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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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Le varietà più comuni del riso sono costituite dalle differenze di grado che passano dal sorriso silenzioso alla sganasciata; ma ve ne sono altre più rare che differiscono per la loro natura. I fanciulli e le donne ridono di un riso metallico ed elastico, mentre i catarrosi e i corpulenti hanno un riso grasso e pastoso. Le persone di spirito hanno per lo più un riso scintillante e acuto, mentre le donne voluttuose hanno un riso vellutato che fa fremere. In generale, gli ingenui e i generosi si abbandonano al riso con maggior trasporto che gli egoisti, i quali ridono sempre in modo disarmonico. Vi sono poi risi cavernosi e squillanti, vibranti e muti, economici e generosi. Il riso sardonico colle sue varietà è sempre morboso, e invece di rallegrarci ci agghiaccia. Il riso produce effetti meccanici, ma esercita pure una influenza morale. Se siamo appena in uno stato di mediocre buon umore, entriamo facilmente, e al minimo invito, a far parte di un concerto di riso. Più d'una volta la scarica suscitata da una causa frivola, o anche dal semplice solletico, continua spontanea per qualche tempo; sia che ridiamo di noi stessi per aver riso tanto facilmente, sia che non ci riesca possibile di frenare ad un tratto la corrente nervosa. In ogni modo pare che una buona risata sia una vera reazione della macchina cerebrale per facilitarne i movimenti. Qualche volta un riso provocato ad arte interrompe una triste meditazione, ci lascia sbalorditi, e non trovando più il sentiero nel quale ci stavamo inoltrando, difficilmente si riannodano i tristi pensieri, e ci si avvia per un sentiero più lieto. L'accelerare il respiro a bocca socchiusa può essere un sintomo di piacere, e, in generale, esprime una straordinaria voluttà, o la sovrabbondanza di un soave sentimento. Esso ristabilisce lentamente l'equilibrio, scaricando a poco a poco la soverchia tensione, nello stesso modo che il riso produce questo effetto in modo improvviso. La fisonomia di uno stesso piacere è diversa secondo la costituzione individuate, l'età, il sesso e le altre condizioni congenite o accidentali che possono modificare il nostro modo di sentire. Gli individui nervosi e irritabili sentono intensamente ed esprimono il piacere con maggiore espansività degli uomini di sensi ottusi. I loro nervi oscillano alle minime eccitazioni, e si deliziano al microcosmo dei piaceri, che, per moltissimi individui rimane sempre chiuso. La loro mimica però è molte volte esagerata, e così esprimono, senza volerlo, più di quello che sentono. Vi sono a questo riguardo condizioni che non permettono molte volte di indovinare dai tratti del viso il grado di piacere che prova un dato individuo. Così alcuni non ridono quasi mai, senza che per questo siano infelici o insensibili; mentre alcune donnicciuole leggere ridono rumorosamente al volar di una mosca, senza essere di nervi molto delcati. La donna in generale è dotata di maggior quantità di forza nervosa. È per ciò che la fisonomia dei piaceri è più vivace e più ricca nella donna che nell'uomo. L'estrema suscettibilità del sistema nervoso nella donna la rende facilissima al pianto e al riso, e i crepuscoli di un dolore che tramonta si confondono spesso in lei coi primi albori di un piacere che nasce. L'età della fanciullezza ci dispone ad esprimere in tutta la sua pura serenità il riso franco ed espansivo. Nella giovinezza rappresentiamo meglio nel nostro volto le gioie burrascose; nell'età adulta esprimiamo nella calma più maestosa i piaceri della sodisfazione, mentre nessuno può meglio di un vecchio indicare con un intelligente sorriso le calme gioie dell'intelletto e la tiepida soavità delle reminiscenze. I popoli meridionali sono più espansivi di quelli del nord, per cui, esprimendo uno stesso piacere, sono più vivi e più rumorosi, rassomigliando in questo alle donne e ai giovani. L'Italiano allegro canto e balla e grida, mentre l'Inglese beve sorridendo la sua tazza di birra. Il primo ha già ristabilito l'equilibrio nel suo sistema nervoso con una solenne risata; il secondo invece comincia appena a scaricarsi della sua gioia con un freddo sorriso.

Il piacere ha le sue ipocrisie, e l'uomo, per interesse o per vanità, tenta di nascondere un piacere che può diminuire l'apprezzamento che gli altri fanno di lui. Di tutte le espressioni del piacere, la più facile a nascondersi è il moto muscolare, mentre il brillare degli occhi appare quasi sempre, anche in mezzo alla calma più imperturbabile della fisonomia. Qualche volta pare anzi che tutta l'esuberanza di forze nervose, non potendo effondersi in altro modo, si concentri negli occhi, i quali, colla loro vivacità singolare, fanno uno strano contrasto colla simulata compostezza dei tratti del volto. Anche il riso, quando è rapido e veemente, si può appena rattenere con una sforzo straordinario di volontà, e il più delle volte, dopo essere stato rattenuto per qualche tempo, scoppia improvvisamente con maggior veemenza. L'uomo può arrivare qualche volta a simulare il dolore, mentre prova un piacere; ma in questo caso la natura offesa punisce il colpevole, facendogli perdere la propria dignità, senza la quale rimane chiusa la sorgente delle gioie più pure ed elevate del cuore. Il piacere può esprimersi in moti esagerati o falsi, presentandoci, in questo modo, una vera patognomia o fisonomia morbosa. Il carattere patologico dell'espressione può consistere nella mancanza d'accordo fra la sensazione ed il segno che la rappresenta, e in qualche elemento particolare che offende il sentimento del bello. Tutti possono ricordare di aver veduto alcune persone ridere in modo goffo, o esprimere la loro gioia in modo stravagante, presentando l'idea dello stentato o del triviale. Tutti gli animali devono esprimere in qualche modo il piacere di cui sono suscettibili; ma noi non possiamo leggere la gioia che in quelli la cui fisonomia più si avvicina alla nostra. Nei pesci e nei rettili credo che nessuno abbia mai letto l'espressione della gioia, mentre negli uccelli la vivacità dei movimenti, il brio del canto e il brillare degli occhi esprimono chiaramente il piacere. I mammiferi, che vivono liberi nelle loro foreste, nascondono ai nostri sguardi i loro piaceri, per cui non ne possiamo conoscere la fisonomia; quando ci è dato avvicinarli e osservarli a lungo, possiamo leggere sul loro muso, il dolore o la paura se ci sanno più forti di essi; mentre se hanno muscoli e denti più potenti dei nostri, potremmo trovarci in un tale stato da non poter sicuramente analizzare la loro fisonomia. Gli animali domestici esprimono la gioia con segni particolari, che noi conosciamo benissimo; e tutti sanno come il cane dimeni la coda, e il cavallo muova le orecchie e nitrisca in modo particolare. Si può dire che le espressioni elementari del piacere sono comuni a tutti i mammiferi superiori, ma che il riso non è concesso che all'uomo soltanto.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO