Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento
L'origine primitiva delle feste è certo consistita in un fausto avvenimento che, avendo prodotto piacere in un individuo, gli ha fatto sentire il bisogno di espandere la sua gioia in un campo più vasto, facendola partecipare agli altri. Forse il primo uomo, divenuto padre per la prima volta, fece la prima festa, rallegrandosi con la propria donna della fortuna che il cielo gli concedeva. Quella festa dovette essere semplice e grandiosa, e ne' suoi elementi rappresentò la formula di tutte le feste future. La festa si sarà ripetuta alla nascita del secondo figlio, e sarà stata più splendida per l'esperienza e perchè un altro essere vi partecipava. Quando vi furono due famiglie, la festa si sarà elevata di un grado, e i convitati si saranno assisi attorno allo stesso desco, insieme a quelli che vi sedevano per diritto più antico di affetti. Là sorse l'ospitalità, che doveva prendere poi tanti nomi e mascherarsi in tanti modi. Di poi l'arrivo della primavera, la cessazione di una lunga pioggia, una caccia più fortunata del solito, e infiniti altri eventi felici crebbero il numero delle feste sociali, le quali si combinarono, fin dai primi vagiti dell'umanità, con le solennità religiose. Quelle feste primitive esistono ancora in tutte le famiglie, e sono alterate soltanto dai progressi della civiltà o della corruzione. Esse si chiudono in un cerchio ristretto, ma possono essere deliziose quando l'affetto le ispiri, e quando le meschine ostentazioni della vanità non giungano a soffocare le gioie dei sentimenti nobili ed elevati. I privati non possono diffondere la gioia delle loro feste più in là della stretta cerchia dell'amicizia e della parentela, ma gli uomini grandi, che reggono il destino delle nazioni, possono far partecipare loro piaceri ad un popolo intero, imponendolo anche con un decreto. Grandi e piccoli si invitano poi alle feste imposte dalla religione, riunendosi sotto la volta d'uno stesso tempio. Queste solennità hanno la loro filosofia e la loro formula fisiologica. I giuochi possono servire qualche volta ad adornare una festa, ma non la costituiscono mai da soli.
Non tutti i piaceri hanno una fisonomia morale, e le gioie più semplici e meno dei sensi non hanno che lineamenti fisici. Le espressioni più complete, alle quali la mente e il sentimento concorrono coi loro più preziosi tesori, non sono concesse che ai piaceri più elevati del sentimento e della mente. I piaceri possono avere una fisonomia morale morbosa, come hanno lineamenti patologici. Qualche volta il sentimento è così torpido, che non viene eccitato all'azione dal piacere più grande, e la mente riposa quasi del tutto. L'egoismo però è il nemico più formidabile dell'estetica morale, facendo mancare l'elemento più seducente, cioè l'azione dei sentimenti benevoli. L'egoista è così avaro della vita, che arresta improvvisamente le oscillazioni del sentimento, che vibra in simpatico accordo con la gioia, e preferisce di storpiare il piacere, di renderlo rachitico e deforme, piuttosto che di abbandonarlo ad una generosa espansione. I sentimenti patologici hanno quasi tutti un'espressione falsa e morbosa, come è facile prevedere. Il piacere prodotto da un sentimento colpevole è un vero male morale, per cui ridesta a vita gli affetti patologici. Una gioia pura invita alla propria festa i sentimenti nobili e generosi, i quali vi partecipano colle loro diverse armonie, formando in questo modo un delizioso concerto. Il piacere colpevole, invece, sembra chiamare alla sua orgia gli ospiti più ripugnanti, i quali sorridono al loro anfitrione col ghigno dell'ebbrezza più invereconda e tempestosa. Così l'uomo che prova la triste compiacenza di aver calunniato un suo rivale, ride di un riso che fa paura, e chiamando a raccolta la mente ed il cuore, medita nuove colpe che gli concedano nuove gioie. In questo modo si possono avere feste patologiche nelle quali l'uomo, che si rallegra di un delitto, cerca chi beva con lui alla coppa infame che lo inebbria. Altra volta la gioia è pura nella sua origine, e non è colpevole che nella sua espressione. Il contrasto che ne risulta è veramente ributtante. Una festa popolare che termina colla caccia del toro, o col crudele combattimento dei galli è veramente morbosa, quantunque vi siano ancora in Europa nazioni che se ne rallegrino. Fortunatamente queste malattie morali, passando attraverso le generazioni, hanno perduto della loro virulenza e pestifera natura. Anche l'ubbriachezza può essere un'espressione morbosa del piacere.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
Carte d'autore online