Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Dal primo momento in cui la donna sente in sè fremere un'altra vita ed esulta di essere madre, fino all'ultimo istante in cui, morente, si consola di veder circondato il proprio letto da una corona di figli che piangono per lei, la donna-madre raccoglie sul sentiero della vita infinite gioie, ch'ella ha ben meritate colla intensità della passione e con la grandezza del sacrificio. Primo incontrastabilmente fra tutti i sentimenti, l'affetto materno e il meno egoista, quello che più dà e meno richiede, e che solo misura la gioia della grandezza del beneficio e non della generosità del ricambio. Vi è tale elevatezza di passione e tanta santità di ministero in questo sentimento, che il permettersi un sorriso di cinismo o uno scherzo, per quanto innocente, sarebbe profanazione, sacrilegio. L'uomo che, abusando di una precoce intelligenza o di una triste inesperienza, non sa piangere sulle umane sventure, può ancora sentirsi bagnato il ciglio da una lacrima generosa, quando pensa a sua madre lontana o morta, quando rammenta le ultime parole di un estremo saluto. Un nostro grande scrittore ha lasciato: «Guai a chi non può pensare a sua madre!», e con queste poche parole ha detto quanto basta per elevare alla sua altezza l'affetto materno e per farne divinare la santità. L'uomo non diventa fisicamente padre che con la voluttà di pochi istanti; ma la donna acquista il diritto di chiamarsi madre non solo coi labili momenti del piacere, ma anche con una larga serie di pericoli e di dolori. Essa acquista il diritto di amare e di soffrire, pagando una mercede generosa di spasimi; essa si merita la palma del sacrificio col sacrificio, la corona del martire col martirio. Quanto più la donna soffre per poter esser madre, tanto più essa va fiera di chiamarsi tale, e tanto più gode del suo sublime ministero; quanto più lunghi e innumerevoli sono gli spasimi che soffre, tanto più essa ama il proprio figlio, e gode delle gioie materne. Sublime contrasto che non si intende, ma che si sente e che ci rende orgogliosi di appartenere all'umana famiglia. Le prime gioie della maternità incominciano con la concezione e si compiono col finire dell'allattamento. In questa epoca il piacere dell'amore, ancor palpitante e in tutta la sua forza, si associa alle gioie di un nuovo sentimento che, quasi rampollo di un albero rigoglioso, cresce vivace e robusto. La donna vede nascere un affetto degno di lei e nel quale potrà esercitare tutte le forze inesauribili della generosità e del sacrificio. L'istante nel quale la donna intuisce d'essere madre, le procura un turbamento ineffabile e il bisogno di partecipar tale scoperta a chi fino allora non era stato che amante e sposo; ma che ora diventa padre, protettore legittimo della nuova creatura che la nuova madre adora già senza conoscere. Da quel beato momento come riescono care tutte le speranze che si coltivano per l'atteso, come riescono deliziosi tutti i progetti che si concepiscono per lui, come sono sublimi tutte quelle puerilità di trepidazioni e di calcoli! Finalmente fra gli spasimi imposti da una natura misteriosa e crudele, il nuovo essere viene alla luce: egli è vivo e sano. Il sorriso ineffabile di compiacenza strappato dalla prepotenza della gioia in mezzo alle torture di quei momenti è indefinibile, ed esprime la gioia più tempestosa e più calda. La donna ora è madre veramente, madre legittima e madre felice. Sì, la madre è sempre legittima. Se essa può arrossire di questo titolo in quei momenti solenni, qualunque ne sia la causa, essa è colpevole. Potrà temere in seguito per sè e per il figlio, ma in quel momento rida e pianga, gridi e deliri, baci e ribaci la creatura alla quale ha dato la vita, e che col primo vagito le domanda già l'alimento del seno. La donna potrà esser colpevole di aver amato, non mai di essere madre. Non se ne vergogni dunque, giammai! Il santo ministero al quale essa è chiamata lava ogni colpa, cancella ogni vergogna, ed essa ha il diritto sacrosanto di mostrare la propria creatura alla società, dicendo: «Questo è mio figlio!»
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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