Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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L'amor della lotta è una forza primaria che ha i propri bisogni, e quindi i propri piaceri. L'uomo può lottare contro tutte le forze che gli offrono una resistenza, coi muscoli contro i muscoli, col sentimento contro il sentimento, con l'idea contro l'idea. Egli può dichiarar guerra alla natura, all'uomo o a se stesso: in ogni caso, cogliendo in palina della vittoria può provare una delle gioie più intense. L'esercizio muscolare può da solo produrre alcuni piaceri con la vittoria di una resistenza; ma in questo caso essi spettano al senso del tatto, e il sentimento non è in alcun modo sodisfatto. In molti altri casi però il bisogno di combattere sorge in noi primitivamente, e i muscoli non servono che di strumento all'azione; per cui la gioia è quasi esclusivamente morale, cioè proviene dalla sodisfazione di una forza che spetta al dominio degli affetti. Più d'una volta i muscoli sono affranti dall'eccesso di lavoro e ci fanno sentire un dolore; ma la smania della lotta non è ancor sodisfatta, e noi persistiamo con furore e con gioia. Il senso del tatto è offeso, ma il sentimento prova un piacere che soverchia il dolore. L'amor della lotta il più delle volte non si sviluppa che dietro l'azione di un altro sentimento che eccita e assilla. Così l'uomo più pacifico, assalito improvvisamente da un furfante, si difende dapprima, e poi combatte con vero furore, trovando in sè una forza morale che non aveva mai conosciuta. Queste gioie non vanno quasi mai accompagnate dalla sodisfazione di altri sentimenti, e più specialmente dei piaceri dell'amor proprio, non per questo cessano di esistere per se stesse. Chi si rifiutasse ad ammettere questa verità, deve rammentare che in qualche momento della vita si prova un vero bisogno indeterminato di lottare, di vincere una resistenza, di sentirci stretti da due braccia robuste e di svincolarcene, di essere percossi e di percuotere. In questi casi noi ci batteremmo sicuramente con piacere anche se dovessimo perdere. In queste gioie si ha una forza che serve di strumento ad altre facoltà superiori; per cui, quantunque essa sia sempre la medesima, presenta forme molto diverse secondo la mano che la dirige. La forza espansiva del vapore è sempre la stessa, e non può variare che di grado; ma essa può esser guidata dalla mano del macchinista per superare lo spazio, o può mettere in moto i macchinismi di un opificio; può tener chiusa l'umile pentola papiniana ed estrarre la gelatina dalle ossa, come può vincere le onde tempestose d'un oceano che mugge. La caccia, gli esercizi ginnastici e la guerra sono le formule più importanti nelle quali entra, come fattore principale di piacere, l'amor della pugna. L'acquisività, l'ambizione e l'esercizio fisico sono gli elementi che formano e rafforzano la volontà, fanno robusti i muscoli, tendono ad atrofizzare la viltà e le basse tendenze, mentre elevano il coraggio e rendono più attive tutte le facoltà più generose del cuore. La differenza massima nel godimento di questi piaceri è segnata dall'organismo individuale. Il più delle volte gli uomini robusti aspirano alla pugna con maggior ardore che non i poveri mortali, ai quali la natura non concesse che gracile e pallida vigoria. Vi sono però a questo riguardo le relative eccezioni, e non di rado la viltà più rivoltante è compagna di enormi masse carnose, mentre l'amor della lotta può esistere in grado di vera passione in individui gracili e tisicuzzi. La donna, il fanciullo e il vecchio godono assai meno di questi piaceri che non l'uomo e il giovane, i quali nella pienezza della vita cercano avidamente una forza che resista e contrasti con la loro. Nei paesi meno civili il coraggio è virtù più necessaria e più larga dispensatrice di gioie. Nei grandi centri della civiltà, la vita si consuma spesso senza bisogno di esercitare il minimo coraggio o il più piccolo sforzo muscolare. Queste gioie hanno una fisonomia caratteristica che riesce molto seducente. Anche la donna pusillanime, che trema di paura al vedere un topolino, si compiace della forza maestosa che anima l'Ercole del Canova o la statua famosa del Gladiatore. Il coraggio piace anche ai vili, ed essi lo ammirano negli altri, anche quando sembrano deriderlo a scusare la loro bassezza. Lo sviluppo della forza muscolare sotto tutte le sue forme, lo scintillare degli occhi concitati, le energiche contrazioni dei muscoli del volto, e più ancora lo stringer veemente delle labbra, ridestano l'idea di una vita esuberante, di una potenza attiva e vittoriosa. La patologia di queste gioie è immensa, e ci presenta una clinica interessantissima con le gioie del circo romano e delle cacce al toro, i combattimenti dei galli, alcuni piaceri crudeli del cacciatore, e molti giuochi bizzarri di distruzione.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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