Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Sebbene questo sentimento si trovi, almeno in abbozzo, in quasi tutti gli uomini, pure le sue emanazioni sono così calme e delicate, che la coscienza opaca di molti non le riflette che in un modo confuso. Per rimediare a questo difetto, pare che la natura abbia voluto mettere in noi un altro sentimento di riserva, il quale, essendo di ordine meno ideale, può essere facile a tutti: l'onore. Se al sentimento purissimo e trasparente della nostra dignità aggiungiamo una dose infinitesima di amor proprio, che è di colore molto spiccato, noi diamo al primo una tinta visibile agli occhi miopi. Basta per questo far subire alla nostra dignità una seconda riflessione, coll'emanarla al di fuori di noi sulla coscienza dell'umana società. Allora il raggio purissimo della nostra immagine morale si associa a qualche cosa di plastico e di sensibile, e noi, ricevendolo di ritorno nella nostra coscienza, lo sentiamo più intensamente. L'onore è uno dei sentimenti più indefinibili, perchè è un vero mezzo termine, un'immagine di mezza tinta adattata dalla natura alla umana debolezza. L'uomo di cuore elevato si difende da ogni bassezza, col solo sentimento della propria dignità, e l'onore per lui non è che un sinonimo. Se anche fosse isolato dall'umanità intera, non si abbasserebbe mai di una linea, perchè egli rispetterebbe la propria immagine morale come cosa santa, e non potrebbe tollerare i rimproveri del proprio alleato. L'uomo mediocre, invece, ha bisogno dell'aiuto dell'umanità intera per non venir meno alla propria dignità; ha bisogno del terribile spauracchio del disonore per non darsi vinto al primo cozzo d'armi. L'uomo elevato vede aperto il santuario e nudo il dio; mentre l'uomo volgare ha bisogno del tabernacolo e della reliquia, e l'umanità intera gli va ripetendo, che sotto lo splendido manto carico d'oro e di gemme, ch'egli adora, sta un dio formidabile che non si può impunemente offendere. In questo modo egli ubbidisce ad una potenza misteriosa che, curvandogli la cervice, non lo lascia guardare in alto, e il di cui nome basta a farlo tremare. Egli è superstizioso, mentre l'uomo che sente la propria dignità è religioso. Man mano che l'onore si va allontanando dal suo primitivo tipo di perfezione, esso si avvicina all'amor proprio, finchè si confonde colla vanità. Le pareti del tabernacolo si vanno ingrossando sempre più, mentre il dio che vi sta racchiuso si va facendo piccino piccino, finchè scompare del tutto. In questo modo può darsi che un uomo non si abbassi mai ad una viltà senza avere palpitato al sentimento della propria dignità. Egli ha ubbidito ad un codice che ha trovato già scritto nascendo, egli ha adorato un dio che non aveva mai conosciuto. Le leggi che regolano i piaceri della propria dignità e dell'onore sono le stesse, perchè sono determinate da un'identica natura. Essi sono quasi sempre negativi, cioè derivano, dalla riparazione di un'offesa. La dignità e l'onore non possono mai transigere senza portare se stessi alla perdizione; per cui, rimanendo immacolati, producono una gioia calma, che il più delle volte non si fa sentire. Quando invece sono messi in pericolo di vita, essi sorgono animosi alla riscossa e si riposano gioiosi sui loro altari. La nostra dignità non si compiace che delle grandi battaglie, mentre l'onore è fatto per le scaramucce. Nei grandi fatti d'arme esso fa da bersagliere. L'influenza di questi piaceri si esercita su tutti i sentimenti anche i più nobili e generosi, e la virtù è sempre il primo convitato alle loro feste. Leggendo la storia, si trovano molte azioni eroiche che si devono alla sodisfazione di questi sentimenti, e scorrendo negli archivi della memoria, ognuno può ricordarsi di aver provato queste gioie. Fortunatamente l'onore non è lettera morta che per pochissimi. L'uomo e la donna sentono ugualmente la propria dignità e l'onore; ma l'espressione di questi sentimenti riesce più seducente nella donna, perchè il coraggio morale, compagno della debolezza fisica, ispira maggior simpatia e ammirazione.
I primi piaceri di questa natura si provano nella fanciullezza, ma non appaiono in tutta la loro solenne maestà che nelle età successive. Sono gioie di tutta la vita, ma che nei vili cessano con la giovinezza. Passata quest'età, i nostri nemici morali crescono di numero e di forza; e se la nostra dignità ha sostenuto finora debolmente le proprie forze, cade vinta. Alcuni individui più energici fin dalla prima età si chiudono in una fortezza inattaccabile, nella quale conservano illesa la propria dignità sino alla morte. La fisonomia di queste gioie esprime perfettamente ne' suoi caratteri fisici la loro natura morale. L'uomo che sente la propria dignità, o che è sodisfatto nell'onore, eleva la testa con aria fiera e calma; e guardandosi attorno, pare che getti uno sguardo di generosa compassione sulla viltà che striscia a' suoi piedi. Qualche volta egli incrocia le braccia, e prende l'attitudine di uomo che resiste e combatte. Spesso però l'emanazione di questi piaceri è così calma e lenta che, fa oscillare soavemente tutta l'anima, senza che traspiri nulla al di fuori. Il sentimento della propria dignità non può avere gioie patologiche. Esso poggia su una regione troppo elevata, perchè il male possa raggiungerlo. L'uomo che, ornandosi di un nastro comprato con la viltà o coll'oro, si pavoneggia dicendosi: «La mia dignità è sodisfatta», mente sfacciatamente a se stesso, perchè in lui non gode che la vanità. La patologia morale dell'onore invece è ricca di molti piaceri morbosi, per i quali non basterebbe la clinica più vasta. Il duello è una delle profanazioni più insolenti di quel nobile sentimento, e le gioie ch'esso può procurarci sono veramente riprovevoli. Ogni giorno abbiamo sott'occhio le più ridicole compiacenze dell'amor proprio, che cammina in sfacciato incognito, sotto il nome di onore. Le false gioie di questo sentimento si possono talvolta distinguere appena da quelle della vanità, e per riconoscerle bisogna ben definire questo vago sentimento. Esso è formato dall'elemento immutabile della nostra dignità, che passa inalterato attraverso ogni vicenda, e dal riflesso iridescente dell'opinione pubblica. In questo secondo caso sta riposta l'unica causa de' suoi piaceri morbosi.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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