Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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I piaceri negativi della mente si conoscono appena, perchè per se stesso l'intelletto ci procura pochi dolori, i quali non arrivano quasi mai a tale forza da procurarci un piacere col solo diminuire o cessare. Gli strazi che si possono soffrire nei lavori intellettuali provengono quasi tutti dalle incertezze e dai dubbi, e quindi dalle malattie della fede, nella quale ill cuore entra per la massima parte a costituire il dolore. Se con la sicurezza viene a un tratto a riposare nella calma una mente sbattuta a lungo dal dubbio, ne può nascere un piacere immenso, che è negativo, e deriva quasi soltanto dal cuore. L'uomo senza sentimento crede o discrede senza gioia e senza dolore, e anche quando arriva allo scetticismo più sfrenato, può col labbro invidiare i felici che credono, pavoneggiandosi di una sventura che può interessare; ma nel cuor suo egli non soffre la minima tortura morale, per cui la fede non troverebbe alcuna ferita da rimarginare, alcuna piaga da medicare. L'amore per la verità è un sentimento, il quale può esser vivissimo in un uomo mediocre che non avrà mai la fortuna di scoprirne una sola, e può trovarsi allo stato embrionale nell'uomo grande che la fa scaturire a torrenti. Altre volte l'intelletto ci procura indirettamente dolore, quando nella nostra opera riusciamo difficilmente allo scopo, o non possiamo raggiungerlo. Allora l'offesa del nostro amor proprio si associa al disgusto della facoltà mentale mal sodisfatta, e ne può nascere un dolore di una certa intensità. In questi casi, se a un tratto la difficoltà si appiana o si vince, si può provare un vivo piacere, che è del tutto negativo. Quando da lungo tempo si è privi di libri e si ama con passione la lettura, ci si può gettare con trasporto sul primo volume che ci vien fra mani, fosse anche il Chiaravalle o il Bertoldino. Così il pittore maneggia con vera voluttà il pennello dal quale era stato diviso per parecchio tempo, e il chirurgo, tornato da un lungo viaggio, riprende con viva gioia il bisturi, con cui eseguisce veri lavori intellettuali sui corpi infermi. Tutti questi appassionati cultori delle lettere, delle arti o delle scienze provano in questi casi un piacere che, probabilmente, non avrebbero goduto senza il dolore che l'ha preceduto. È legge costante del piacere di essere tanto più intenso, quanto è maggiore il salto della sensibilità. Dal massimo dolore non si può passare al più piccolo grado di piacere senza un vero spasimo di voluttà; mentre, quando si è in calma, lo stesso avvenimento che ci ha fatto delirare nel primo caso può riuscirci appena piacevole od anche indifferente. Questa legge però non si verifica che quando il piacere e il dolore, che influiscono l'uno sull'altro, spettano al medesimo ordine di sensazioni. In tutti gli altri casi invece il dolore ci rende insensibili o più ottusi al piacere, e la gioia ci preserva fino ad un certo punto dal dolore. Così chi è tormentato dal dolor di denti non può sicuramente rallegrarsi dinanzi allo spettacolo più meraviglioso della natura, mentre prova un vero piacere quando lo spasimo che lo tormenta si rende appena sopportabile, quantunque lo stato in cui si trova non potrebbe piacere a chi fosse interamente sano. Il piacere e il dolore, che sono fenomeni positivi, incontrastabili e nei quali credono tutti, non sono che idee relative. Se l'uomo si trovasse sempre nello stato di ebbrezza voluttuosa che accompagna l'amplesso, egli chiamerebbe forse dolore lo stato di calma; mentre se lo stato suo naturale fosse lo spasimo tetanico, egli troverebbe delizioso il mal di denti o la cefalea.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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