Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Queste righe, prese a caso, scorrendo senz'ordine l'ipotetico catalogo, apprendono che l'amore è fra gli affetti di seconda persona il più egoista che si conosca; ma che può in alcuni casi arrivare al più semplice altruismo e all'abnegazione più completa di se stesso.
Le gioie dell'amore sono feconde di tante delizie, che possono bastare molte volte ad abbellire un'esistenza, e a fissare lo scopo ad una vita. L'influenza però di questi piaceri non si può assolutamente determinare in un modo generale, perchè varia in mille guise, secondo la varietà che presenta questo sentimento così multiforme. In generale però tendono a renderci egoisti, perchè ci sono tanto cari, che la sola idea di restarne privi ci fa paura, e noi difendiamo spesso il nostro tesoro con vero furore. Qui però entriamo già nel campo della patologia. L'amore è il sentimento che più d'ogni altro distribuisce inegualmente i suoi tesori, mostrandosi or prodigo ed ora avaro, a seconda di una folla di circostanze diverse. La massima differenza però è segnata dal sesso. La donna sola arriva ai gradi massimi di queste gioie, come sola spasima delle torture più atroci dell'amore. Questa passione è per lei il primo idolo, e quasi sempre anche l'unico, e per caso arde gli incensi degli altri affetti minori, quasi un tributo necessario dovuto al culto del dio che adora. Il mondo delle sue sensazioni più delicate e più veementi, il mistero intricatissimo de' suoi affetti, tutto irradia da questo centro e vi ritorna. La donna non domanda quasi mai a se stessa il fine della vita e lo scopo dell'esistenza, perchè trova che l'amore basta a riempire una vita di secoli. Le trepide paure del pudore, le leggi severe dell'opinione pubblica, le abitudini solitarie della famiglia le pongono ostacoli da ogni parte ad amare, ma la prepotenza del bisogno vince ogni cosa; e, dapprima peritosa, poi riservata, infine confidente, appassionata, si getta a precipizio giù per la china della passione, per abbandonarsi coll'impeto più veemente alle richieste del cuore. È uno spettacolo che commuove insieme e sorprende quello della donna che, debole e soggetta, si fa forte e sovrana quando è infiammata dal sacro fuoco dell'amore. Nell'esaltazione del sentimento, nelle sublimi imprudenze del coraggio, e nei temerari impulsi del cuore di una donna, si vede ad ogni istante una forza gigantesca che sempre risorge più impetuosa e più forte, per spiccare nuovi voli e ritentare prove più perigliose e più ardite. Chi ha conosciuto una donna innamorata e ha saputo intenderla, non può nè deve sprezzare un essere, che merita di stare a livello del sesso più forte per gli slanci del cuore. All'uomo lo scettro, alla donna la corona; ma sovrani entrambi, che reggono con eguali diritti d'impero due esistenze. Nessuno primo, nessuno secondo; l'uno è re dell'intelletto, l'altra regina del sentimento. Non si ama, come è stato già detto, che nell'età feconda. Le gioie che può dare il sentimento dell'amore prima dei quattordici anni e dopo i cinquanta, sono nei nostri paesi pallide ombre o giuochi di fantasia. I fiori più splendidi e più profumati dell'amore si colgono nella giovinezza, quando ci si abbandona alla prima passione col cuore vergine e coi tesori del sentimento ancora incorrotti. Si ama in tutti i paesi e in tutti i tempi; ma credo che la civiltà abbellisca queste gioie di molti delicati ornamenti, ed è innegabile l'influenza che esercitano su questi piaceri le diverse condizioni sociali. Tutti possono nella vita passare qualche istante di piacere con una persona di sesso diverso, ma non tutti possono amare. Per provare questa passione in tutta la sua perfezione fisiologica bisogna avere nel cuore un certo materiale di forza e di fuoco che non tutti posseggono. Per godere le maggiori gioie di questo sentimento bisogna prenderlo a grandi dosi alla volta. La donna e i più generosi amatori tracannano quasi sempre la tazza dell'amore in un sol fiato, sicchè non possono inebbriarsi che una sola volta nella vita; e se amano ancora, non è che spandendo sopra qualche creatura le ultime stille di affetto rimaste nel fondo del calice. Alcuni altri, invece, sono per natura tanto spilorci, che libano sempre a sorsi e a centellini. Questi usurai dell'amore dicono di essere stati innamorati centinaia di volte, e negli archivi polverosi delle loro memorie conservano pacchi di letterine profumate e spasimanti, ciocche di capelli e residui di fiori secchi. Essi però non hanno mai amato. La natura non concede che una sola tazza del nettare dell'amore, e per inebbriarsi bisogna vuotarla di un sorso. Chi mostra di bevervi continuamente, o finge o fa da barattiere, diluendo coll'acqua il santo liquore. Vi sono però alcuni genii o mostri del cuore, che sanno mare più volte e sempre più caldamente, ma sono vere eccezioni.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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