;

Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

Scarica XML completo Vedi l'intero documento Cerca nel documento Struttura del documento


CAPITOLO II.

Il sentimento più semplice e più elementare è quello che ci spinge ad amare noi stessi, a difenderci dal male, ed a procurarci quanto può farci piacere. Esso porta infiniti nomi, ma è sempre una facoltà primitiva che preesiste a qualunque raziocinio; che entra subito in azione appena il bambino è uscito dal seno materno, e fors'anche prima, e che cessa soltanto coll'ultimo respiro. L'esercizio, o meglio, la sodisfazione di questo sentimento, produce un piacere, del quale noi non abbiamo coscienza che quando arriva ai massimi gradi. Questo piacere è uno dei più difficili a definirsi, perchè nasce da un sentimento che ne' suoi gradi minori è molto indeterminato. Nella prima età manca la capacità di una profonda riflessione, e la nostra coscienza è poco analitica; per cui non ci accorgiamo di amarci, e quindi non proviamo questo piacere. Nella giovinezza, i sentimenti dell'io sono soffocati dalla voce imperiosa degli affetti che traboccano da un animo appassionato, e che tendono a portarci fuori di noi. Non è che più tardi, quando le burrasche del cuore sono cessate, che la nostra coscienza può scrutare nel nostro intimo un sentimento, che ha fatto sempre parte integrante di tutti i nostri atti morali, che più d'una volta è bastato a calmare o a sollevare una procella, ma che noi non abbiamo mai saputo scorgere. È allora soltanto che l'uomo ha la calma sufficiente per poter gustare un piacere, che ne' suoi gradi minimi non è certamente morboso. Il piacere che nasce dall'amore di noi stessi ci presenta, come tutte le gioie, un fenomeno di riflessione, nel quale però la strada percorsa dalla partenza al ritorno è brevissima. Da tutti i punti sensibili del corpo partono molte impressioni che, arrivando alla nostra coscienza, si unificano nella sensazione complessa della vita. È questa che risveglia il sentimento affettuoso per noi stessi, che si riverbera calmo e soave nelle sensazioni che l'hanno prodotto. Questa gioia ci spinge a concentrarci in noi stessi, ma se ci si arresta appena un momento di troppo a compiacerci del nostro apprezzamento, si diventa egoisti, e il piacere che si prova è colpevole. In questo caso noi abbiamo uno degli esempi più delicati di un affetto indefinito e vago che cambia di natura appena salga di un grado. Del resto, è assai difficile che questo piacere esista da solo e che la coscienza lo possa riflettere un solo istante in tutta la sua purezza. Esso si associa per lo più ai piaceri dei sensi e dell'intelletto, ai quali fornisce nuovi elementi. Quando noi godiamo di vedere, di ascoltare e di pensare, senza volerlo ci rallegriamo anche di sentire il nostro io che vede, ascolta o pensa. Tutti i sentimenti poi che nascono in noi e in finiscono hanno per campo necessario d'azione questo affetto primitivo. Così tutti i piaceri della vanità, della gloria e del pudore sono fili tessuti sull'orditura dell'affetto per noi stessi. Questo piacere è gustato più dall'uomo che dalla donna, ed aumenta quanto più ci si avanza nel grado di civiltà.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO