Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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La patologia dello spirito di raccolta è formata sempre da un unico oggetto, che non si può accumulare senza colpa, e senza che il passionato specialista venga accusato dall'opinione pubblica, che per lui ha creato la parola particolar di avaro. Le monete si possono raccogliere senza colpa dal numismatico, quando appartengono alla scienza. L'avaro invece predilige le monete moderne, e misura il valore morale delle sue raccolte coi listini correnti della Borsa. Egli preferisce sempre l'oro all'argento, e nasconde il suo tesoro numismatico agli occhi dei profani, mostrandosi contrario in ciò a tutti gli altri raccoglitori. Egli però non ha in questo un gran torto, perchè nessun'altra collezione può pretendere a un numero così grande di dilettanti. Si può anzi dire che i suoi oggetti formano una specialità universale, e che tutti si compiacciono di una raccolta d'oro e d'argento coniato. L'unica differenza consiste in ciò: che l'avaro arresta ne' suoi scrigni il corso del danaro, ch'egli ama contemplare in calma; mentre tutti gli altri si compiacciono di metterlo in circolazione, con tutti i benefici che ne derivano. La vita morale dell'oro si può rappresentare nel suo complesso con uno spettacolo di fantasmagoria. Dapprima incerta e piccina, la smania di possedere diventa grande, grandissima, gigantesca; palpiamo amorosamente la moneta per un istante, ma essa si allontana, e ci abbandona per correre in altre tasche, che l'attendono impazienti, ma dalle quali spiccherà presto un altro volo. Non è che l'avaro il quale arresta il corso dell'elemento il più volubile e il più mobile, e chiudendolo nei suoi robusti scrigni, lo castiga dei lunghi viaggi. Nè l'immagine è iperbolica o falsa, perchè l'avaro, nella sua gioia di possedere, sente una vera compiacenza nell'arrestare il movimento delle monete. Per lui il denaro è vivo, e tiene con esso lunghi e misteriosi colloqui, perchè egli lo ama con trasporto e con delicatezza, come un amico, come un amante, e lo adora come dio della forza e della potenza. L'avaro è generalmente sempre vecchio; e s'egli ha i capelli neri e la pelle ancor fresca, è un mostro rarissimo, nato senza affetti. Egli ha già veduto tramontare l'uno dopo l'altro i soli della giovinezza, e le pallide gioie che risplendono ancora d'una luce fioca nel suo oscuro orizzonte non gli bastano. È allora che diventa avaro, e, raccogliendo i frammenti sparsi delle sue rovine morali, li appoggia sopra un sostegno ancor caldo, che comunica loro vita e calore. È il sentimento della proprietà, portato al delirio e sostenuto dall'onda del sagrifizio e dalla veemenza dell'affetto. La rabbiosa tenacità della vecchiaia, che non lascia mai cadere dai suoi artigli di ferro ciò che una volta ha afferrato, si accompagna coll'impeto della passione e coll'ardore del desiderio giovanile. Questo astro è l'ultimo sole che illumina i giorni estremi della vita, e tramonta con essa, brillando sempre d'una luce tanto più viva quanto più è vicina a spegnersi. L'uomo che aveva veduto fino allora nel suo cielo tanti astri, non vede altro che un unico sole; e se prima, nel culto de' suoi piaceri, era stato politeista, diventa ora deista puro e semplice. Le gioie dell'avarizia sono, in generale, più coltivate dall'uomo che dalla donna. Non saprei dire se gli antichi avessero un numero maggiore o minore di avari. L'abitudine al commercio predispose a godere di questi piaceri morbosi, e si può dire con sicurezza che gli Ebrei, i quali da lunghi secoli dovettero attenersi all'unica professione del traffico, devono a questa circostanza l'accusa tradizionale e verissima, salvo onorevoli eccezioni, di una continuata ed esosa avarizia. L'influenza di questi piaceri è pessima, e i sentimenti più nobili muoiono nel clima polare nel quale cresce prosperosa l'avarizia, che è la pianta più nordica che si conosca, eccettuando forse l'egoismo, del quale è degna sorella. La sua fisonomia è calma, e si esprime con sorrisi glaciali o con uno sghignazzare stridente. La mimica dell'avaro si concentra, del resto, quasi tutta nell'occhio che si bea de' raggi dorati, e nella mano che palpa intenta i dischi metallici.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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