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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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Gli animali più lontani da noi, come sarebbero gli insetti, i molluschi, i rettili e i pesci, ci interessano più dei corpi bruti, ma di rado possono ispirare in noi un affetto particolare. Noi indirizziamo loro l'emanazione del nostro cuore; ma essi non la possono sentire, e ritorna a noi ancor fredda, o resa appena tiepida dal contatto di un corpo vivo. Nei pochi casi nei quali possiamo agire moralmente sopra un animale inferiore, non è che con la paura. In alcuni casi eccezionali l'uomo è riuscito ad amare con trasporto una formica, un pesce, una tartaruga; ma, in questi casi, l'affetto poteva essere poco diverso da quello che si può sentire per un oggetto inanimato. Una bestia non si può amare di vero affetto se non quando è stretta a noi con qualche legame di affinità, non fosse che quello del sangue caldo. Allora i nostri occhi, possono cominciare a incrociare i loro assi con quelli dell'animale che ci sta davanti, e il raggio del nostro cuore può ritornarci con qualche nuovo elemento che non fu dato da noi. Anche quando un uccello o un coniglio, che stiamo allevando, non intenda la nostra voce e non ci ami, noi sentiamo sodisfatto il sentimento di simpatia che ci collega agli esseri vivi, e proviamo un piacere. Se poi l'animale distingue il suono della nostra voce, se egli arriva a guardarci, noi ci sentiamo intesi, e per la prima volta proviamo un vero piacere del sentimento di seconda persona. Noi siamo sempre la parte più attiva; ma la piccolissima parte che prende l'altro essere al nostro sentimento, dà al piacere un carattere tutto nuovo, che distingue i piaceri freddi dell'io dalle gioie tiepide del tu. Man mano che i rapporti scambievoli d'affetto vanno complicandosi, il piacere diventa maggiore, finchè negli animali domestici vediamo completarsi lo scambio degli affetti in un vero dialogo per lo più muto, ma assai espressivo; perciò il cane risponde alla nostra sollecitudine leccandoci le mani, saltandoci sulle ginocchia, dimenando la coda, e il cavallo nitrisce di gioia quando sente la nostra voce. In questo scambio d'affetti però noi non possiamo pretendere ad un equilibrio completo, nè con minor ragione alla gratitudine, per cui ci accontentiamo molte volte di un grano di simpatia per uno sfogo di sentimento. È per questo che noi possiamo amare anche il canarino, che ci saluta col suo canto per la sola speranza dell'usato biscotto; che accarezziamo con affetto il gatto, quantunque sia pronto ad abbandonarci domani, se la nostra casa non gli accomoda più. In ogni caso, però, il piacere cresce a dismisura man mano che l'animale ci paga una somma maggiore di affetto, la quale in alcuni rari casi può superare la nostra. È in questo modo che noi possiamo divenire debitori verso il nostro cavallo o il nostro cane. Il piacere essenziale che è a base di tutte le gioie procurateci dall'affetto alle bestie, è la simpatia che ci lega a tutti gli esseri viventi. È per questa sola ragione che noi, in difetto di migliori corrispondenti, parliamo cogli uccelli, coi rami e coi cavalli, effondendo in essi le nostre gioie e i nostri dolori. Noi abbiamo sempre bisogno di veder riflessi i nostri sentimenti, sia poi che, rinchiusi in una prigione, parliamo ad un ragno; sia che, liberi e felici, possiamo riporre il nostro affetto in una donna che ci adora. L'affetto alle bestie in tutta la sua purezza può venire sodisfatto in mille modi diversi, positivamente e negativamente. Così uno stesso passero può procurarci il piacere di accarezzarlo, o di prestargli la sollecita cura di una prigionia amorosa, o di liberarlo dagli artigli del gatto. In questo sentimento si comincia a misurare il grado dell'egoismo che accompagna sempre i moti più generosi del cuore. L'uomo che ama gli uccelli, ma più di essi il piacere che gli procurano, ii chiude in una gabbia; mentre spesso la donna delicata, che sa amare con minore egoismo, dimostra il suo affetto alle bestie col dar loro la libertà. Queste gioie però non sono quasi mai pure, e si associano ai piaceri del possesso e alle compiacenze dell'amor proprio. La vista, l'udito e il tatto vi prendono pure una gran parte, e ad altre circostanze pari noi amiamo l'usignuolo più del passero, l'elegante cane inglese più del brutto cane da pagliaio. II piacere ha poi un carattere molto diverso ma indefinibile, secondo la classe alla quale l'animale appartiene. Tutte le bestie a sangue freddo c'interessano, ma rare volte ci sono care; e non è che quando sono molto piccine, che noi possiamo averne compassione veramente affettuosa, ma che è sempre fredda. In generale, l'amore per esse è molto languido, e non differisce che di poco, secondo che si indirizza ad una lucertola o ad un pesce, a un baco da seta o ad una rana. Gli uccelli per la loro apparenza calda e piena di moto, ci interessano di più, e l'amore che si ha per essi rassomiglia, in generale, in un ordine molto inferiore, all'affetto che si porta ai fanciulli. Più d'una volta, vedendo saltellar davanti ai nostri piedi un passero vispo e irrequieto, noi lo seguiamo affettuosamente ne' suoi rapidi moti, e, cercando quasi con la fantasia di rinchiuderci in quel caldo corpicino, ci studiamo di immaginarci l'io di quella bella creaturina, tutta grazia e tutto moto. L'affetto per i mammiferi superiori varia assai secondo le singole specie, perchè lo sviluppo della loro intelligenza rende assai più marcata la loro individualità morale; è quasi meno vivace, ma più appassionato di quello per gli uccelli. In essi non è quasi mai la bellezza che c'interessa per la prima, ma la corrispondenza intelligente alle nostre sollecitudini. Il più brutto cane barbone può meritare da noi un affetto assai più intenso di un elegante e stupido cane inglese. L'affetto alle bestie può essere complicato da tutti gli elementi che valgono a rendere cari gli oggetti e gli esseri. Così un tale ha una grande simpatia per tutti i canarini, perchè uno di questi uccelli rallegrò col suo canto la sua prima fanciullezza. Un altro non può vedere una rana senza piacere, per aver sacrificato un migliaio di rane sull'altare della fisiologia, sua scienza prediletta. Un terzo non può vedere senza affettuosa riconoscenza una pulce, perchè una di esse accidentalmente lo risvegliò, mentre un tizio stava per provare a sue spese il piacere patologico di rubare. Infine un altro non guarda mai un baco da seta senza un senso di compiacimento perchè egli deve le sue ricchezze al prezioso bruco della China. L'affetto alle bestie è d'ordinario molto languido, e ci fa solo provare piaceri deboli o negativi, che noi sacrifichiamo facilmente ad interessi maggiori. Questo sentimento non ci impedisce certamente di essere carnivori, nè di uccidere ogni anno milioni di filugelli par procurarci il lusso della seta. Chi pretendesse di ridurci al regime vegetariano, e seriamente accusasse i fisiologi e i naturalisti dei loro assassini scientifici, meriterebbe di essere chiuso in un manicomio. In qualche caso, però, questo affetto cresce al grado di vera passione, e può procurarci le gioie più intense. Tutti possono aver conosciuto qualcuno per il quale l'affetto di un cane e le cure giornaliere prestate amorosamente ad un piccolo serraglio domestico formavano la più cara occupazione della vita. Questi piaceri sono di tutte le età, di ambo i sessi, di tutti i paesi, ma non di tutti gli uomini. Molti non hanno mai sentito il più languido affetto per gli animali e al di là della loro specie non vedono che buoi che si mangiano, belve che si uccidono, vermi che si schiacciano ed animali che si lasciano vivere. La donna invece, in generale, estende l'orizzonte dei suoi affetti fino agli estremi confini della natura viva, ed ella più d'una volta libera con pietosa sollecitudine un moscerino caduto nella rete di un ragno. Quante volte un insetto, che è per naufragare in una vasca, fa palpitare il cuore di una donna e le fa provare uno dei più vivi piaceri nel salvarlo nell'asciugargli le ali al sole e nell'accarezzarlo amorosamente. I vecchi amano in generale gli animali assai più dei giovani, i quali trovano già nei loro fratelli tanti affetti intensi che si dividono il loro cuore generoso.

Fra le questioni che si agitano ogni giorno, vi ha pur quella, se l'amore alle bestie sia un sintomo di buon cuore o di egoismo. Alcuni sostengono che chi ama con trasporto il suo cane ha un cuore sensibile e generoso; mentre altri, rammentando con un sogghigno il canarino e il gatto della vecchia cattiva e stizzosa, affermano che l'affetto alle bestie è prova d'egoismo. La ragione che divide in due campi i difensori e gli avversari dell'affetto animale consiste in ciò, che gli uni e gli altri confondono insieme due varietà molto distinte che presenta questo sentimento. Gli uomini di cuore delicato e generoso possono amare le bestie con trasporto; ma riservando i propri affetti ai loro fratelli, non concedono per lo più agli animali che una amorosa protezione, ed essi provano i massimi piaceri di questo sentimento nel difendere gli animali da chi li maltratta. Altri invece, egoisti per età o per natura, rifuggendo dagli affetti che esigono il sacrificio insopportabile della gratitudine, si dedicano con passione a prediligere un cane, un gatto o un canarino, e giungono ad amarli fino al delirio. A questa seconda classe di amanti del regno animale spettano le più rabbiose zitelle, i celibi più insopportabili e altri eccentrici individui, che, mentre fanno, ad esempio, dormire il proprio cane sotto le molli piume, e accarezzano il gatto sulle loro ginocchia, ucciderebbero un povero topo con furore, e vedrebbero impassibili cadere un bue sotto la mazza, perchè essi possono essere anche crudeli verso le bestie che non appartengono a loro. Fra queste due classi di uomini che amano fisiologicamente e patologicamente le bestie, stanno infiniti altri che provano piaceri misti, amando con predilezione un solo animale e odiando a morte molte altre povere bestie innocenti. In alcune poche eccezioni il cuore è così fecondo di affetto, che esso si espande con eguale generosità sopra il genere umano e sopra il regno animale; e più d'una volta la mano, che prodiga le più sollecite cure al cane e che accarezza con delirio il gatto, si stende generosa anche al povero che soffre. Le carezze sono uno dei segni più comuni, co' quali si dimostra l'affetto alle bestie. Il bacio non è fisiologico che quando si invia da lontano, o si concede ad animali che non possono corrispondervi, come sarebbero gli uccelli: in questo caso nulla è più seducente di due labbra fresche e rosee, che scherzano col becco di un canarino. In tutti gli altri casi il bacio è morboso. La patologia di questi piaceri consiste quasi tutta nella loro esagerazione o nella prostituzione dell'affetto ad animali schifosi, che fanno ribrezzo o paura. L'uomo che riesce ad amare con trasporto un rospo o un lupo, prova piaceri morbosi, perchè egli non può partecipare agli altri le sue gioie senza obbligarli a soffrire. Il naturalista può ammirare finchè vuole una salamandra, e il filosofo può contemplare con delirio un lumacone; ma l'uomo fatto colla pasta ordinaria non può amare questi esseri senza avere il sentimento del bello in uno stato di leggera malattia. Altrettanto patologico è l'affetto che alcune donne portano ad animali, pel solo fatto che poi ne abusano per la sodisfazione di piaceri erotici e sessuali. Come abbiamo già detto a questo riguardo, tali piaceri, però, se sono di una intensità talvolta spasmodica, sono anche da riprovare, perchè debilitano l'organismo in modo irreparabile, e conducono ad una vecchiezza precoce con tutti i suoi acciacchi.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO