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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO II.

L'attenzione non è una facoltà intellettuale primitiva, nè una forza speciale; ma è soltanto uno stato nel quale si trova la mente quando è intenta al lavoro. Si potrebbe dire che essa sia lo sguardo dell'intelletto, senza del quale la coscienza non riflette e la memoria non ricorda; è l'occhio del padrone senza di cui il lavoro dei servi languisce o cessa. Nello stato ordinario la mente vede, cioè presta un'attenzione mediocre, appena bastante per avere la percezione delle sensazioni e degli altri fenomeni morali. Alcune volte però la mente guarda, e l'attenzione crescendo ravviva il piacere se esiste, o lo fa nascere, se la sensazione per se stessa non può produrre dolori. In alcuni casi la mente non soltanto vede e guarda, ma osserva, scruta, sprofonda l'occhio acuto e pende intenta sull'oggetto che contempla; e allora si ha la riflessione, che non è altro che una varietà superiore di attenzione. La novità e la natura degli oggetti e la nostra predilezione speciale a loro riguardo, ci eccitano a un grado diverso di attenzione o di riflessione, per cui, in ogni caso, non essendo eguale il grado del lavoro mentale, riesce pur diverso il piacere. Possiamo figurarci di ricevere un mucchio di corrispondenza. Alcune lettere si riconoscono subito per semplici pratiche d'ufficio, e ci riescono indifferenti, appena le vediamo. Altre sono scritte con caratteri nuovi, o portano un suggello speciale: le guardiamo, e proviamo un piacere molto complesso, nel quale però può entrare molte volte, come primo elemento, l'esercizio della mente attenta. Se si presenta finalmente un dispaccio ancor più misterioso degli altri, l'attenzione cresce di un grado, e, diventando riflessione, può produrre in noi un piacere ancor più vivo. In questo caso si potrebbe supporre che il piacere sia prodotto dalla sodisfazione della curiosità, la quale, nel senso più ampio della parola, non è che il desiderio di conoscere: non la curiosità pettegola che s'interessa dei fatti altrui, ma la curiosità sana, che è fonte di sapere. Nel piacere intellettuale complesso entra però anche l'esercizio dell'attenzione, la quale rarissime volte, e forse mai, può produrre una gioia primitiva, ma entra come elemento di composizione in tutti i piaceri. La mente stando attenta ai materiali che arrivano da ogni parte del mondo esterno ed interiore, prima di riporli ne' suoi archivi, li riconosce e protocolla. Questo atto mentale, questa ricognizione è il fenomeno del conoscere o del percepire. In questo lavoro, che è il più semplice ed elementare di tutto il meccanismo intellettuale, la mente prova spesso un grande piacere, e protocollando e archiviando, sente le gioie di un esercizio attivo e facile. Quando il lavoro del protocollo è languido, e la mente che lo dirige non è molto attiva, il piacere non è prodotto che dalla novità degli oggetti che arrivano. Dalla natura che ha messo in noi primitivamente la forza, e dall'esperienza che ci ha insegnato essere piacevole l'esercizio, noi veniamo a desiderare di conoscere, e diveniamo curiosi. In altre parole, la mente domanda ai sensi ed ai sentimenti nuovi materiali da riconoscere, nuovi fatti e fenomeni da percepire. Qualche volta si predilige il numero e la novità, e allora predomina il piacere di conoscere o di imparare; altre volte si vuole riconoscere e protocollare con calma, e allora si gode ad osservare. Nella compiacenza di imparare, non ci si accontenta di guardare e di marcare, si vuol conservare l'immagine dell'oggetto che ha impressionato i nostri sensi, e lo si affida alla memoria, che fa da archivista. Qui vi ha un fatto intellettuale assai delicato, ma che si può intendere benissimo. Nella gioia generale dell'imparare, non è assolutamente necessario l'esercizio della memoria; ma la soddisfazione del bisogno di conoscere non basta. Il piacere nasce proprio nel momento in cui si prova il bisogno di conservare il ricordo delle percezioni. Anche quando la memoria tradisce il suo mandato e invece di conservare l'immagine la vende al mercato della carta straccia, il piacere di aver imparato è già stato goduto. Non sempre la mente ha lo stesso desiderio di osservare e di imparare. Qualche volta essa compie il suo lavoro come un triste dovere, sbadigliando e sonnecchiando; mentre in alcuni individui essa è divorata da una vera smania di conoscere, e i nervi afferenti più infaticabili non arrivano a somministrarle tanto lavoro che basti a sodisfare la sua rabbiosa attività. In ogni caso c'è sempre il piacere, e questo è di continuo misurato dall'intensità e dalla perfezione del suo lavoro.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO