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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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Fin qui si è parlato di molteplici gioie prodotte dalla sodisfazione di un affetto che si indirizza a noi o ad altri, ma che ha però sempre per oggetto di riflessione un essere vivo, o una creatura immaginaria. Ma vi sono misteriosi sentimenti che si indirizzano a un'idea o ad un'immagine morale inalterabile che coltiviamo coll'esercizio della vita civile, e della cui esistenza ci fa avvertiti la nostra coscienza. Si tratta di una forza che esiste potente e necessaria, ma che, nata in noi, si indirizza ad una regione sconosciuta che sfugge alle nostre investigazioni, che noi sentiamo ma non vediamo; una forza che ci spinge verso il giusto, verso il bello, verso il vero. Se si volessero definire queste parole, segnarne i confini, indagarne la ragione, ci perderemmo nei campi della metafisica, dove l'uomo, per spiegare un fatto che esiste, si fabbrica teorie che non esistono, e, ravvolgendosi a mille doppi nella rete intricatissima della dialettica, illude se stesso e quelli che credono di intenderlo. Fortunatamente, dove la ragion vien meno il cuore supplisce, e senza discutere e senza dubitare, sente sempre ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, e tramanda inalterata attraverso i secoli la sua sensibilità elettiva, che distingue il bene dal male. Noi tutti sentiamo ciò che è giusto e ciò che è buono, e proviamo un bisogno di agire giustamente e di fare il bene. Ogni volta che noi facciamo un'opera buona o giusta, proviamo un piacere, il quale viene poi ravvivato dalla compiacenza dell'amor proprio e dalla sodisfazione di aver riportato una vittoria. Il sentimento del giusto è sodisfatto in tutta la sua semplicità quando facciamo un atto di giustizia, senza che questo ci costi alcun sacrificio. Allora non vi è lotta, non vi è compiacenza di amor proprio, ma vi è semplice e pura sodisfazione di un sentimento che ha i propri bisogni come tutti gli altri. Un giudice assolve l'innocente accusato senza compiere, il più delle volte, il minimo sacrificio, ma prova un vivo piacere. È rarissimo però che la gioia sia prodotta soltanto da questo sentimento, poichè entra come parte integrante della gioia anche la sodisfazione del sentimento sociale, o con altre parole, dell'amor del prossimo. Se per via ci incontriamo in un passeggero assalito da ladri, e con nostro pericolo lo liberiamo, proviamo una gioia complessa, nella quale sono sodisfatti quattro sentimenti almeno, della giustizia, della lotta, dell'affetto sociale e dell'amor proprio.

Il sentimento del dovere non è forse che una modificazione di quello della giustizia: in ogni modo la sua sodisfazione è quasi sempre accompagnata da una gioia. Nel sodisfare alla giustizia, si può cogliere più d'una volta la palma senza sforzo, mentre l'esercizio del dovere racchiude sempre in sè lo sviluppo di una forza, esige una lotta. No, il dovere non è largo dispensatore di gioie, ma i suoi cari e calmi conforti sono ineffabili, ed io ne ho già parlato con altre parole, descrivendo le gioie del sacrificio. La confusione delle parole e l'incertezza delle espressioni, nelle quali si cade tanto facilmente, quando si parla delle regioni più misteriose del cuore umano, provano chiaramente come tutti i nostri vocaboli, che non sono altro che segni delle idee, siano mezzi imperfettissimi di espressione. I filosofi e i sinonimisti vi spiegano con paziente sollecitudine la differenza precisa che passa fra giustizia, bontà e dovere; ma voi stessi potete persuadervi ch'essi fabbricano un mondo di carta pesta. Ciò che è buono, ciò che è dovere è giustizia, e ciò che si deve fare è ciò che è giusto e buono. È il circolo eterno del cosmo, la volta infinita del cielo che non comincia in alcun luogo e mai non finisce. Le gioie della giustizia e del dovere esercitano la più benefica influenza sulla vita, e, rendendoci calmi e sodisfatti nel presente, ci preparano un avvenire felice. Esse non mancano mai anche nella vita più affannosa, perchè sempre e dovunque l'uomo può fare un atto di giustizia e compiere un dovere. Chi possiede ha maggiori doveri da esercitare; ma tutti gli uomini, perchè abbiano soltanto un'individualità morale, devono essere giusti e buoni, e devono quindi rendersi degni di gustare queste gioie sublimi. Queste gioie, per lo più, essendo calme e dignitose, si esprimono in pochissimi tratti, ed appena rendono lucido l'occhio od espandono la fisonomia a un sorriso di compiacenza. Nei gradi massimi un profondo sospiro può bastare ad esprimere la gioia più intensa. Le tracce della lotta e dei dolori sofferti servono spesso di sfondo al quadro della gioia. Quasi sempre l'uomo si compiace di aver fatto il proprio dovere, eleva il capo e fa tutti quei gesti energici che accompagnano l'esercizio di uno sforzo morale. In qualche raro caso il sentimento del giusto può essere ammalato per vizio della mente o del cuore, e l'uomo può compiacersi di un atto di giustizia, mentre commette forse un'azione riprovevole. Non altrimenti è di colui che ritiene giusto rubare per vendicare la ipotetica ingiustizia sociale della distribuzione della ricchezza.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO