Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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È verissimo che l'uomo non può oltrepassare d'una linea l'orizzonte ristretto che lo rinserra, e non può creare un solo elemento che non gli sia venuto per mezzo dei sensi; ma può arrivare a combinazioni così ardite e così impreviste, che si scambiano quasi con le vere creazioni. A questi voli della fantasia non si arriva però che in una vera febbre della mente, che si chiama genio o delirio, che produce tale voluttà misteriosa in chi la prova, da poterla paragonare ai fremiti più tempestosi delle gioie del cuore. La fantasia, come ci può trasportare negli spazi siderei o negli antri più reconditi della terra, così ci può sospingere nei secoli futuri e farci sognare utopie di civiltà. Quanto è vasta la estensione dell'orizzonte di queste gioie! Il mondo è grigio ed è la fantasia che lo colorisce; l'orizzonte dei nostri sensi è ristretto, ma la fantasia ci illude con giuochi sublimi di prospettiva, facendoci credere a lontananze enormi. Si accusa la fantasia di ingannarci e di illuderci, ma si può ripetere per questo giudizio ingiusto quanto si è detto per la speranza. Se si vuol ritenere come vero e reale ciò che si è rappresentato dalla fantasia, non è colpa di questa sublime pittrice, la quale non vende i suoi quadri per oggetti reali. L'errore sta nella mente che giudica a rovescio. La fantasia ci diverte colle sue splendide immagini, ma non ci consiglia di sostituirle agli oggetti reali; essa è bizzarra per eccellenza, e oscilla anzi spesso sui confini del delirio, per cui non può ragionare, nè gareggiare col criterio logico. Essa è sempre coerente a se stessa, sempre leggera, capricciosa, seducente; insomma, una pazza sublime. Quando in alcuni uomini, molto rari, la fantasia più sfrenata si unisce ad una volontà ferrea e ad una mente analitica, essi divengono padroni della fantasia, e non se ne fanno schiavi che per qualche istante, come si può lasciarsi comandare e battere dal fanciullo col quale si giuoca. La fantasia, una volta scatenata, può correre all'impazzata pei prati e pei colli, sì che la ragione è obbligata a rincorrerla a lungo per riprenderla e ricondurla tranquillamente a casa. La lotta fra la ragione e la fantasia è la storia di uomini grandi; ma nei grandissimi queste due forze sono sempre compagne inseparabili, sebbene la seconda abbia per la prima la riverenza del figlio e del discepolo. I piaceri della fantasia ci rendono quasi sempre amanti della solitudine, perchè questa favorisce lo sviluppo più completo delle immagini, mentre il moto continuo, turbinoso del mondo ci distrae da ogni concentrazione fantastica. Essi hanno l'inconveniente di renderci meno interessanti gli spettacoli del mondo reale, i quali sono quasi sempre al disotto delle splendide immagini ch'essa crea col suo magico pennello. La fantasia, disponendo di tutto il mondo morale, può far entrare nel suo caleidoscopio anche le immagini date dal sentimento, le quali, essendo come le altre molto vive, possono arrivare al punto di illuderci sulla realtà di un affetto che non esiste in concreto. È in questo modo che alcuni uomini dotati di viva fantasia credono di possedere un cuore delicato e generoso, perchè possono descriverne gli affetti più veementi o squisiti. Può darsi che essi sentano veramente mentre parlano e scrivono, ma la fiamma suscitata dalla loro fantasia può essere spenta da un istante all'altro dalla volontà, mentre il fuoco dell'affetto non può essere spento dalla mente. Si può avere la fantasia più fervida e il cuore più arido del mondo. Essa è una facoltà puramente mentale, e quantunque possa rassomigliare assai a un sentimento nelle sue forme, non gli si avvicina mai nella sostanza.
Le gioie della fantasia sono più vive nella giovinezza e nel sesso maschile. In quanto all'influenza del clima in questi piaceri, la fantasia presenta due varietà ben distinte: la meridionale e la nordica. La prima ci si offre in tutta la pompa delle sue forme nei popoli orientali, mentre la seconda si mostra in tutta la sua eterea purezza nella Germania. Oso dire che in Italia i piaceri della fantasia sono forse più perfetti che altrove, perchè essi riuniscono in sè il lusso pomposo dei colori orientali e la vaga armonia dei voli eterei del nord. I giuochi della fantasia sono sempre innocenti; e solo quando il piacere nascesse dalla creazione di immagini tendenti a fini immorali e disonesti si potrebbe chiamare patologico. Anche l'eccesso di queste gioie può essere morboso, quando cioè la ragione è impotente a frenare la fantasia, e questa ci trasporta senza posa da un mondo all'altro e ci sbalordisce. L'abuso di questi piaceri può rendere pazzi. Le ricerche positive e gli studi più aridi dell'erudizione sono i migliori rimedi, per temperare una fantasia troppo fervida. Io l'ho tenuta tranquilla per molti anni, dandole ogni giorno forti dosi di chimica e di microscopia.
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