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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO IV.

Ogni idea, appena formata, viene espressa con la parola, senza la quale essa non avrebbe la possibilità di manifestarsi. La parola può essere conservata dalla memoria, espressa e fatta intendere a un altro uomo col linguaggio, colla scrittura e con tutti gli altri modi più o meno imperfetti, coi quali possiamo comunicarci reciprocamente le nostre idee. La funzione del linguaggio contribuisce in piccola parte a formare il piacere complessivo del pensiero, ma questo piacere passa quasi sempre inavvertito, perchè è confuso coll'altro maggiore che deriva dalla formazione delle idee e dalle loro combinazioni logiche. Quando si pensa, la parola è sempre necessaria; ma il lavoro intellettuale continua rapido come il lampo, senza che si presti grande attenzione alla voce o grafia che lo accompagnano. Ma quando invece noi dobbiamo far intendere agli altri le nostre idee, dobbiamo rappresentarle con tutte le parole necessarie, ordinandole e pronunciandole. Il lavoro della forma acquista in questo caso una grande importanza, che eguaglia e in qualche caso supera quello della formazione delle idee; per cui, se l'esercizio della parola riesce facile e attivo, noi possiamo provarne piacere. Il piacere di parlare è molto complesso, e quasi sempre consta del sentimento sociale, che viene sodisfatto con la comunicazione delle nostre idee. L'amor proprio fa pure sentire assai spesso in sua influenza. La parte di gioia che spetta all'intelletto è costituita della coscienza delicata di quel passaggio misterioso dall'idea concepita alla parola pronunziata, gioia che spesso da sola è vivissima. Pare che noi ci poniamo fra il mondo esterno e il misterioso laboratorio della nostra mente; e mentre guardiamo ad ogni tratto se la corrente delle idee non vien meno, siamo stupiti di vedere il maestoso corteggio di parole che, ordinato e armonioso, esce dalle nostre labbra. Sappiamo donde parte il pensiero e dove arriva, ma di mezzo all'idea e alla parola sta un abisso che non possiamo assolutamente vedere e che pure ad ogni istante ci compiacciamo di saltare a piè pari e colla massima facilità. D'altra parte noi, anche senza volerlo, della prontezza con la quale la nostra mente sceglie, fra i tanti abiti che possono convenire alle idee, i più eleganti e i più splendidi e ravvivati da questa compiacenza, pensiamo e parliamo nello stesso tempo con grandissimo piacere. Sovente accade che nella foga del discorso si ridestano improvvisamente mille idee, che avrebbero dormito eternamente, se la funzione meccanica della loquela non le avesse richiamate a vita; per cui, d'ordinario, nel piacere di parlare concorre anche quello di pensare con maggiore attività. Vi sono alcuni che, senza essere uomini mediocri, non possono assolutamente seguire un pensiero, anche per pochi minuti senza ricorrere alla parola parlata o scritta onde poter seguire il filo delle idee per crearne di nuove. Si dice per ischerzo che molti parlano senza pensare, ciò che è assolutamente impossibile; mentre si potrebbe dire con maggiore verità che non sanno pensare senza parlare. In moltissimi casi nel piacere di parlare entra in piccola parte anche una sensazione tattile, prodotta dall'esercizio muscolare necessario ad articolare le parole. Inoltre tutti sanno che si prova un certo piacere nel pronunciare alcune particolari combinazioni di lettere, e che alcune lingue ci seducono per una certa plasticità di accento. Taluni che hanno una disposizione speciale per imparare le lingue, sanno benissimo distinguere diverse specie di piaceri che si provano nel parlare il francese, il tedesco, l'italiano o l'inglese; e quando afferrano con un istinto fortunato alcune delicate gradazioni di accento che sfuggono agli altri, provano una compiacenza vera e propria. La funzione della parola da sola fornisce pochi piaceri, ma combinandosi con altre operazioni intellettuali più elevate e con sentimenti, producono combinazioni che dànno molte gioie. Questi piaceri sono quasi sempre misurati dal grado diverso di perfezione che si osserva nella facoltà di parlare. Alcuni solo tanto impacciati nel trovar parole e nell'ordinarle, che il lavoro della loquela riesce ad ogni tratto interrotto, e non possono mai una volta provare il piacere di parlare. Altri invece sanno parlare assai meglio di quello che pensano, ed essi si regalano ad ogni istante questi piaceri, discutendo, raccontando e chiacchierando senza fine. Le loro gioie non diventano morbose, che quando essi, per goderne, annoiano i loro uditori; e credono di essere eloquenti perchè parlano molto, senza mai fermarsi, e spesso con leggerezza e volubilità. Pare che nella donna il filo che unisce la fabbrica delle idee col telegrafo della parola sia assai più breve che nell'uomo, sicchè, essendo la strada più corta, viene più presto percorsa dalle chiacchiere, le quali si affollano e si precipitano le une sulle altre in mille pettegolezzi e frivolezze. Le cortesi lettrici non debbono adombrarsi di ciò, che è, salvo le dovute eccezioni, una constatazione di fatti reali. Sebbene il bisogno di parlare sia, in generale, maggiore nelle donne, non oserei dire con sicurezza che la donna goda più dell'uomo dei piaceri della parola, perchè essa presta poca attenzione a quello che dice e abusando della parola ad ogni istante, le toglie una parte della sua dignità.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO