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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO IV.

I sentimenti puri dell'io, che partono da noi e in noi si riflettono, passando dagli affetti individuali a quelli che escono fuori di noi, formano un vero passaggio naturale fra questi e quelli, partecipando dalla natura degli uni e degli altri, per cui si potrebbero chiamare affetti misti di prima e seconda persona. A questi appartengono il pudore e le varietà infinite di sentimenti che prendono i nomi di amor proprio, di onore, di ambizione, di superbia. In tutti questi affetti la nostra coscienza riflette una immagine del nostro io, la quale però è già secondaria, ad è ritornata a noi dopo essere uscita nel mondo morale che ci circonda, come vedremo più chiaramente parlando dei casi speciali. Il sentimento misto che più si avvicina agli affetti di prima persona è il pudore, che costituisce uno dei fremiti più indefiniti e vaghi del cuore umano, uno dei profumi più delicati e soavi del sentimento. Nel bambino il pudore non esiste ancora, ed egli soddisfa i bisogni della natura coll'ingenuità della sua ignoranza. Appena compaiono i primi crepuscoli della ragione, questo sentimento si mostra vago e confuso; e l'uomo-fanciullo sente un vero bisogno di coprirsi certe parti e di nascondersi per sodisfare alcune necessità della vita. Più tardi egli comincia a distinguere le parti del corpo in decenti ed indecenti, senza saperne dare una ragione; ciò che riesce difficile anche al filosofo. Le parti che noi proviamo un vero bisogno di nascondere sono gli organi genitali con le loro adiacenze. Nella donna il campo del pudore si estende più largamente, ed essa difende dagli occhi altrui anche il seno con la stessa gelosa sollecitudine con cui copre altre parti più recondite. In questi ultimi anni, però, nel costume e nell'abbigliamento, il pudore femminile è alquanto rilassato. Ora non si ha ritegno di sorta a mostrare anche le braccia, e le gambe sino al ginocchio, a usare abiti ridotti ai minimi termini e modellanti in pieno le rotondità del corpo in una provocazione lussuriosa, tanto che la stessa Chiesa ha dovuto prendere severe disposizioni per le devote che partecipano alle funzioni religiose. Ma anche in questa apparente rilassatezza nel pudore, la donna in generale conserva un ritegno lodevole, e non è a credere che il costume ora sia peggiore di quando col crinoline e i guardinfanti si tenevano celate agli sguardi profani fin troppe parti del corpo muliebre. Il rapporto anatomico spiega ancora tutti gli altri misteri del pudore. Questo sentimento però non ha bisogno della presenza di un'altra persona per essere risvegliato, e la donna pudica si copre anche quando è sola, e difende i suoi occhi dalle immagini invereconde che porta seco per necessità di natura. Alcuni filosofi vollero profanare questo fiore delicato, dimostrando che il pudore non è che un effetto dell'abitudine di coprirsi; e vi fu perfino chi osò chiamarlo una caricatura ridicola della civiltà. Costoro si devono mettere assieme agli altri che vogliono far camminare l'uomo a quattro gambe, e a tutti quei filosofi che abusano del loro ingegno per distruggere il concetto dell'umana dignità. Se alcuni Selvaggi vanno sempre nudi, se altri si accoppiano in presenza dei viaggiatori, l'umanità intera, col disgusto che prova a queste relazioni, protesta contro una vera infermità morale, che è la conseguenza di un'organizzazione imperfetta. Quand'anche si potesse dimostrare che il primo uomo non arrossì nel mostrarsi nudo dinanzi alla prima donna, si potrebbe sempre sostenere che il pudore sorse in noi con lo sviluppo completo della nostra mente e del nostro cuore, e che da quel momento si costituì in una vera facoltà primitiva, che si tramanda alle generazioni per eredità di natura. D'altronde molti animali fra i più intelligenti ci mostrano abbozzate le prime tracce del pudore, nascondendo agli occhi dei curiosi i misteri dei loro amori. Il pudore d'altronde ha in se stesso la propria ragione, e si può definire un artifizio della natura per renderci più seducenti le gioie fisiche dell'amore, velando col mistero una funzione che, soddisfatta pubblicamente, potrebbe essere triviale e fors'anche ripugnante. La donna che ci appare tutta avvolta nella sua vestaglia aderente, ci lascia intravedere i tesori che nasconde, con alcune linee ardite che spuntano di mezzo alle mobili pieghe della veste. La fantasia allora ci abbellisce immensamente ciò che veduto nella sua nudità potrebbe appena interessarci un momento, e noi desideriamo vivamente di penetrare col nostro occhio in quelle regioni sconosciute, che sembrano nasconderci tante delizie. Se allora la nostra mano vuole arditamente sollevare il velo che difende il santuario, la donna si difende col pudore, e la calma dignità di un suo sguardo basta a frenare l'indiscreto. Non è che dopo una lunga lotta, ch'essa cede al desiderio acuito da una lunga impazienza, e solleva l'ultimo velo del pudore, sacrificando sull'altare dell'amore un sentimento delicato, che cede soltanto alla prepotenza di una passione irrompente. La sublimità dell'arte dimostrata dalla natura in questo caso è veramente meravigliosa. Essa pone l'uno contra l'altro due esseri di forza molto disuguale, e dispone uno di essi a deludere gli attacchi dell'altro, in modo da cedere a poco a poco il terreno, finchè si dà vinto e, cedendo, sorride del giuoco ameno sostenuto con tanta maestria. Dal primo ardente incontrarsi di quattro occhi amorosi all'ultimo languido abbassar delle palpebre, fra le mille vicende di una sconfitta attesa e desiderata e di una agognata vittoria, il pudore accompagna i due amanti come un angelo, che li segue e li difende, facendo prudentemente da economo e da cassiere a due spensierati, che darebbero fondo in un giorno alle ricchezze di Creso. Egli non si ritira che quando con la sua economia ha potuto concedere la prodigalità di un momento, e il velo del pudore che arde manda un profumo soave che armonizza con tutti gli altri piaceri di quei beati momenti. La natura voleva far brillare un ultimo raggio di poesia sopra un atto meccanico e di necessaria volgarità, e vi riusciva col delicato sacrifizio che la verecondia fa all'amore. Ogni volta che il pudore è sodisfatto nei suoi bisogni, l'uomo prova un piacere che si esprime con un senso di raccoglimento, e che rassomiglia alle gioie che noi proviamo nel riscaldarci a una temperatura tiepida quando si rabbrividisce ancora pel freddo. Nessuno può, senza commuoversi, immaginare il piacere che prova una vergine quando, uscendo dal bagno, si precipita nel lenzuolo in cui si avvolge, rannicchiandosi in se stessa e guardando attorno con aria smarrita e tremebonda. Chi ha veduto la Venere di Canova che esce dal bagno, deve fremere di pudica voluttà al solo richiamarsela alla mente. I piaceri del pudore si esprimono anche col riso, specialmente quando la paura di essere sorpresi in uno stato di nudità indecente scompare ad un tratto. Queste gioie squisite son riservate in tutta la loro purezza al sesso gentile, del quale formano un ornamento prezioso. È con orrore che si vede la donna prostituire il proprio pudore alle libidini più sfacciate. Anche quando questo sentimento arriva ad una suscettibilità morbosa, non può mai dispiacere, perchè è quasi sicura caparra degli affetti più delicati e gentili. La donna che per prima osa fissare gli occhi in faccia all'uomo, o che non arrossisce nel sentire stringersi a lungo la mano da un giovane, mi fa pensare subito ch'essa possa essere un fiore senza profumo. Il sentimento del pudore in tutta la sua perfezione si associa ad alcuni elementi intellettuali, e si compiace non solo della verecondia del corpo, ma anche delle idee, delle immagini e di tutti gli oggetti fisici e morali decenti. Il suo sviluppo è sempre in ragione del progresso civile dei popoli. Ad accennare l'immenso campo che abbraccia questa questione diremo soltanto che tra gli indigeni di Otahiti, che sacrificavano senza scrupoli al dio d'amore innanzi a tutti, e l'Inglese che ha vergogna di nominare il ventre e le mutande, stanno le donne di Musgo, nell'Africa centrale, le quali rifuggono con orrore dall'idea di abbandonare per un sol momento il frac, che copre la parte che sia fra il dorso e le cosce, e lasciano scoperto tutto il resto del corpo agli sguardi dei profani. Così rimangono abbozzati i confini indeterminati di uno dei sentimenti più misteriosi, ch'io definirei volentieri rispetto fisico di noi stessi.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO