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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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L'uomo che si fa colpevole di un vero peccato di falsificazione di firme morali, sostituendo la parola mio a tutti gli altri pronomi possessivi, è un ladro. Quando il furto è commesso per puro interesse, l'uomo deve lottare col sentimento del dovere e con altri affetti più o meno nobili, per cui la vittoria del male sopra il bene non può essere accompagnata dalla più piccola soddisfazione. È solo dopo una lunga carriera nel vizio che la frequenza della colpa riesce a render quasi nulla la voce del bene, che si fa appena sentire tremula e fioca, e il ladro riesce a godere nel possesso di una cosa che non è sua. In qualche raro caso però il furto riesce piacevole anche nelle prime prove, perchè soddisfa un bisogno patologico che nasce da un sentimento morboso primitivo che domanda imperiosamente dalla nostra volontà esercizio e vita. Allora, anche nella prima fanciullezza, l'uomo ruba i balocchi de' suoi fratelli, i libri de' condiscepoli, e, scoperto da' suoi educatori, si spaventa, ma non si corregge, e diventando più astuto, persevera con maggiore circospezione nel male. L'uomo ladro per istinto deve però sempre transigere coi sentimenti buoni, che sono in lui almeno allo stato embrionale, ed egli comincia il più delle volte col rubare oggetti di piccolissimo valore, in modo da ridurre la riprovazione intima ai minimi termini. Più tardi concede al suo colpevole bisogno maggiori soddisfazioni; ruba cibi, balocchi, libri, utensili, gioielli, e non pago di andare avanti nella scala degli oggetti comuni, ruba tutto con piacere, finchè da ultimo si trova faccia a faccia col denaro, unica cosa che fino allora avesse rispettata il suo sentimento di proprietà. Pare che la più piccola moneta rappresenti in sè maggior diritto di possesso di qualunque altro oggetto, e per i ladri novizi forma da sola un campo vergine che esige ancora la lotta primitiva del bene e del male. Il piacere elementare di ogni furto fatto per istinto consiste nella sodisfazione illegittima del sentimento di proprietà, e del bisogno primitivo di conquista arbitraria di un oggetto difeso e custodito. L'essenza della gioia di rubare consiste in una indebita compiacenza di riuscire in una bassa azione, e di deludere chi veglia continuamente alla custodia della proprietà. È per questo che il piacere cresce tanto più difficile è il furto, e quanto più paziente e tenebroso è il raggiro che ci ha resi illegittimi possessori della cosa altrui. Il ladro artista è soddisfatto soltanto allorchè con un mirabile colpo di mano, degno del più abile borsaiolo, invola dalle tasche altrui un oggetto in pieno giorno, in mezzo alla folla più numerosa, e vede la sua vittima continuare impassibile la sua via, credendosi ancora inviolata ne' suoi diritti di possessore. Questa gioia semplice o intensa può servire di tipo ai piaceri più complessi dei ladri, che vengono stimolati dall'amor proprio, dall'amore della lotta, o dalla complessità del rischio. La smania teorica di rubare può associarsi ai sentimenti più nobili, e diventa soltanto una colpa quando passa nel campo della pratica. Io conosco un giovane medico che si compiace infinitamente di trafugare dalle tasche dei suoi amici fazzoletti, libri, orologi, e che ride di una gioia vivissima quando, dopo aver assaporato per pochi momenti la innocente gioia di veder confusi i suoi derubati, corre a far loro la restituzione. Questo non gli impedisce di essere uno dei migliori galantuomini e dei cuori più generosi ch'io abbia mai conosciuto. L'amore del furto è, fortunatamente, una malattia sporadica che non arriva mai a farsi epidemica, e che compare qua e là nei due sessi e nei diversi paesi senza regola e senza misura. La civiltà può influire sul numero dei ladri di professione, ma non nella statistica dei dilettanti dell'arte, i quali nascono spontanei come i geni e da soli si sviluppano, arrivando qualche volta a un grado molto pericoloso di perfezione. Quando la presenza di estranei non impedisce al ladro di esprimere le sue gioie, egli ride di cuore, o sorride, o si frega le mani; ma in qualunque modo la sua fisonomia presenta sempre un'aria maliziosa, che svela il carattere morboso della sua gioia. Più d'una volta egli burla la persona derubata, come se fosse presente, arrivando in questo modo a render ridicola a' suoi occhi una disgrazia che deve far soffrire gli uomini dabbene, offendendo in loro il sentimento del giusto.

CAPITOLO XIV.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO