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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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La fantasia è la splendida regina della mente che, estendendo il suo dominio nelle regioni dei sensi e del sentimento, si confonde e si amalgama cogli elementi più diversi; per cui se ne può sentire la presenza in ogni luogo, ma non se ne può quasi mai stabilire l'individualità morale. Le gioie ch'essa ci concede hanno ad ogni modo una impronta così caratteristica, meritano sicuramente di far classe a parte. Se la memoria si può paragonare all'archivista che conserva, se la coscienza si può rappresentare collo specchio che riflette, la fantasia si può rassomigliare ad un artista. Essa ha sempre in mano una tavolozza ricca dei colori più vivi, che sparge col suo pennello rapido e convulso sugli oggetti che la circondano. Appassionata delle tinte più splendide non può tollerare il color bigio della verità, e sente un assoluto bisogno di coprirlo di uno strato di colori iridescenti. Essa tocca col suo magico pennello l'umile pietruzza e il colosso delle Alpi, il passero comune e il re della foresta, e abbellisce e sublima tutto col suo tocco miracoloso. In alcuni individui la fantasia prova una vera mania di dipingere ogni cosa, e non appena una sensazione o una idea si riflette nella coscienza, il magico pennello la tocca, e l'oggetto fisico o morale si presenta così vestito quasi in abito di gala. Nulla riesce per essi indifferente, e tutto il mondo passa davanti ai loro occhi come attraverso ad un caleidoscopio. Ma contemporaneamente ogni oggetto, per quanto piccolo e volgare, risente sempre una doppia influenza sotto il tocco della fantasia, riceve una tinta che lo abbellisce, e oscilla in modo da produrre luce e armonia. Dal petalo appassito di una rosa la maga della mente sa trarre un torrente di delizie per il cuore, un volume di soavi ispirazioni; come da un chiodo irrugginito sa con un tocco di verga far scaturire una storia da rabbrividire o da piangere di gioia. Nulla vi ha di sterile e di inutile per la fantasia. Essa trova sempre una miniera o un tesoro in ogni oggetto, e sopra un granello d'arena fabbrica una piramide o un palazzo, che non saprebbero accontentarsi di avere per base un mondo. La fantasia è concessa agli uomini in una misura molto diversa. Alcuni l'hanno così debole e incerta che non ne sentono la presenza, e spesso arrivano al sacrilegio di dichiararsi privi di questa sublime facoltà della mente. Essi rassomigliano all'uomo che si vanta d'essere eunuco. Nei gradi minori questa facoltà impartisce piccole gioie, alcuni minuscoli giuochi di ottica, che si producono combinando in diverso modo le immagini presenti con quelle raccolte dalla memoria. Quando la mente avverte la reazione che lega due idee, delle quali una ha suscitato l'altra, prova il piacere dell'associazione delle idee, nel quale entra, come elemento principale di gioia, la sodisfazione della facoltà di osservare. Moltissimi piaceri prodotti dalla fantasia si possono paragonare a quelli che in piccolo ci procura un caleidoscopio. Essa sa combinare, coi frammenti delle nostre memorie e delle nostre reminiscenze e colle immagini presenti, veri quadri di prospettiva morale, dove tutti gli elementi che concorrono a produrre il bello artistico possono trovarsi combinati in diversa maniera. Ora vi si ammira la semplicità armonica ottenuta con poche tinte e poche linee, ed ora si contempla attoniti l'arditezza di un'immagine straordinaria; or si guardano con compiacenza i mille frastagli degli ornamenti più intralciati e bizzarri; ed ora si provano le vertigini dinanzi a un quadro dove tutti gli elementi del mondo morale si trovano confusi in modo da formare un caos indefinibile, sublime. Le gioie più elevate della fantasia si provano quando essa, con tutti gli artifizi dell'arte, ci presenta vere creazioni, nelle quali i giuochi più bizzarri e miracolosi del panorama, del diorama, della fantasmagoria e del caleidoscopio si combinano coi contrasti di luce più arditi e più vaghi.

È verissimo che l'uomo non può oltrepassare d'una linea l'orizzonte ristretto che lo rinserra, e non può creare un solo elemento che non gli sia venuto per mezzo dei sensi; ma può arrivare a combinazioni così ardite e così impreviste, che si scambiano quasi con le vere creazioni. A questi voli della fantasia non si arriva però che in una vera febbre della mente, che si chiama genio o delirio, che produce tale voluttà misteriosa in chi la prova, da poterla paragonare ai fremiti più tempestosi delle gioie del cuore. La fantasia, come ci può trasportare negli spazi siderei o negli antri più reconditi della terra, così ci può sospingere nei secoli futuri e farci sognare utopie di civiltà. Quanto è vasta la estensione dell'orizzonte di queste gioie! Il mondo è grigio ed è la fantasia che lo colorisce; l'orizzonte dei nostri sensi è ristretto, ma la fantasia ci illude con giuochi sublimi di prospettiva, facendoci credere a lontananze enormi. Si accusa la fantasia di ingannarci e di illuderci, ma si può ripetere per questo giudizio ingiusto quanto si è detto per la speranza. Se si vuol ritenere come vero e reale ciò che si è rappresentato dalla fantasia, non è colpa di questa sublime pittrice, la quale non vende i suoi quadri per oggetti reali. L'errore sta nella mente che giudica a rovescio. La fantasia ci diverte colle sue splendide immagini, ma non ci consiglia di sostituirle agli oggetti reali; essa è bizzarra per eccellenza, e oscilla anzi spesso sui confini del delirio, per cui non può ragionare, nè gareggiare col criterio logico. Essa è sempre coerente a se stessa, sempre leggera, capricciosa, seducente; insomma, una pazza sublime. Quando in alcuni uomini, molto rari, la fantasia più sfrenata si unisce ad una volontà ferrea e ad una mente analitica, essi divengono padroni della fantasia, e non se ne fanno schiavi che per qualche istante, come si può lasciarsi comandare e battere dal fanciullo col quale si giuoca. La fantasia, una volta scatenata, può correre all'impazzata pei prati e pei colli, sì che la ragione è obbligata a rincorrerla a lungo per riprenderla e ricondurla tranquillamente a casa. La lotta fra la ragione e la fantasia è la storia di uomini grandi; ma nei grandissimi queste due forze sono sempre compagne inseparabili, sebbene la seconda abbia per la prima la riverenza del figlio e del discepolo. I piaceri della fantasia ci rendono quasi sempre amanti della solitudine, perchè questa favorisce lo sviluppo più completo delle immagini, mentre il moto continuo, turbinoso del mondo ci distrae da ogni concentrazione fantastica. Essi hanno l'inconveniente di renderci meno interessanti gli spettacoli del mondo reale, i quali sono quasi sempre al disotto delle splendide immagini ch'essa crea col suo magico pennello. La fantasia, disponendo di tutto il mondo morale, può far entrare nel suo caleidoscopio anche le immagini date dal sentimento, le quali, essendo come le altre molto vive, possono arrivare al punto di illuderci sulla realtà di un affetto che non esiste in concreto. È in questo modo che alcuni uomini dotati di viva fantasia credono di possedere un cuore delicato e generoso, perchè possono descriverne gli affetti più veementi o squisiti. Può darsi che essi sentano veramente mentre parlano e scrivono, ma la fiamma suscitata dalla loro fantasia può essere spenta da un istante all'altro dalla volontà, mentre il fuoco dell'affetto non può essere spento dalla mente. Si può avere la fantasia più fervida e il cuore più arido del mondo. Essa è una facoltà puramente mentale, e quantunque possa rassomigliare assai a un sentimento nelle sue forme, non gli si avvicina mai nella sostanza.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO