Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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La superbia allo stato di purezza si chiude in se stessa, ma facilmente riesce a trapelare dalle numerose fessure del suo intonaco: e, diffondendosi nel mondo che la circonda, ritorna nel suo palazzo di cartone più goffa e più deforme, col nome di vanità; la quale sta alla superbia, come l'approbatività sta all'amor proprio. È naturale che chi molto si apprezza, esiga lodi ed onori. La superbia pura è molto semplice nella sua essenza; mentre la vanità, essendo complicata da tutti gli elementi sociali, presenta un intero arsenale di forme le une più ridicole delle altre, sì che se ne hanno tre classi: fisica, morale e intellettuale. L'amore della nostra immagine fisica riflessa al di fuori di noi costituisce la prima forma di vanità, la quale non è altro che un bisogno di sentire ammirata la nostra bellezza. Questa passione è piccina, ma è esigente e capricciosa, ed è quasi esclusivamente feconda di gioie al sesso gentile, il quale in questo campo ha gioie che si procura dalla toeletta alla festa da ballo, dallo studio della più elegante maniera d'allacciare un guanto fino alle grandi risorse di un'occhiata saettante di riserva. La vanità fisica ne' suoi gradi minori e nella sua forma più ingenua è causa di una gran parte dei peccati veniali di cui ci rendiamo colpevoli ogni giorno quasi senza saperlo. Quando sentiamo lodare i nostri occhi, i nostri capelli, la nostra cravatta, noi proviamo sempre un certo piacere, che varia secondo il grado della nostra piccolezza morale, quantunque noi stessi ridiamo talvolta dell'elogio e del merito che la nostra vanità vorrebbe usurparsi. La gioia che proviamo in questi casi è naturale e quasi pura d'ogni colpa, quando la lode ci vien fatta da una persona d'altro sesso; perchè è legge di natura che il maschio e la femmina debbano cercare di piacersi a vicenda, nella continua lotta reciproca di seduzione. La colpa riesce di un grado superiore quando noi stessi impieghiamo una certa arte per abbellirci e renderci degni delle lodi che, per istinto e per esperienza, abbiamo trovato tanto care al nostro cuore. La natura però in queste gioie esercita una influenza massima in confronto della educazione, e le compiacenze della vanità incominciano a rallegrarci fino dai primissimi tempi della vita. Tutti possono osservare nei bambini la differenza che esiste a questo riguardo nei due sessi. Il fanciullo grida, schiamazza e giuoca per sè senza badare il più delle volte se è osservato; mentre la bambina, che sta vestendo la sua bambola in presenza di altre persone, guarda obliquamente se la si osserva, e impiega una parte della sua attenzione per far bene e per dare una certa eleganza ai suoi movimenti. Questo fatto semplicissimo, che cade sott'occhio anche dei più distratti osservatori, ci svela il mistero di due esistenze, la formula morale dei due sessi. Queste colpe veniali però non ci dànno che piaceri molto languidi, ed è soltanto ne' suoi gradi maggiori, quando assume forma di vera passione, che la vanità offre le sue gioie più intense, le quali diventano vero bisogno. La donna, vana per eccellenza, studia se stessa in tutti i suoi movimenti ed in tutti i lineamenti esterni della sua persona, cercando di trarre l'interesse più alto dai capitali a lei concessi dalla natura, e di nasconderne con tutti gli artifici i difetti. Distratta per indole, ella arriva con la volontà ad acquistare lo spirito d'osservazione più acuto e più pertinace; impaziente e volubile, ella si sacrifica alle lunghe torture della toeletta, ai tormenti prolungati di una seduta dal parrucchiere per una permanente, ed alle interminabili pose davanti allo specchio, dove impara la mimica e perfino l'arte di muovere le labbra con eleganza. I sacrifici più penosi le sono ricompensati ad usura quando, entrando nella sala di conversazione che l'attende, vede fissarsi su lei gli occhi di ciascuno, e dalla bocca di tutti sente uscire voci di ammirazione e di elogio. Allora ella abbassa timidamente gli occhi e si fa rossa. Non è però il pudore che le fa salire il sangue alle gote; ma la pienezza della gioia che l'inonda che deve celar in sè, tutta assorbire a poco a poco, a rischio di restarne soffocata. Ella però non si dimentica mai un solo istante, e nell'inoltrarsi incerta verso la sedia che a gara le presentano i suoi corteggiatori, studia il muover dei piedi e le molli oscillazioni dei fianchi; e negli sguardi che arrischia rammenta i moti imparati allo specchio, dal timido abbassar delle palpebre al formidabile balenare degli occhi in tutta in loro passione. Se involontariamente i suoi occhi si soffermano per qualche istante più del bisogno sopra qualcuno, ripara subito l'errore del cuore, portandoli sopra gli altri che stanno, attendendo la vita e la luce dalle sue pupille, e con un solo muover di ciglio pare che li compensi della involontaria e crudele dimenticanza. Altre volte, dov'ella vuol lasciare più profonda ferita, finge l'indifferenza o lo sprezzo; e alternando le lunghe assenze de' suoi occhi sospirati cogli sguardi più ardenti e più burrascosi, si compiace di far palpitare di gioia o impallidir di tristezza la vittima che pende da un suo cenno. E chi potrà mai svelare tutti i misteri della politica più machiavellica, che nasconde le sue arti tenebrose nei gabinetti delle belle signore? Se mai voi avete sott'occhio una donna accusata di vanità, e che desiderate assolvere, sia essa pure vestita in abito dimesso e apparentemente disordinato, guardatela bene da capo a piedi, perchè non un capello è disposto a caso, non una piega del vestito è spontanea. La ciocca che le sfugge dalla treccia è stata messa a suo luogo da una mano intelligente ed artistica; il bottone dell'abito, che sembra a caso scappato dal suo occhiello, è stato slacciato ad arte onde lo sguardo, penetrando per quella piccola fessura, possa più facilmente intravvedere i tesori nascosti, e forse a lungo si è studiato per decidere quale dei bottoni dovesse rimanere dimenticato. Infine, ricordatevi bene che una donna vana, quand'anche costretta a vivere sola in eterno, si farebbe bella per se stessa, e morente cercherebbe forse ancora di atteggiarsi in modo seducente e dignitoso.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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