Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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La passione più violenta e più calda, che sorge nella zona torrida del cuore e si illumina del raggio più luminoso e infuocato nell'estate della vita, è quell'affetto che per eccellenza fu chiamato amore. Sia che nasca come un'eruzione vulcanica, sia che lento e tiepido emani dal cuore umano come un profumo, questo affetto si eleva a tanta potenza di azione che la delicata macchinetta umana sbuffa e palpita e freme sotto la sua influenza. Semplice e primitivo, come tutte le forze della natura, l'amore sembra però formato dagli elementi di tutte le passioni umane; per cui presenta nello stesso tempo la violenza prepotente di un palpito primitivo e la dolcezza di una gioia la più delicata. La natura si è mostrata davvero troppo parziale per questo affetto: ad esso ha concesso generosa la voluttà dei sensi, la veemenza della passione e gli splendidi ornamenti della mente. I fiori più belli del giardino del cuore, le gemme più preziose dell'intelletto, i profumi più inebrianti dei sensi sono offerti in sacrificio a questa passione. Nessun'altra abbraccia in questo modo il triplice regno della natura umana. Nè ciò basta: gli elementi più contrari, che sembrano dover cozzare eternamente fra loro, si riuniscono nell'amore a costituire un'unica armonia. Nel culto che la natura umana presta all'amore, si associano le voluttà più sensuali alle più delicate ispirazioni del sentimento; si affratellano le esigenze insopportabili del più brutale egoismo agli slanci più generosi del cuore, i caldi venti tropicali delle passioni alle gelate brezze dei ghiacci polari della mente. Domandate ad una donna che ama, se ella abbia trovato nei cento volumi di letteratura e nei romanzi che ha letto, una storia esauriente dell'amore. Ella vi risponderà sorridendo che i libri hanno spigolato qua e là qualche gemma del tesoro, hanno involato qualche scintilla del vulcano; ma che la storia dell'affetto che le rode il cuore e le divora la vita col piacere e col dolore, non è stata mai scritta e forse non lo sarà mai. Nè io tenterò di tracciarla, e le donne che mi leggeranno potranno accusarmi di ignoranza, ma non di superbia. Per quanto sia smisurato l'arsenale di forme alle quali può ricorrere l'amore, esso in generale è costituito dal bisogno del riavvicinarsi dei due sessi, che devono comunicare la vita alla materia e formare un nuovo individuo. La parte che prende il sentimento in questo fenomeno è costituita dal sentimento dell'amore, il quale può arrivare a tal grado di potenza da far dimenticare lo scopo ultimo. È in tal modo che moltissimi si rifiutano ad ammettere che il fine essenziale e necessario dell'amore sia il congiungimento dei sessi, e credono che la definizione di questo sentimento, com'io l'ho data, tenda ad avvilirlo. La verità non può mai abbassare ciò ch'essa impronta del suo suggello. L'unione dei sessi non è un'azione brutale, nè vile: è legge necessaria di natura, è fenomeno fra i più belli della vita, e che solo l'uomo può deformare e avvilire colla prostituzione della morale, come può fare delle cose più belle e più sante. Si può amare, e violentemente, di purissimo affetto platonico, senza neppure pensare all'amplesso; ma nell'ordine, naturale delle cose, questa passione è sempre fondata sull'idea fondamentale del sesso e della generazione. Non si può amare che una persona di diverso sesso e nell'età feconda; ciò che prova abbastanza la ragione necessaria dell'affetto. Dal ceppo di una stessa pianta l'industre giardiniere può ritrarre un rampollo da frutto, come può educare una gemma che esaurisca la sua vita nel fiore e nelle foglie. Ogni ramo però, sia che s'adorni soltanto di fronde e di fiori, o sia carico di semi, ha pur sempre la stessa origine, e spetta sempre alla stessa pianta. Lo stesso avviene dell'amore. Nell'ordine naturale questo sentimento ci dà le foglie nelle sue gioie più pure, ci dà i fiori nei piaceri misti che si possono indovinare, e ci rallegra coi frutti quando arriva al suo sviluppo completo. Come un albero può crescere alto e rigoglioso senza dar fiori nè frutti, così l'amore può illuminare di gioia la vita di due individui, senza che mai abbiano insieme spasimato nei piaceri del senso. Ma non per questo è men vero che la natura destina l'albero a tramandare la sua vita per mezzo dei semi, come accende il fuoco dell'amore perchè tramandi il calore della vita. Nello stesso modo con cui la vita d'una pianticella si prolunga, quando le si impedisce di portar fiori o frutti; così la vita dell'amore si protrae assai più a lungo, quando si accontenta di porgerci le foglie sempre verdi delle gioie platoniche. Quando la pianta ha dato i suoi frutti, il fine della natura è raggiunto, e se la vita, e conseguentemente l'amore, si prolunga ancora, ciò si deve alla generosità della provvidenza.
Se fosse possibile rappresentare in un museo tutto quanto riguarda l'amore, si avrebbero nella cameretta, che serve da anticamera, tutte le tiepide speranze, tutte le divinazioni del sentimento, e le beate incertezze dei primi momenti, nei quali il cuore incomincia a battere più forte, e un'angoscia indefinita fa trarre lunghi e frequenti sospiri. Le continue correnti di quelli che passano, assieme al calore naturale dell'ambiente, producono rapidi squilibri di temperatura che fanno alternativamente rabbrividire e sudare. A questa prima anticamera tengono dietro varie altre sale nelle quali le correnti si fanno sentire assai meno e la temperatura riesce più tepida e uniforme. In esse sono varietà infinite di sospiri, che si fanno sempre più profondi e più calmi; alcuni sorrisi incerti assieme a parole seguite da volumi di commenti; collezioni intere di fiori secchi, di bottoni da guanto, di nastri, di fazzolettini e di tutti gli altri infiniti oggetti, che si vedono custoditi con religiosa cura. La temperatura dell'ambiente sale di tanto da non potersi più chiamare tepida. Vi si trovano raccolte alcune strette di mano e infinite immagini di sguardi infuocati, di brividi incerti di voluttà. La biblioteca di questa prima sezione contiene centinaia di volumi di solitarie aspirazioni o di lettere timide e appassionate, non di rado dei versi. Nel visitare questa prima parte del museo si è sempre soli; perchè anche quando si parla o si stringe la mano, si comunica a distanza coll'essere amato, dal quale ci separa ancora un enorme spazio. La seconda sezione del museo occupa il centro dell'edifizio, e ha per motto la prima persona attiva o passiva di un verbo, che nella grammatica spetta alla prima coniugazione ed è regolare, ma che nel mondo morale è il verbo più irregolare che mai si conosca. Qui il clima è cambiato: non più correnti di arie fredde e calde che cozzano fra loro, ma una atmosfera oscillante e profumata che preme e vellica il cuore. Qui siamo assolutamente all'equatore, e gli odori più inebrianti dei fiori e delle droghe dei tropici fanno provar deliri e vertigini. È qui che si cammina sempre con un altro essere, è qui che la ebbrezza dei sensi e la tempesta del cuore fanno vibrare con tanto strazio di voluttà tutti i nervi al minimo contatto, come i sentimenti riescono esaltati dalla minima onda che li commuova. Il fremito di una veste di seta suona all'orecchio più caro di un'armonia soave, come il profumo vellutato di una parola d'amore solletica il cuore ad una vera commozione. Le camere di questa seconda sezione sono infinite di numero e varie di grandezza, di forma e di ornamenti. In esse si sospira, si singhiozza, si freme, ma non si parla. Non vi si sente che il molle fruscio del velluto e delle pellicce. Oppure, dove l'aria è meno calda, l'allegria più vivace distribuisce piaceri più tiepidi e rumorosi. Là si balla, si ride, si suona. Oppure ancora, dove l'aria è rinfrescata dalle brezze della mente, si parla a lungo del passato e dell'avvenire, e si riposa, con la lettura e con lo studio, dalle violenti emozioni della musica tempestosa udita altrove, o dall'abuso dei bagni caldi di vapore amoroso. Vi sono ancora alcune sale destinate all'esercizio dell'armi, dove l'uomo combatte e la donna si difende, e si passa il tempo nei giuochi più ameni della scherma. Più d'una volta la lotta si accende tanto animata e tanto si ravviva, che gli avversari arrivano a ferirsi; ma le ferite sono sempre rimarginate da un balsamo soave che, istillato sopra di esse, produce una nuova e sconosciuta voluttà. In questa parte di ambiente non si può vivere soli, ma non si può vivere che in due. I rumori del mondo vi possono arrivare; ma non distraggono mai dalle loro occupazioni i beati mortali che vi passano la vita. L'ultima parte del museo è costituita da un appartamento addobbato con modesta eleganza, e dove il calore quasi sempre uniforme non esce mai dai limiti del temperato. Là si trovano tutte le calme e soavi compiacenze dell'amicizia amorosa, tutti quei piaceri squisiti ridotti dalla natura al grado di diluizione necessaria per essere sopportati a lungo dal delicato cuore umano. Là si passa la vita or soli ed or accompagnati, ma sempre calmi e tranquilli. Il museo delle gioie dell'amore presenta come appendice un gabinetto archeologico, dove si osservano i baci fossili, i sorrisi pietrificati, e una collezione infinita di medaglie più o meno interessanti di affetti che appartengono tutte ai tempi storici. Là si vedono molte coppie sorridenti passare in rivista le preziose raccolte, e si commentano quelle reliquie. Il bisbiglio che si sente continuamente in quel gabinetto è incredibile, e ciò si deve al difetto proprio dell'età dei visitatori. Qualche volta però alcuni di essi sono soli, e per lo più silenziosi; si arrestano allora a lungo davanti a una ciocca amorosa di capelli, o dinanzi a un vecchio ritratto. In questa parte del museo vi sono raccolti moltissimi piaceri che spettano alle gioie tristi.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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