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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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Il sentimento sociale che noi proviamo per tutti gli uomini indistintamente, a uguaglianza delle altre condizioni fisiche e morali, ci procura gioie molto diverse, secondo che chi ce le ispira ci è più o meno simpatico. Senza sapercene dare la ragione, molte volte, al solo vedere un individuo, noi proviamo o un senso di repulsione o un'indifferenza assoluta, o più spesso un piacere vivo e particolare, e siamo trascinati da una forza misteriosa a dimostrargli il nostro affetto e a farci a lui vicini. Per lo più la simpatia nasce contemporaneamente in due individui, e il piacere che ridesta nell'uno la vista dell'altro fa nascere in entrambi il bisogno di vedersi spesso, di cercarsi, di parlarsi, ed essi diventano due amici. Il sentimento sociale, che esiste sempre in noi allo stato di potenza, può ridestarsi ad un tratto, procurarci una gioia, e poi ritornare nella solita sua calma. Così, mentre forse noi siamo immersi nella meditazione intellettuale più profonda, o godiamo di uno spettacolo della natura, il nostro orecchio è ferito dalla invocazione di un uomo che chiede l'elemosina. Allora il sentimento sociale, ridestato dalla sensazione dell'orecchio, ci fa mettere la mano al borsellino, e, mentre porgiamo una moneta al mendicante, leggiamo sul suo volto la riconoscenza e la gioia, che ci procurano un piacere. Subito dopo la scintilla di gioia si è spenta, e noi, continuando la nostra passeggiata, non ci troviamo più in alcun rapporto morale coll'uomo che abbiamo soccorso. Ma se il giorno seguente, ripassando per lo stesso luogo, noi sentiamo ancora la voce querula del mendicante e poniamo ancora mano alla borsa, incominciamo a fare un passo verso una consuetudine, e la scintilla di gioia che proviamo incomincia a diventare una corrente; ed anche dopo qualche tempo, sebbene lontani dal mendicante, possiamo pensare a lui con compiacenza. D'altra parte, se il mendicante non è un semplice mercante che vende lacrime e lamenti per averne senza fatica il pane della vita, s'egli ha un cuore che sente, e s'egli riesce a distinguere, nel palpare la nostra moneta, ch'essa è calda d'affetto e che differisce dalle altre che sono gelate dal fiato della vanità, egli penserà a noi con piacere, e vedendoci arrivare ci distinguerà con un sorriso che noi potremo saper leggere e interpetrare. Per quanto siano fuggevoli e delicati questi rapporti che ci legano, se essi si ripetono a lungo, noi potremo amarci e diventare, forse, amici. La simpatia e la beneficenza sono le due fonti primitive dell'amicizia, la quale nella sua essenza si può definire per lo scambio di due sentimenti sociali molto vivi. Quando due persone, per una ragione qualunque, si rimandano spesso scintille di gioia, queste vengono poi a formare una corrente continua, una vera atmosfera che abbraccia in sè due esistenze. Allora l'uomo che ama, vive, almeno in parte, di una vita doppia; e, conservando nel suo cuore l'immagine dell'amico, sente i palpiti di un altro cuore a cui rimanda i fremiti del suo. Chi vuole che per ciò sia necessaria un'identica natura morale a costituire due amici; chi pretende invece che il contrasto dei caratteri favorisca l'amicizia: mentre altri, forse più diligenti osservatori, ci insegnano che un amico è complemento dell'altro, e che le facoltà di entrambi sommate insieme formano un'unica natura complessa, un tutto più o meno armonico. Basta però la più superficiale osservazione della vita che ci circonda per dimostrarci che l'amicizia può scaturire da sorgenti molto diverse, e che, avida di spazio, essa vaga libera in larghissimo campo, diffondendo a piene mani le sue gioie fra gli uomini i più somiglianti e i più dissimili. Non tutti gli uomini sicuramente possono essere amici fra loro, quantunque possano essere tutti onesti e dotati di delicato sentire. Due persone per ispirarsi il sentimento dell'amicizia devono convenire, almeno fino a un certo punto, nell'età e nelle proporzioni del sentimento e della mente. Nelle diverse età della vita si parlano lingue diverse, si battono diversi sentieri, si vive sotto un diverso cielo. Fra gl'individui d'età troppo disparata l'amicizia è impossibile; e quando questo nome si adopera ad indicare l'affetto che lega il vecchio al giovane, il fanciullo all'adulto, si commette un errore di logica. Il sentimento più vivo può riunire questi esseri diversi, ma esso non è costituito che dalla venerazione, dal rispetto, dalla riconoscenza o dalla stima. II calore di due esistenze si confonde per non costituire che una sola temperatura, un solo clima, nel quale vivono due esseri. Anche quando uno di essi si allontana, la sua immagine morale rimane al posto abbandonato; e l'amico la contempla con lo spirito, l'accarezza come si accarezza una cosa viva, la bacia con trasporto e ne sente il tiepido calore che emana solo dalle cose vive e da quelle che sono amate. Questo è l'affetto che lega due persone nel santo nodo dell'amicizia. Come l'età, così la soverchia distanza morale o intellettuale può frapporre un ostacolo insormontabile a ravvicinare due in modo da farne due amici. Qui però la difficoltà è minore. Ora lo sguardo affascinante del genio può a poco a poco avvicinare a sè un uomo che si trovava lontano e perduto nella folla; mentre altre volte la tiepida e profumata emanazione, che spira da un cuore sublimemente delicato, ravvicina a sè il cinico che cammina per vie battute e solo. Questa è anzi una delle forme più perfette e ammirabili dell'amicizia.

L'apoteosi dell'amicizia più completa è costituita dal genio della mente che abbraccia il genio del cuore. Perchè si verifichi questo sentimento si deve, però, trovare un uomo così grande nel sentimento che non invidi il genio e lo intenda, e un uomo così grande nella mente che possa rispettare il cuore senza sorridere. Altre volte invece l'amicizia nasce dall'accordo di due passioni vivissime indirizzate allo stesso scopo. Un uomo, dopo aver meditato a lungo sul problema della vita, sceglie il suo sentiero e suda sull'opera che si è proposta a scopo di tutta la vita. Nelle vicende del lavoro si urta con un fratello che s'indirizza alla medesima meta. Sono due uomini generosi, si dànno una stretta di mano e diventano amici. L'associazione del lavoro, la fratellanza di opinioni, il servizio comune sotto la stessa bandiera sono altrettante cause capaci di far nascere un'amicizia, e tutte si possono raggruppare in una sola classe. Altre volte ancora il contrasto di due caratteri diversi fa nascere l'amicizia. Un uomo violento, ma generoso, trova nell'amico pacifico e paziente un individuo sul quale sfogare in modo innocente le sue esuberanze. Un uomo cavilloso e appassionato, amatore delle discussioni e delle polemiche, ma avversario implacabile delle contraddizioni, trova in un amico compiacente una sorgente inesauribile di gioie. Un uomo generoso trova infine in un amico egoista un vuoto da riempire, un idolo da adorare, un altare su cui ardere i suoi incensi, rimasti da lungo tempo intatti nei tesori del suo cuore. Chi volesse indagare tutte le cause che possono ispirare in due uomini il sentimento dell'amicizia, dovrebbe studiare a lungo e profondamente il cuore umano; e quand'anche egli scrivesse la storia delle sue ricerche in un'opera di cento volumi, non potrebbe vantarsi di aver dato fondo alla materia. Tutti i libri che parlano del cuore umano, siano opuscoli o volumi in folio, siano elementi o trattati, schizzi o storie, sono sempre frammentari; sono sempre pietruzze irregolari e angolose tolte da un mosaico immenso, del quale nessun uomo finora ha dato il disegno completo. La prima condizione essenziale ad ispirare amicizia in due uomini è ch'essi si intendano. Non è necessario che la maniera di sentire e di pensare sia identica; ma è però indispensabile che sulla parte integrante che costituisce il telaio delle opinioni morali i due amici vadano d'accordo. Anche quando l'amicizia è nata dalle stesse cause, può essere di natura molto diversa secondo la condizione reciproca dei due uomini che la provano. L'elevatezza della mente influisce assai meno della generosità del cuore a far grande un'amicizia: e se non da ambo le parti, almeno da una di esse è sempre necessario che vi sia un cuore che palpiti generoso. Fra due uomini deficienti di cuore l'amicizia è impossibile; mentre fra due uomini generosi questo sentimento può arrivare al grado di fiamma che divampa luminosa e splendida. In ogni modo, in tutti i suoi gradi e in tutte le sue forme, l'amicizia è sempre un sentimento nobile ed elevato, e sebbene venga ad ogni momento prostituito da molti, non può a tutti impartire le sue gioie delicate. I vili e i cattivi non possono aver amici. Gli egoisti ne mancano quasi sempre, e non arrivano a trovarne che quando con la grandezza della mente si fanno perdonare la piccolezza del cuore. In questi casi le fantasmagorie dell'immaginazione e i giuochi di luce del genio possono tener luogo delle emanazioni del cuore, e l'amicizia è ancora possibile.

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