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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO VIII.

La verità è un'idea; ma è fuor di dubbio che noi la sentiamo, e che essa occupa i due campi della mente e del sentimento. Noi ci accorgiamo di questa natura mista quando, offesi da una menzogna, rassereniamo il volto e proviamo un vero piacere nello scoprire la verità. In questa gioia possono entrare molti altri elementi morali, ma il fondo è sempre costituito dalla sodisfazione di un sentimento che era stato offeso. I piaceri puri che ci fa godere la verità sono quasi sempre negativi. In tutti gli altri casi la soddisfazione del sentimento del vero si unisce a molti altri piaceri che, associandosi e intrecciandosi fra loro, formano un'unica gioia, nella quale è difficile lo scoprire qual parte precisa vi prenda la verità. In tutti i lavori intellettuali, dalla lettura sino alla creazione, la ricerca del vero entra sempre come elemento produttore del piacere, ma non si distingue nell'esercizio del pensiero, che occupa il primo posto assieme all'amor di gloria o ad altri sentimenti minori. Così quando, interpellati sulla nostra condotta, confessiamo una verità che richiede un sacrificio, proviamo qualche volta un piacere nel quale entra la sodisfazione del sentimento del vero insieme a vari piaceri dati dall'amor della lotta, dall'amor proprio e dalla nostra vanità. In tutte le scoperte e in tutte le invenzioni l'amore del vero è sodisfatto, ma è impossibile che nelle gioie non entri l'amor proprio sotto una forma qualunque. Nello studio della verità si dovranno necessariamente distinguere le due varietà principali, cioè il vero reale e il vero intellettuale. Si ripete ogni giorno che la verità è una sola, e si ripete sempre uno degli errori più grossolani. La menzogna è una malattia colpevole della verità, come l'errore ne è un'affezione innocente. Chi mente prova quasi sempre un dispiacere più o meno grave, perchè offende il sentimento del vero, e nei pochi casi nei quali gode della menzogna, il piacere è dato della maligna compiacenza di ingannare o di salvarsi. In qualche massimo caso però l'uomo mente per un vero istinto primitivo, e anche senza bisogno di difendersi. Allora in lui il sentimento del vero è affetto da una malattia congenita, che gli può rendere sommamente piacevole la menzogna. Talvolta si mente, sapendo di mentire, per salvare una posizione pericolosa, o per generosità verso taluno che è incappato in qualche mancanza, e la nostra compiacente complicità può fargli sfuggire conseguenze spiacevoli: e ciò procura piacere. Una delle forme più originali dei piaceri morbosi della verità è quella che nasce dalla compiacenza di... piantar carote. Per alcuni questo piacere diventa un vero bisogno, ed essi vi si abbandonano compromettendo altamente la loro dignità. In questa gioia entra sempre una dose più o meno grande di malignità, o di quell'odio diluito di cui abbiamo parlato a proposito del piacere di far dispetti. Un altro elemento costante di questi piaceri è l'esercizio del pensiero che immagina la fandonia, ciò che in alcuni individui costituisce quasi l'unica sorgente di gioia. Essi diventano allora artisti della frottola, che si propongono con le loro invenzioni di far bere il più grosso possibile al maggior numero di individui.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO