato dalla speranza di toccare un giorno la meta; e questa speranza è un piacere che manta al ricco. L'uomo che più d'ogni altro per la sua posizione sociale può essere felice, è quello che nasce nell'agiatezza. Egli è abbastanza vicino alla miseria per poter conoscere l'aridità di quel suolo, e per poter apprezzare degnamente le pingui pianure nelle quali è nato; e d'altra parte non è così lontano dalla ricchezza da dover disperare di arrivarvi. Se l'ingegno o la fortuna gli sono propizi, nessuno più di lui sa apprezzarne e goderne le delizie. Il povero, quando vi arriva, ne rimane inebbriato e sbalordito, piuttosto che beatificato; e, d'altronde, l'ottusità de' suoi sensi non gli permette di godere nella loro squisita delicatezza le nuove gioie. In tutte le condizioni sociali si può esser felice; ma il povero lo è rare volte, perchè i dolori lo rendono incapace a godere molti piaceri che esigono riposo e calma. Il ricco ha nelle proprie mani tutti i mezzi per aspirare alla felicità, ma può più facilmente d'ogni altro farne abuso. Per essere felice egli deve avere il genio dell'economia, il quale è concesso a pochissimi. L'uomo invece che nasce sotto la zona temperata dell'aurea mediocrità, e quello che senza genio e senza alta morale può esser felice a più buon mercato di tutti. È una verità vecchia come la società umana, e che tutti i filosofi e tutti i poeti del mondo hanno ripetuto su tutti i toni. I ricchi, dopo esser nati in una terra di fiori, non possono sicuramente uscirne senza pigliare un forte malanno; ma spesso vi sbadigliano e vi si annoiano a morte. A noi soli beati mortali la natura ha concesso di abitare il mondo intero; e se dopo aver corso a lungo pei sentieri della vita, riusciamo a ripararci nell'età adulta in più tiepido clima, vi assicuro che non ne soffriamo il più piccolo incomodo. Chi desidera di diventar ricco sperando di essere più felice, il più delle volte non si inganna, e d'altronde aspira alla cosa più naturale del mondo; ma chi vorrebbe esser nato ricco, a meno ch'egli non abbia il genio dell'economia politica, desidera un bene pericoloso e un male probabile. Ogni professione ha i propri piaceri: una gioia speciale caratteristica con varie altre minori e secondarie; oppure una gioia alla quale si riuniscono vari piaceri sotto forme e proporzioni diverse in modo da costituire un gruppo speciale. La storia dei piaceri di ogni professione sarebbe certamente un lavoro molto interessante, se ad esse fosse unita la storia dei dolori, i quali, confondendosi e cementandosi insieme ai piaceri, presenterebbero la formula viva e fisiologica nelle diverse condizioni sociali. Il separare, nella storia delle professioni, i piaceri dai dolori, è un guastare uno dei più bei quadri di storia dell'uomo morale. Si possono dare diverse classificazioni più o meno razionali delle professioni umane, e si possono anche dividerle secondo la natura dei piaceri che in esse predominano. I piaceri del senso tattile puro e semplice sono più numerosi in tutte le professioni manuali ed artistiche, e la scultura sta forse al disopra di tutte. Le facili gioie del gusto sono, in generale, più vive nelle professioni del cuoco, del soldato e del medico. La grandissima differenza che esiste nella sensibilità dei nasi fa sì che nessuna professione possa esercitare sui piaceri dell'olfatto tale influenza da vincere in un modo sensibile l'organizzazione del senso. Se ciò non fosse, i fabbricatori e i venditori di essenze dovrebbero essere i privilegiati. I maestri di musica e gli artisti gustano più che gli altri dei piaceri dell'udito. I piaceri della vista si godono meglio nelle professioni di viaggiatore, di micrografo e di pittore. I piaceri dell'onore possono essere di tutte le professioni, ma si gustano più spesso in quella del soldato. Le gioie della gloria sono concesse a tutti, ma per aspirarvi bisogna essere almeno d'intelligenza aperta e di cuore fermo. Possono aspirarvi scienziati e artisti. L'ambizione con tutte le sue varietà minori concede maggiori piaceri a quelli che esercitano una professione di governo o hanno in mano il potere. I piaceri del possesso sono più vivi nelle professioni di banchiere, di negoziante e di possidente, se questa può ritenersi professione. I naturalisti e gli specialisti di ogni genere provano quasi sempre più degli altri i piaceri del raccogliere. I piaceri della benevolenza pratica dovrebbero essere più largamente concessi ai medici, ai sacerdoti e a tutti gli addetti a stabilimenti di beneficenza. L'amor patrio dovrebbe concedere gioie più vive al soldato. Le gioie religiose dovrebbero essere più squisite nella professione del sacerdote. I piaceri della lotta si gustano meglio nelle professioni del soldato, del cacciatore, dell'avvocato, del medico, del gladiatore, dello sportivo. Le gioie della giustizia sono tesori più largamente concessi al buon volere dei giudici. Le gioie della speranza sono largamente concesse a tutte le professioni nelle quali si lavora molto e si guadagna poco. I piaceri dell'odio e del furto spettano a tutti coloro che non hanno senso morale e rispetto per la proprietà. I piaceri che non ho nominati spettano a tulle le professioni, le quali vi esercitano una influenza così debole che il più delle volte sfugge ai nostri mezzi d'investigazione.
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