Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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L'apoteosi dell'amicizia più completa è costituita dal genio della mente che abbraccia il genio del cuore. Perchè si verifichi questo sentimento si deve, però, trovare un uomo così grande nel sentimento che non invidi il genio e lo intenda, e un uomo così grande nella mente che possa rispettare il cuore senza sorridere. Altre volte invece l'amicizia nasce dall'accordo di due passioni vivissime indirizzate allo stesso scopo. Un uomo, dopo aver meditato a lungo sul problema della vita, sceglie il suo sentiero e suda sull'opera che si è proposta a scopo di tutta la vita. Nelle vicende del lavoro si urta con un fratello che s'indirizza alla medesima meta. Sono due uomini generosi, si dànno una stretta di mano e diventano amici. L'associazione del lavoro, la fratellanza di opinioni, il servizio comune sotto la stessa bandiera sono altrettante cause capaci di far nascere un'amicizia, e tutte si possono raggruppare in una sola classe. Altre volte ancora il contrasto di due caratteri diversi fa nascere l'amicizia. Un uomo violento, ma generoso, trova nell'amico pacifico e paziente un individuo sul quale sfogare in modo innocente le sue esuberanze. Un uomo cavilloso e appassionato, amatore delle discussioni e delle polemiche, ma avversario implacabile delle contraddizioni, trova in un amico compiacente una sorgente inesauribile di gioie. Un uomo generoso trova infine in un amico egoista un vuoto da riempire, un idolo da adorare, un altare su cui ardere i suoi incensi, rimasti da lungo tempo intatti nei tesori del suo cuore. Chi volesse indagare tutte le cause che possono ispirare in due uomini il sentimento dell'amicizia, dovrebbe studiare a lungo e profondamente il cuore umano; e quand'anche egli scrivesse la storia delle sue ricerche in un'opera di cento volumi, non potrebbe vantarsi di aver dato fondo alla materia. Tutti i libri che parlano del cuore umano, siano opuscoli o volumi in folio, siano elementi o trattati, schizzi o storie, sono sempre frammentari; sono sempre pietruzze irregolari e angolose tolte da un mosaico immenso, del quale nessun uomo finora ha dato il disegno completo. La prima condizione essenziale ad ispirare amicizia in due uomini è ch'essi si intendano. Non è necessario che la maniera di sentire e di pensare sia identica; ma è però indispensabile che sulla parte integrante che costituisce il telaio delle opinioni morali i due amici vadano d'accordo. Anche quando l'amicizia è nata dalle stesse cause, può essere di natura molto diversa secondo la condizione reciproca dei due uomini che la provano. L'elevatezza della mente influisce assai meno della generosità del cuore a far grande un'amicizia: e se non da ambo le parti, almeno da una di esse è sempre necessario che vi sia un cuore che palpiti generoso. Fra due uomini deficienti di cuore l'amicizia è impossibile; mentre fra due uomini generosi questo sentimento può arrivare al grado di fiamma che divampa luminosa e splendida. In ogni modo, in tutti i suoi gradi e in tutte le sue forme, l'amicizia è sempre un sentimento nobile ed elevato, e sebbene venga ad ogni momento prostituito da molti, non può a tutti impartire le sue gioie delicate. I vili e i cattivi non possono aver amici. Gli egoisti ne mancano quasi sempre, e non arrivano a trovarne che quando con la grandezza della mente si fanno perdonare la piccolezza del cuore. In questi casi le fantasmagorie dell'immaginazione e i giuochi di luce del genio possono tener luogo delle emanazioni del cuore, e l'amicizia è ancora possibile.
I piaceri che ci procura quest'affetto sono innumerevoli, e sebbene improntati ad un carattere speciale, sono comuni a tutti i sentimenti benevoli. La gioia generale che, a guisa di atmosfera, abbraccia in sè tutti i piaceri minori, è il conforto di non sentirsi soli, su questa terra, di vivere doppiamente delle sensazioni di un altro uomo riflesso in noi, e dei nostri atti morali riflessi in lui. Dal momento in cui due uomini si son dati una stretta di mano, che non si dà che ad un amico, essi non possono compiere la più piccola azione senza ch'essa si rifletta nel cuore dell'altro, che ne partecipa come se fosse sua; e così vivendo di una vita comune, respirano, senza saperlo, le emanazioni di due coscienze. Questa comunanza di idee e di affetti sparge sulle azioni anche le più indifferenti un'attrattiva particolare, che rende cara ogni occupazione, quando viene partecipata dall'amico. Da questa fonte provengono tutte le gioie dell'amicizia. Questi piaceri calmi ma soavi, piccoli ma ripetuti, spandono una attrattiva particolare su noi, rendendoci tollerabili le continue piccole miserie della vita. Dal primo sbadiglio, col quale allo svegliarci si incomincia a presentire una triste giornata, fino all'ultimo stender lento delle braccia con cui si chiude un giorno noioso o nullo, l'amicizia è sempre pronta a consolarci e a distrarci. Ora rompe la nostra triste meditazione con un'insolente ma amabile sbrigliatina; or ci distrae con un lungo e vivo cicaleccio; or ci impone di ridere e di camminare, facendo da madre e da maestra. Le piccole gioie dell'amicizia non sono assolutamente riservate ai preziosi momenti della beata solitudine in due; ma spargono qualche fiore anche nelle circostanze in apparenza più sfavorevoli. Due amici si trovano disgiunti e allontanati nella folla: non possono forse indirizzarsi la parola, ma uno sguardo solo basta a provare una ineffabile compiacenza, quando i loro occhi s'incontrano senz'essersi invitati al saluto; quando uno stesso bisogno, sorto a un tempo in entrambi, li obbliga a cercarsi per scambiarsi un sorriso di critica o di lode, un fremito di piacere o un sospiro di noia. La comunicazione a distanza di due uomini che si intendono con uno sguardo in mezzo ad una folla di estranei, è sorgente di una gioia purissima e scintillante. Il pensare e il sentire la stessa cosa nello stesso tempo, e l'incontrarsi a vicenda con un sorriso di compiacenza e di sorpresa è una delle piccole delizie che rallegra spesso due uomini che si intendono a fondo e si amano. Le grandi gioie dell'amicizia costituiscono alcuni dei più preziosi gioielli dei tesori del cuore; e sono feconde di tale voluttà, che chi ebbe la fortuna di provarne una sola, si commuove al solo richiamarla alla mente. E chi non sente battere più forte il cuore alla sola idea di un amico che, dopo aver per lunghi anni aspettato il fratello d'elezione da lui disgiunto per immenso spazio di terreno, a un tratto lo vede apparire, sano, allegro, palpitante di affetto? In quel momento gli spasimi non mai dimenticati dell'ultimo saluto, e tutte le ineffabili reminiscenze del passato, si precipitano in folla verso il presente e si confondono col delirio della gioia tumultuosa inaspettata e veemente che inonda e soffoca il cuore. Gli occhi cercano di incontrarsi e di guardarsi, ma il velo delle lagrime ricopre l'orizzonte di una nebbia calda e vaporosa. Le labbra cercano di articolare una parola; ma non arrivano che allo sforzo di un bacio lungo, intenso, affettuosissimo. Le braccia si stringono e ravvicinano i due cuori che, palpitanti, concitati, battono l'uno contro l'altro. Chi è incapace di amare a questo modo e di delirare di queste gioie, non si rifiuti ad ammetterle, nè creda esagerato il mio quadro, che è anzi incompleto. Un'altra fra le gioie più grandi, delle quali è fecondo il santo affetto dell'amicizia, è il conforto che presta nella sventura. Noi ci troviamo in mezzo ad una fra le tante burrasche che agitano il mare della vita: sbattuta a lungo, e a lungo contrastando contro l'impeto de' flutti, finalmente la fragile navicella urta e si sfascia contro uno scoglio. Noi ne siamo i miseri naufraghi. Non importa d'onde venisse, nè quale fosse il vento che infranse i nostri alberi, che squarciò le nostre vele. Fu l'invidia degli uomini o la crudeltà del destino? Fu la mancanza di fede o l'abuso della vita? Non importa! Siamo sfiduciati di tutto; non possiamo sopportare lo spasimo del dolore che ci penetra fino nella midolla delle ossa, e ci fa rizzare i capelli sul capo. Straziati, torturati, vorremmo essere inghiottiti dal mare che, quasi a zimbello, ci ballonzola sulle sue onde, minacciando ad ogni momento di infrangerci contro lo scoglio della disperazione, e ad ogni istante con una crudele pietà ce ne allontana. E chi, allora, in mezzo alle nostre maledizioni e ai nostri tormenti, chi ci si avvicina pietoso, e soccorrendo le nostre deboli forze, che si ribellano contro la vita come contro la morte, ci depone nella navicella di salvataggio e ci porta al lido? Chi sostiene allora l'ingiusto furore che ingiuria il salvatore e la misericordia e la provvidenza? Chi ci riasciuga e ci riscalda? Chi riesce a calmarci ad un sonno, nel quale devono spegnersi le ultime onde delle nostre passioni? È il nostro amico, che, non avendo potuto scongiurare l'impeto della procella, nè tarpar le ali ai venti, ci ha seguiti con trepida angoscia sulla navicella di un affetto che mai non naufraga; è l'amico che sta ora intento o paziente col capo chino sopra di noi, spiando gli aneliti del nostro cuore e commentando coll'avida impazienza dell'affetto ogni nostro movimento, ogni nostro sospiro. E appena noi, confortati da un sonno benefico, riapriamo gli occhi alla luce, è l'amico nostro che ci sorride per primo, e ci accarezza, e ci richiama al sorriso e alla gioia. I piaceri dell'amicizia rendono insensibili a molte gioie grossolane, ed elevando il gusto morale a un sommo grado di squisitezza, educano le facoltà più nobili della mente e del cuore. Esse possono bastare a rendere gradita la vita, per cui più d'una volta guariscono dallo scoraggiamento ed eccitano al lavoro ed all'operosità. In questo modo sono stati salvati non pochi che altrimenti si sarebbero consumati nell'ozio con cinismo ed apatia. Finchè si ha un amico, non si deve disperare della vita, e soltanto quando tutti gli uomini ci saranno divenuti indifferenti, e noi ne misureremo il valore dal vantaggio che se ne potrà ricavare, allora soltanto potremo fare i funerali al nostro cuore, perchè esso sarà morto, inevitabilmente morto. Le piccole gioie dell'amicizia possono rallegrare anche la vita del fanciullo, ma i piaceri più elevati non sono concessi che al giovine; all'adulto e al vecchio. In generale l'amicizia più calda e più generosa si prova nella primavera della vita; ma come si può serbarci generosi fino alla estrema vecchiaia, così si può godere fino alla decrepitezza delle gioie più delicate e sublimi di questo sentimento. La donna gode dei tesori dell'amicizia assai meno dell'uomo, perchè la formidabile passione dell'amore, che in lei regna sovrana, le piccole invidiuzze, le rivalità latenti, mille frivolezze suscettibili di disappunti, le impediscono il più delle volte di amare un'amica con tutto l'ardore. L'amicizia è possibile in tutti i paesi e in tutti i tempi; la civiltà però può esercitare una minima influenza sulle sue gioie più grandi e più sublimi che si fondano sulla generosità del cuore, e non sulla cultura della mente.
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