;

Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


L'amor proprio è così strettamente unito a tutti i piaceri, che nell'organismo morale si può rassomigliare al tessuto connettivo. È per questo che riesce molto difficile l'isolarlo completamente dagli altri affetti nell'analisi delle umane passioni. I piaceri dei sensi, associandosi alle compiacenze dell'amor proprio, formano una serie copiosa. Ben di rado un pranzo o un ballo contano fra i loro convitati una scarsa schiera di varietà di amor proprio. Spesso anzi la festa si deve alla soddisfazione di una vanità, intorno alla quale si raggruppano poi in mille modi superbiuzze grandi e piccine di ogni forma e di ogni colore. Le gioie dei sentimenti più nobili o dei lavori intellettuali hanno pur sempre per indivisibile compagno l'amor proprio, che li segue dovunque come la loro ombra; e nei casi più innocenti si accontenta di consolarci colla sua approvazione. L'amore del prossimo e l'amore della scienza allo stato di purezza assoluta si conoscono appena come corpi rarissimi nei musei del bene; ed io temo ancora che i chimici i quali dichiararono come corpi semplici quei due elementi, si siano ingannati; ma non si tratta di assoluta mancanza di fede morale. L'uomo porta sempre in sè la propria natura manchevole ed imperfetta, e il peccato originale si fa sentire in grado diverso. Alcuni piaceri complessi dell'amor proprio, che si possono riunire in un gruppo molto naturale, sono i premi. Escludendo dalle ricompense quelle che soddisfano il sentimento della proprietà ed altri bisogni meno nobili, le altre sono tutte soddisfazioni più o meno pure dall'amor proprio. Dall'individuo il quale promette a se stesso una passeggiata se finirà il suo compito, fino al legislatore che propone un premio, che forse non esiste, a chi ubbidirà al suo codice, l'uomo adopera sempre un artifizio morale per render facile o possibile un lavoro che per se stesso sarebbe soverchiamente difficile. Appena usciti dal seno materno, quando il nostro orecchio comincia a distinguere i suoni, e la ragione incerta e confusa brancola ai primi passi del pensiero, la madre accheta il nostro facile pianto, dicendoci che è cosa vergognosa, e mostrandoci, ad esempio, un fratellino più grandicello che ha il merito di non piagnucolare. Noi allora, senza saperlo, cominciamo a palpitare alla gioia dell'amor proprio, e facendo forza a noi stessi, dovendo consumare un vero sacrificio, ci rendiamo degni della palma. Forse la smisurata ambizione di Alessandro incominciò a fremere di vita in questo modo tra i lini di una culla. Fanciulli, noi dobbiamo lasciare i nostri giuochi e le spensierate gioie della nostra libertà per appressarci al tavolo del lavoro. Allora ci rifiutiamo alla imposta fatica e piangiamo; ma sta entro di noi l'amor proprio e l'esca che ci viene presentata trova sempre in noi una fame ingorda che mai non si sazia. È allora che la promessa di una sola parola di elogio ci fa curvare il collo al giogo, e ci troviamo beati quando in fondo alla sudata pagina, bagnata forse dalle nostre lagrime e sulla quale la nostra mano inesperta ha tentato le prime prove della scrittura, noi vediamo scritto: bene. D'allora in poi tutto il sistema dell'educazione del cuore e della mente si informa all'approvazione e al premio. Dopo aver consumato un terzo della vita per poter diventare qualcosa, ridiamo di compassione, pensando al valore immenso che abbiamo dato ad una parola o ad un premio, che cambiato di forma forse ancora ci sollecita e ci lusinga. Da prima la mamma colle carezze e col premio di un bravo, poi il maestro col biglietto di lode o il volume dorato, ora la società intera coi suoi applausi, colle sue cattedre, co' suoi diplomi in pergamena, coi suoi nastri, colle sue corone: ma sempre lo stimolo del premio all'amor proprio. Anche gli uomini che sanno pesare il valore dell'esca e che sanno ridere dell'inganno, si lasciano colla stessa facilità degli altri sorprendere in un momento di debolezza morale. Felici i pochi che sanno vivere nelle loro acque tranquille e rimangono indifferenti alle lodi e alle lusinghe!

Patologia dell'amor proprio. Piaceri della superbia.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO