Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Se l'uomo, accolto sotto un tetto ospitale, narrando i propri casi, dimostra di essere oppresso da un dolore o da un bisogno, che vengono alleviati o sodisfatti dall'ospite benevolo questi esercita il proprio sentimento sociale nel modo il più completo soccorrendo e beneficando. L'uomo che estrae una spina dalle carni di un fratello ferito, che lo ha difeso dagli attacchi di una belva, o gli porge il cibo quando è affamato, esercita i primi atti della beneficenza, gustando, per la prima volta, le gioie più pure e più intense del sentimento sociale ridotto ad atto; o, con altre parole, prova il piacere della carità. Questa compiacenza è una delle più elevate e delle più generose, e si misura dalla gioia dell'uomo beneficato e dallo sforzo che noi dobbiamo esercitare a soccorrerlo. Nel modo diverso con cui si combinano questi due elementi, sta tutto il mistero del valore morale delle opere buone, il quale ha una scala di infiniti gradi. Allo zero di questo termometro del merito, che qui s'accorda col piacere, abbiamo l'egoista che accidentalmente con un atto semplicissimo produce un qualche beneficio di cui si rallegra, per la riconoscenza guadagnata a buon mercato e per passare da uomo benefico. Salendo sopra lo zero, troviamo tulle le gioie usuali e comuni della beneficenza, che si fanno col minimo sforzo e piccolo sacrifizio, e che si associano sempre a dosi più o meno grandi di amor proprio. Andando ancora più in alto, l'amor proprio impicciolisce, e il sentimento sociale si accontenta del premio della gratitudine; finchè nelle regioni più elevate della scala morale noi troviamo la gioia purissima, che si misura tutta dalla grandezza del sacrificio, e che nelle sue forme più ideali di perfezione non esige la più piccola ricompensa, fosse pur quella della sola nostra approvazione intima. A tanta altezza salgono pochissimi uomini; ma il loro sentimento spande intorno tanta pienezza di luce, che basta a rischiarare l'umanità intera, la quale si rallegra di avere in sè chi ne sublima la dignità avvilita da tanti egoismi e bassezze. L'uomo che si sacrifica al bene altrui prova sicuramente un immenso piacere, che non considera scopo del suo operare. Quand'egli sente palpitare il cuore al sentimento della compassione e sta per lanciarsi con sublime imprudenza nell'agone, si vede sbarrata la via dall'egoismo. Vacilla, si ferma e magari piange; sente l'umana debolezza e il pericolo della lotta, e spasimando forse di un dolore che non ha nome, supplica il cielo perchè voglia rinnovare il miracolo della vittoria di Davide contro Golia. Lotta aspra, dura e forte, ma, sopraffatto l'egoismo, quando egli stende la mano all'uomo che soffre, si asciuga prima il sudore della stanca fronte e stagna il sangue che stilla dalle ferite, onde non imporre al fratello il peso della gratitudine, nè ricompensare se stesso con un premio che lo abbasserebbe nella considerazione di se stesso. Se è vero che gli uomini generosi fanno il bene per procurarsi un piacere, si pongano tutti gli uomini a cercare queste gioie e noi avremo il paradiso in terra. I pochi eletti continuino intanto nelle loro lotte, perchè essi hanno la sublime missione di far brillare qualche gemma sul fango dell'umanità. I mediocri non si scoraggino, nè rinuncino a queste gioie, perchè vi sono sacrifizi di tutte le misure, che si adattano alle grandezze varie del cuore umano; e se essi non potranno sorridere al martirio della vita, potranno sempre arrivare a perdere un'ora di sonno o a far tacere per pochi istanti la voce dell'amor proprio a pro' di un fratello sventurato. Le gioie del sacrificio sono le più grandi fra i piaceri del sentimento. Esse sublimano tutti gli affetti più generosi, primo fra gli altri il sentimento della dignità, il quale esulta e s'innalza all'apoteosi più completa. Nel regno del cuore il sacrificio è la gioia più grande, o per lo meno una delle maggiori, che arriva in alcuni casi ad una tale altezza da potersi chiamare venerabile e santa. L'uomo che arriva a offrire se stesso in olocausto sull'altare di un sentimento, ci mostra lo spettacolo più imponente del mondo morale.
Il sentimento sociale si estrinseca ed esprime in mille modi, dalla stretta di mano al sacrificio del martire; ed essendo sempre grande e nobile, ci eleva colle sue gioie, rendendoci sempre più degni di aspirare a piaceri maggiori. Ne' suoi tesori tiene monete di rame, d'argento e d'oro per ogni tasca e per ogni scrigno. In quasi tulle le nostre azioni giornaliere noi spendiamo gli spiccioli di queste gioie parlando e lavorando cogli altri uomini; mentre spesso arriviamo a guadagnare qualche moneta d'argento, facendo qualche atto di beneficenza. Le gioie più rare e più sublimi del sacrificio non sono che di pochi e vengono rappresentate dalle monete d'oro. In ordine di valore morale precedono i piaceri della compagnia, poi tengon dietro quelli della consolazione, della beneficenza e del sacrificio. La donna gode, senza dubbio, molto più che l'uomo dei piaceri sociali, perchè la natura le ha dato un cuore più grande per compensarla del cervello più piccino; e perchè, affidando a lei i penosi doveri della maternità, la consacrava alle gioie sublimi del sacrificio. Ben di rado l'uomo può salire ai gradi maggiori della scala senza trascinare seco un immenso pallone di leggerissimo amor proprio. Egli si sacrifica spesso, ma vuole che il rogo che lo consuma spanda all'intorno una fiamma lucida e grande. La donna invece sa compiere nel silenzio e nell'oscurità i più sublimi sacrifizi, e arriva a sopportare intrepida le sue torture morali senza sospirare e senza inorgoglirsi. Molte volte la vita oscura di una povera donna è un martirio più splendido di quello dell'innocente che si consuma in un istante sotto la mannaia del carnefice. In tutte le età della vita il sentimento sociale ci procura le sue gioie. Il bambino smette spesso di piangere quando si vede vicina una creatura viva, e il vecchio nel letto di morte si consola nel veder piena la camera di parenti e di amici che piangono. Ma l'età de' sacrifizi più sublimi è sempre la giovinezza, e il sentimento sociale deve dare gioie più vive ai popoli inciviliti, che hanno occasioni più frequenti di esercitarlo. La differenza massima di questi piaceri è dovuta alla nostra costituzione morale, segnata dai gradi diversi dell'egoismo e dell'affetto. Alcuni egoisti non godono che scarsamente delle gioie pallidissime della compagnia degli uomini, mentre altri dedicano la loro vita alla beneficenza e al sacrificio.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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