Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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I lavori intellettuali esercitano nello stesso tempo quasi sempre molte facoltà che, variando nel numero e nella natura, dànno origine a diversi piaceri. Fra questi è quello di conoscere e di imparare sotto tutte le forme: esso stabilisce il fondamento delle gioie della lettura, al quale poi si associa in diverso modo l'esercizio di tutti i sentimenti e di tutte le facoltà mentali. L'analisi fisiologica completa della lettura basterebbe per la storia di quasi tutti i piaceri, perchè il campo della letteratura è così vasto, che in una biblioteca è possibile trovare piaceri per tutti gli affetti e per tutte le forze intellettuali. Anche le gioie dei sensi possono riflettersi nella nostra coscienza, e leggendo possiamo spesso vedere, udire e toccare, senza occhi, senza orecchi e senza mani. Per molti la lettura non fornisce che il piacere negativo di sollevare dalle noie dell'ozio, mentre per altri costituisce una delle più care occupazioni della vita, uno dei maggiori divertimenti. I più instancabili lettori sono quasi sempre dotati di una memoria tenace, la quale trova appunto un mezzo di esercitare le sue attitudini coi materiali che di continuo le arrivano. I giovani amano, in generale, la lettura più dei vecchi; ma se essi conservano la loro mania anche nell'età adulta, divengono quasi sempre grandi eruditi da cervelli piccini. Coi piaceri della lettura si possono raggruppare anche quelli che si provano nell'ascoltare le lezioni dei maestri, nel visitare i musei, i gabinetti scientifici, ecc. Nel prendere appunti, nel fare estratti e nel raccogliere notizie si prova spesso un piacere tutto tiepido e raccolto, che riunisce in sè l'esercizio pacato della mente e dell'amor del possesso sotto forma di istinto raccoglitore. Alcuni provano un piacere così grande nel ricopiare alcuni frammenti dei libri che leggono, o nel farne un riassunto, che leggono quasi soltanto per poter abbandonarsi poi alla loro passione. Questo piacere è più naturale nei vecchi, e quando si trova nei giovani è quasi sempre indizio sicuro di precoce prudenza o di debolezza di memoria. Il lavoro intellettuale che procura le gioie più vive è la creazione, sia che a un tratto la nostra mente venga solcata da una verità luminosa che inaspettata l'attraversa, sia che lo sguardo paziente dell'intelligenza riesca a scoprire una scintilla in mezzo a una profonda oscurità. L'istante della scoperta è uno dei momenti più deliziosi della vita. I piaceri dell'osservazione e delle piccole scoperte costituiscono quasi tutta l'attrattiva delle scienze naturali, le quali sono feconde di tanta gioia, che bastano da sole a riempire un'intera esistenza. Sono piaceri calmi e sereni che si mantengono imperturbati sotto le intemperie dell'età e della politica. Il maneggiare la materia e il cambiarne la forma è uno dei più originali e primitivi piaceri che si provano nelle belle arti e nei lavori meccanici. Queste gioie possono costituire un gruppo naturale di piaceri, ch'io chiamerei plastici, i quali constano sempre dell'azione di una forza intellettuale associata all'esercizio del senso del tatto e spesso anche di quello della vista. I piaceri matematici possono formare un'altra classe molto naturale nel mondo delle gioie mentali. Essi sono freddi e calmi, ma possono salire a un grado straordinario di forza. Quasi sempre il profondo matematico prova la deliziosa coscienza di un ordine invariabile e di un meccanismo di rapporti, del quale egli conosce a fondo le leggi e regola i movimenti. Le scoperte impreviste, ch'egli fa nelle sue ricerche, scattano altrettante scintille, che ravvivano la fiamma calma del piacere ch'egli prova, e la certezza della verità suggella poi la gioia colla più sublime delle ricompense. Egli ha il diritto di chiamarsi il più sicuro fra tutti gli operai della grande officina intellettuale. I piaceri della lettura, della compilazione e della creazione si associano fra loro e costituiscono le gioie dei lavori letterari e filosofici, nei quali mancano quasi sempre gli altri elementi plastici e matematici. I piaceri dell'osservazione, associandosi a una piccola proporzione di gioie plastiche, formano l'attrattiva dei lavori di anatomia, di fisica, di chimica e di medicina. I piaceri plastici, combinati coi matematici, formano la delizia degli ingegneri, degli architetti e dei meccanici.
Se si dovessero separare in grandi classi i lavori intellettuali, si dovrebbero dividere in filosofici e in plastici. Ai primi spettano tutti i lavori che si fanno sui libri e con le idee; ai secondi quelli che abbisognano dei numeri, della materia e della forma. I piaceri che spettano a queste due grandi classi sono molto diversi fra loro, e quasi sempre si escludono. Il letterato può essere filosofo, e questi può esser poeta o storico; ma ben di rado il matematico o il meccanico sa scrivere in poesia o sa essere eloquente in prosa. Non è che in pochissimi che tutti i poteri mentali si riuniscono entro un sol cranio; ma anche in questi un ordine di facoltà predomina sugli altri. Goethe volle esser naturalista, ma i botanici lo nominano appena; Haller fu poeta, ma i suoi versi non servono sicuramente di testo; Galileo fu letterato, ma le opere non scientifiche sono appena conosciute dagli eruditi. Leibnitz, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Voltaire ed altri abbracciarono gran parte dello scibile umano, ma non furono ugualmente grandi in ogni scienza, nè sicuramente in tutte le arti. Fra i piaceri elementari della mente che derivano dall'esercizio delle singole facoltà, e le gioie complesse formate dall'azione simultanea e successiva di varie potenze mentali, stanno alcuni gruppi secondari più semplici, che sono costituiti dai piaceri dell'analisi, della sintesi, della comparazione, e di tutte le varie operazioni necessarie all'esercizio del pensiero.
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