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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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L'uomo che, dopo avere ammirato con sguardo avido e intento il mondo che lo circonda, e dopo aver arrestato gli occhi con simpatica benevolenza sopra se stesso, sorride per un istante ma non rimane sodisfatto, e, guardando nel cielo, cerca qualche cosa di più grande, prova allora un primo bisogno, che in lui sorge semplice e puro, cercando un punto d'appoggio, uno specchio che lo rifletta. Se una voce misteriosa sorta in lui o venuta dall'alto appaga le sue aspirazioni, se una risposta è data alla sua domanda, egli prova una gioia religiosa semplicissima, nella quale non concorrono altri elementi fisici o morali. Una donna, scoraggiata dalle mille incertezze delle gioie terrene, o afflitta da profondi dolori, sente un vivo bisogno di correre al tempio di Dio; e là, prostrata dinanzi all'altare, al lume incerto di alcune candele, fra il mormorio confuso di pochi credenti, prega, si confessa e si fa sposa del corpo immacolato del figlio di Dio. Allora la povera donna esce dal tempio commossa, serena e racconsolata, provando in quel momento uno dei piaceri più complessi al quale concorrono infiniti elementi del mondo morale e intellettuale. Queste le gioie più o meno complesse e indefinite del sentimento religioso. Per quanto siano diversi fra loro questi piaceri, essi hanno pur sempre un elemento comune, un'unica tinta che li dichiara fratelli, e quest'unico colore, ora pallidissimo e appena percettibile, ora intenso, indica la diversa proporzione in cui la religione entra a produrre la gioia. I filosofi che vollero spiegare il sentimento religioso, facendone un accordo di altri elementi morali già conosciuti, non seppero o non vollero vederne la tinta caratteristica. Il sentimento religioso è una forza primitiva, congenita, necessaria alla nostra costituzione fisiologica, che esiste indipendentemente dal bisogno di credere, di sperare e di godere. I sensi e l'intelletto si combinano in diverso modo a questi piaceri, variandone all'infinito la forma e la intensità; ma il fatto fondamentale è sempre l'aspirazione di un sentimento, è l'emanazione vaga e deliziosa di un affetto che sente e non ragiona. Di tutti i sensi, il gusto è l'unico che non esercita alcuna influenza sulle gioie della religione. In qualche rarissimo caso il tatto può formare, insieme al sentimento, qualche combinazione semplicissima. Il freddo che si prova nell'entrare nelle chiese sotterranee o nel prostrarsi sopra i gelidi marmi del tempio, associa i brividi del senso ai tremiti morali del cuore che spera e teme, e della mente che crede. L'olfatto entra in piccola parte in queste gioie, ma è incontrastabile che alcuni odori, come quello dell'incenso e della cera che arde, non olezzano fisiologicamente che fra le navate d'un tempio, in mezzo a una turba che prega e adora. Nella parte che prendono i sensi a ravvivare e ad adornare le gioie religiose esiste un salto straordinario fra i tre precedenti e gli altri due. La vista concorre assai con un cert'ordine di sensazioni che si riferiscono però quasi tutte ai contrasti della luce e alla grandiosità delle immagini. Tutti sanno quanto ad ispirare il raccoglimento religioso contribuisca la luce incerta e bigia della sera, interrotta dal debole chiarore d'una lampada sospesa nel tempio. D'altra parte, le volte ardite, le colonne gigantesche, e le grandi linee dall'arte tracciate, ci dànno veri brividi d'una gioia solenne e misteriosa, che arriva talvolta a intimidire. Gli effetti della luce e dell'ombra, associandosi agli artifizi dell'architettura formano combinazioni ammirevoli, le quali possono in alcuni casi sollevarci ad un'esaltazione sublime, a un vero delirio religioso. Un raggio di sole o di luna che, entrando fra i vetri istoriati di una finestra, scherza fra le volute di una colonna, o va a posarsi sur una tomba corrosa dal tempo, può far tremare di paurosa voluttà l'uomo che, appoggiato col capo intento sul freddo marmo di una colonna, tenta di scrutare i misteri impenetrabili di Dio. Un'altra volta lo sfolgorio dell'oro e i vivi colori profusi in una chiesa addobbata a festa, e lo scintillare dei paramenti sacri e dei busti dorati fra le cento fiammelle di un altare, che in parte si perde fra le nuvole dell'incenso, possono far palpitare il cuore di una gioia vivace ed ingenua. Il senso però che senza dubbio contribuisce più di ogni altro ad adornare di una elegante cornice le gioie della religione è l'udito; e ciò deve essere, dacchè questo senso comunica più direttamente colle regioni del cuore, mentre la vista soprattutto interessa la mente. I rumori che esercitano maggior influenza sui piaceri della religione sono quelli vaghi e confusi, o gli altri che si alternano col silenzio, cessando improvvisamente o diffondendo un lento suono, che scompare a poco a poco. Basterà rammentare a questo proposito il passo lento che rimbomba sotto le volte di un tempio o che fa risuonare la lapide di una tomba, il bisbiglio alterno e confuso delle preghiere, lo squillare dell'angelus. Fra i rumori e le vere armonie stanno tutte le profonde sensazioni che tengono in sè racchiusi i sacri bronzi, che furono cantate da tanti poeti, che ispirano la fantasia degli uomini più grandi, e fermarono in tutti i tempi l'attenzione delle orecchie più volgari. Le gioie più vive con cui è rallegrato l'orecchio dell'uomo religioso sono date dalla musica, la quale, coll'altezza dell'idea a cui si ispira e coll'artificio di alcuni istrumenti particolari, ravviva e sublima il sentimento religioso in una turba infinita di popolo che si unifica in una sola fede e in una sola preghiera. L'organo è senza dubbio lo strumento più adatto a far sentire la sua armonia sotto le volte di una chiesa; ma tutti coloro che hanno spasimato nell'udire i sublimi frammenti di armonia religiosa che si trovano sparsi nelle opere di Rossini, di Bellini e di Verdi, possono credere che si può pregare e adorare Iddio anche in una platea o in un palchetto di teatro. In tutte le gioie complesse che sono prodotte dall'associarsi di una sensazione col sentimento religioso, questo entra in diverse proporzioni. Nelle gioie più sublimi però finchè domina sovrano, esso non fa che rivestirsi di uno splendido manto, onde elevarsi più maestoso nelle regioni del bello e del grande. L'occhio allora non contempla le ombre delle volte e il tremolio delle sacre fiamme, nè l'orecchio si arresta sulla cupa e grandiosa oscillazione di una nota che si diffonde nel sacro tempio; ma il sentimento vibra fra le armonie del colore e del suono, e senza forma rimane sospeso nell'atmosfera della coscienza. L'affetto agli uomini, sotto tutte le sue forme, è il sentimento che forse più di ogni altro merita d'esser congiunto alle gioie della religione. L'armonia che risulta dall'accordo della religione e della morale, misura la perfezione del culto di Dio, e beato chi potrà dire a se stesso: «Io sono un uomo religioso, perchè sono un uomo morale; io sono onesto, perchè sono religioso». L'uomo che si solleva dal letto della propria infermità morale e, dopo aver pianto sull'imperfezione delle umane miserie, riesce a pregare e a sperare, prova un vero bisogno di esprimere a Dio ch'egli lo ha inteso, soprattutto quando soccorre il povero che soffre, come quando perdona a chi lo ha offeso. Il tintinnio della borsa che di mezzo al santo sacrificio della messa chiede l'elemosina per il povero, è l'espressione più sublime di questo fatto, come il profumo della virtù è l'incenso più olezzante sugli altari della religione, perchè la carità è religione. In questa definizione sta tutta la grandezza del culto che noi prestiamo a Dio, sta tutto il gran salto che il Vangelo fece fare all'umanità verso la perfezione. Tutti gli affetti secondari, che derivano da modificazioni particolari del sentimento sociale, possono pure unirsi in mirabile accordo alle gioie della religione. L'amico che conforta il fratello d'elezione abbina due sentimenti, quello della religione e quello dell'amicizia. La madre che nel tempio di Dio fa congiungere le palme al proprio figliuoletto, e gli insegna le preghiere, è guidata da due dei più sublimi sentimenti che fanno oscillare il cuore umano. L'amore della patria associato al sentimento religioso può eccitare le più vive gioie e ispirarci il più sublime entusiasmo. La storia delle nazioni ci mostra molti fatti a questo proposito. La speranza è compagna inseparabile delle gioie della religione; è anello che congiunge il presente e l'avvenire; è un ponte stretto ma saldissimo che passa sull'abisso che separa la fede dalla ragione. L'intelletto prende pure una parte grandissima nelle gioie religiose, concorrendovi specialmente colla fede. Anche tutti lavori intellettuali applicati allo scopo religioso ricevono un'attrattiva particolare, che proviene sempre dalla soddisfazione di un sentimento. Le gioie religiose esercitano una grandissima influenza sulle facoltà morali dell'uomo e sul destino della sua vita. La donna gode in generale assai più che l'uomo di questi piaceri, i quali si provano più vivi nella vecchiaia e nella fanciullezza. Le immagini più belle dei piaceri religiosi sono costituite dall'estasi di chi si eleva nei cieli, e dalla sacra commozione di chi si esalta nella preghiera, e piange di speranza e di gioia. I sospiri, i brividi, le parole interrotte, gli sguardi intenti al cielo e la lenta parchezza dei gesti costituiscono i principali elementi di questa fisonomia. Quando la gioia religiosa deriva dall'alleviamento di un dolore, essa presenta l'immagine più sublime della sodisfazione, del conforto, della voluttà più soave, che viene a cancellare con una mano benefica le tracce del dolore che fugge. Nella vita degli individui la religione prende una parte molto diversa. Per alcuni è lettera morta, per molti altri non è che uno degli ultimi scopi, una delle ultime risorse di riserva, alla quale ricorrono quando le miniere delle facili gioie terrene sono esauste. Essa però, sempre grande e generosa, perdona a chi la dimentica, e non rinfaccia mai di viltà chi, dopo averla disconosciuta e disprezzata a lungo nei giorni della gioia, ricorre ad essa implorando aiuto e conforto nei dì del dolore. Essa tien sempre aperte le sue braccia generose; infinita nella sua misericordia, stringe al seno fecondo il colpevole come l'innocente. I tesori inesauribili delle sue gioie non sono però conosciuti a fondo che dai pochi eletti che l'ebbero sempre compagna inseparabile nella vita. Questi prediletti figli di Dio passano una vita calma in mezzo al dolore, tiepida in mezzo alla gioia, e spirano nel bacio del Signore confidenti e sicuri dell'avvenire.

Delle gioie che provengono dall'amor della lotta.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO