;

Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


Vi ha però un oggetto che fa classe a sè, il quale procura le gioie maggiori del sentimento della proprietà. Quando lo facciamo tintinnare giocondamente nella nostra mano, sentiamo che è nostro più di ogni altra cosa, e che il pronome possessivo arriva in questo caso al grado superlativo. Il denaro riunisce in sè i piaceri ideali e calmi che ci procurano i beni immobili, e le gioie plastiche e vivaci dei beni mobili. Esso rimane immutato, se noi amiamo conservarlo nello scrigno; ma si trasforma in mille modi, se lo abbandoniamo alla vita burrascosa per la quale è nato, procurandoci in questo modo tulle le varietà di piaceri che si possono avere dal sentimento di proprietà. Esso è una formula materiale che ha in sè incarnati gli elementi dei due verbi prediletti dalla razza umana: l'avere ed il potere; è una cambiale che si paga sempre a vista in ogni tempo e in ogni luogo; è un gioiello che, brillando davanti alla nostra fantasia, suscita in un lampo la torma fremente dei desideri. Il facchino che ha ricevuto una mancia insolita con la mano in tasca fa saltellare la moneta d'argento, che suona più viva e briosa. Egli ascolta e con la fantasia passa in rivista la schiera de' suoi desideri. Il banchiere, che intento negli ultimi giorni dell'anno al bilancio del dare e l'avere, trova di aver guadagnato un milione, non vede nè palpa il denaro, ma si fa innanzi co' suoi desideri, e sogna nuovi piani, agogna nuove conquiste, che gli concedano vittorie più splendide sui campi tenebrosi ed irti di cifre de' suoi rendiconti. I piaceri che ci procurano i metalli nobili foggiati a moneta sono così complessi, che richiederebbero una lunga analisi. Essi comprendono alcune gioie dei sensi nello scintillare dell'oro e dell'argento, negli innocenti giuochi della mano che soppesa o che si sprofonda in un sacco di monete, nel tintinnio soave di una pioggia di scudi che ricadono nello scrigno, o nel frusciare dei biglietti da mille. Altre gioie offre il senso del possesso, e perfino il rigido intelletto si degna sorridere al scintillar dell'oro, e sogna biblioteche magliabechiane, viaggi transatlantici, e simili svaghi senza fine. Pare che l'oro sotto il più piccolo volume, possa presentarci la quintessenza di tutte le gioie, la formula che può riunire in sè tutte le possibili combinazioni dei desideri. L'uomo che possiede un prezioso gioiello non vede che l'oggetto, e non gode che di esso e per esso; mentre il raggio di luce che parte dalle monete, riflesso in noi, si prolunga all'infinito nel mondo esterno, per modo che diventa come uno specchio, nel quale vediamo muoversi tutte le gioie che, ridendo e danzando, ci invitano alla loro festa. Le gioie dell'avere sono di tutte le età, ma brillano della luce più viva quando l'uomo incomincia a discendere nella curva della parabola. Nella giovinezza predomina quasi sempre nel nostro libro mastro il dare sull'avere, mentre nell'età adulta e nella vecchiaia si osserva un rapporto contrario. Negli ultimi tempi della vita, dieci pagine bastano appena a contenere la partita dell'avere, mentre quella del dare si contiene tutta in poche righe, sempre tracciate con caratteri stentati e confusi; finchè poi viene la morte a ristabilire bruscamente l'equilibrio, portando tutte le cifre dell'avere sulla partita del dare. La donna possiede meno dell'uomo, ed il più delle volte non sa coniugare al singolare il verbo avere, il quale per lei si riduce alla prima persona del plurale.

L'influenza di questi piaceri non è benefica che quando essi si mantengono nel ristrettissimo cerchio fisiologico loro concesso, servendo come strumento preziosissimo dell'umana civiltà. Un numero infinito di uomini studia e lavora per avere, ed in tal modo questi pionieri lasciano ai posteri tesori preziosi di scoperte e di invenzioni, ch'essi accumulano nel corso delle lunghe e pazienti ricerche. L'espressione generale della fisonomia di queste gioie si può rappresentare con lo sguardo avido e fisso che contempla, e con la mano che ghermisce e tiene stretto. Fuori di questi due tratti caratteristici, non vi hanno segni specifici per questi piaceri. Quando possiamo esprimere la prima idea di possesso, allora la gioia riesce canna e quasi inavvertita, perchè ci assorbe a poco a poco, man mano che va sorgendo la ragione. In seguito un sorriso di ineffabile compiacenza, una lenta fregatina di mani, o un accoccolarsi tiepido e soddisfatto della persona possono esprimere il piacere. I gradi massimi di gioia però si provano nel passaggio improvviso e inaspettato dalla miseria alla ricchezza, nel qual caso essa può esprimersi con un vero delirio passeggero, che giunge talvolta ad una insanabile pazzia. Il piacere di diventare milionario con un biglietto di lotteria è uno dei più intensi che si possano provare; perchè ad un tratto tutte le gioie possibili si affollano allo stato di speranza davanti alla mente, e tutti i desideri, precipitandosi in massa, quasi a voler entrare pressantemente per una stretta porticina, fanno nascere un tale scompiglio in tutte le nostre facoltà, da indurci in uno stato di vera frenesia. A parità di circostanze, l'uomo che gode maggiormente nel diventare milionario non è il povero nè il ricco, ma l'uomo agiato. In ogni modo, l'uomo che soffocato ad un tratto da tanta gioia di possesso corre a precipizio per trovare i parenti e gli amici, coi quali possa scaricarsi di una parte di piacere; salta, canta come un pazzo, dà calci ai tavoli, alle sedie, getta dalla finestra ogni cosa, e fa le più alte stranezze. Alcune volte rimane sbalordito, annientato senza poter parlare. Felici quelli che possono una volta nella vita provare un tal delirio, anche a rischio di diventar momentaneamente ridicoli!

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO