Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Ogni dolore nato nelle regioni del sentimento può diminuire o cessare, producendo una gioia, che, come abbiamo già veduto parlando dei sensi, può dirsi negativa. La storia completa di queste gioie non vien fatta che con la storia del dolore, il quale ne misura quasi sempre il grado di forza e ne determina la natura. Nello stato di calma la gioia fa equilibrio al dolore, ma appena la passione con la mano capricciosa del destino toglie dalla coppa del piacere uno dei tanti gioielli che l'adornano, l'equilibrio è rotto, la bilancia trabocca verso il dolore, fa soffrire e spasimare il sentimento con le sue oscillazioni brusche e disarmoniche. Quanto più si leva dalla coppa del piacere, e tanto più si rompe l'equilibrio, e il dolore s'innalza e trionfa. Se allora una mano benefica ripone sul piccolo piatto del piacere il gioiello che è stato tolto, o ve ne sostituisce un altro dello stesso valore, l'equilibrio si ristabilisce, tornano la calma e il riposo, vibra di voluttà il sentimento relativo. Ogni volta che un affetto offeso in qualunque modo genera un dolore, può procurarci le gioie più intense, quando una mano pietosa ne medichi la ferita recente o l'antica piaga, quantunque il più delle volte il sentimento non arrivi a provare una gioia positiva, ma debba accontentarsi della cessazione del dolore. In qualche raro caso l'accidente che toglie il dolore è tanto fortunato, che non solo il piacere nasce dal ristabilito equilibrio, ma dopo di avere spento colla sua benefica onda il fuoco del dolore, trabocca e straripa da ogni parte, diffondendo dovunque la gioia. In questo caso la voluttà arriva ai massimi gradi dell'umana potenza, e il nostro fragile organismo può appena resistere ad una scossa, che sembra farne scricchiolare e rompere l'orditura. Come dall'amplesso di due umani nasce un lampo di voluttà e si crea una nuova vita, così dall'accoppiarsi della gioia e del dolore si sviluppa uno spasimo di gioia. Le più grandi forze, i più grandi fenomeni nascono dal cozzo e dall'accordo di due elementi contrari, il polo positivo e il negativo, l'acido e la base, l'attrazione e la repulsione, il bene e il male, il piacere e il dolore... Fra i sentimenti dell'io, quelli che possono procurare le gioie negative più intense, sono l'egoismo in tutti i gradi e l'amor della proprietà. Una guarigione inaspettata dopo lunghe e trepide sofferenze, e il riacquisto di ricchezze perdute possono fornirci un esempio degli intensi piaceri che possono procurare questi affetti di prima persona. Le offese all'amor proprio sotto tutte le forme lasciano dietro a loro una striscia così lunga e pertinace di amarezze, che di rado la gioia può arrivare a cancellarne del tutto le tracce. Si direbbe che un uomo offeso nella sua vanità si trasformi in lumaca, e dovunque passi lasci sempre una traccia di bava luccicante del suo passaggio, e non possa riandare il sentimento delle reminiscenze senza vedersi sempre davanti agli occhi quella macchia fatale, che il tempo può assottigliare a render grigia, ma mai cancellare. Tutti i sentimenti di seconda persona possono procurarci le gioie negative più intense. Ora è un amico che ritorna dopo una lunga e dolorosa assenza; ora è una madre che benedice piangendo di gioia dopo la collera generosa di qualche giorno; ora è il santo suolo della patria che si ritrova in un delirio di piacere dopo un lungo esilio. Vi sono in questo campo alcune gioie così vive, che quasi farebbero desiderare gli atroci dolori che ne sono la causa originaria. I piaceri negativi del sentimento sono il balsamo più soave dei dolori e degli strazi del povero cuore umano, serbato a tante torture. Un lampo che illumina e riscalda basta a interrompere le tenebre e il gelo di lunghi anni; e facendo nascere la speranza di una seconda scintilla, rende sopportabile la vita. Vi sono però tristi casi, nei quali questi brevi conforti a una vita di torture sembrano un'amara parodia od un insulto. La cosa però non deve essere così: la speranza ci insegna che quei fugaci lampi di gioia, facendoci tollerare la vita, hanno il sublime scopo di renderci degni della palma del martirio... E nella speranza bisogna riporre fede per la nostra felicità. Senza dubbio queste gioie sono più numerose e più vive nella donna, che la natura ha destinata a maggiori dolori. Vi sono alcuni spasimi di voluttà morale non conosciuti che da chi ha molto sofferto; e per soffrir molto, bisogna avere molto cuore. Qui, come in molti altri casi, bisogna guadagnare il piacere con lunghe fatiche, bisogna conquistare la gioia colla lotta più aspra e più ostinata. La fisonomia dei piaceri negativi del sentimento è molto varia nei diversi casi, e il solo segno che la caratterizza è costituito dallo stupore e dal contrasto dei lineamenti del dolore e della gioia.
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