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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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La nostra coscienza, prima ed unica maestra della vera filosofia fisiologica, ci insegna però l'immensa differenza che passa fra una sensazione, un sentimento e un'idea. Nella prima noi seguiamo i passi del fenomeno: e se col pensiero vogliamo farcene un'idea astratta, ce la figuriamo come uno scambio misterioso fra il mondo esterno e la nostra coscienza, come una corrispondenza radiologica, nella quale noi ci mettiamo in rapporto col mondo che ci circonda. Se invece vogliamo formarci un concetto del sentimento, noi sentiamo che questa forza è una emanazione che nasce in noi e che tende ad effondersi al di fuori, come un ricambio del saluto che il mondo esterno ci ha inviato per mezzo dei sensi. Mentre però la sensazione è una vera scarica o una corrente formata da una serie non interrotta di scintille, il sentimento è un'emanazione indefinita e indefinibile, che dal nostro io si porta al di fuori, traendo seco una forza latente di azione, che rimane indeterminata finchè l'intelletto non venga a formularla ed a fissarne i confini, e che fa provare una vera sensazione interna che ci commuove in modo particolare, ed i cui elementi provengono da azioni intellettuali più elementari. In ogni modo, la nostra coscienza ci avverte delle minime gradazioni di intensità e delle variazioni della natura nelle emanazioni dell'affetto; per cui, non solo, ad esempio, sono tanto diversi i sentimenti dell'odio e dell'amore, ma infinite sono le differenze fra i gradi estremi della superbia. Un'altra differenza essenziale fra le sensazioni e i sentimenti consiste in ciò che, mentre le prime possono associarsi ma non sovrapporsi e confondersi, gli affetti, partendo dai punti più lontani, si riuniscono spesso in una sola atmosfera, elidendosi, plasmandosi fra loro o modificandosi in mille modi. Così, se noi vediamo un bel fiore nello stesso tempo in cui il nostro orecchio è rallegrato dalla musica, le due sensazioni piacevoli sono contemporanee, ma non si confondono; mentre invece, se noi guardiamo con tenerezza un bambino, e nello stesso tempo ammiriamo le affettuosità premurose della madre, noi proviamo un solo piacere complesso, nel quale concorrono due sentimenti diversi che, modificandosi a vicenda, producono una appassionata esaltazione della maternità. Il fenomeno più semplice dell'affetto è l'emanazione indistinta che si solleva in noi dietro una sensazione; ma esso non costituisce tutto il mondo del sentimento. Il solo vedere un uomo che soffre fa nascere in noi un movimento affettuoso di compassione che, tendendo ad espandersi fuori di noi, si dimostra nel modo più semplice, con uno sguardo, che si fa interprete del sentimento che ci ispira. Se questo nostro sguardo, penetrando nel cuore dell'uomo che soffre, viene inteso, la nostra aspirazione affettuosa si riflette in noi, accompagnata da un nuovo elemento che la solleva a un grado maggiore di perfezione, e noi proviamo il piacere di essere stati intesi, di modo che l'emanazione affettuosa non cambia natura, ma cresce soltanto di intensità. Così, quando pieni d'affetto corriamo a gettarci nelle braccia di un amico, e, invece di sentirci stretti in un amplesso affettuoso, ci vediamo respinti o derisi, il sentimento benevolo che ritorna a noi ferisce direttamente l'amor proprio, il quale, entrando subitamente in azione, soffre ed elide colla sua prepotente emanazione il primo sentimento che si era destato in noi. Nello stesso modo con cui irritando un nervo sensorio si produce una corrente muscolare riflessa, così alcuni sentimenti, messi in azione, suscitano, per reazione, altri affetti opposti.

I piaceri del sentimento si possono suddividere in due grandi classi. I primi sono prodotti dal semplice esercizio di una facoltà fisiologica, e sono indipendenti dalla modificazione che verrà impartita al sentimento nel riflettersi in noi. Questi piaceri spettano quasi tutti ai sentimenti più semplici, che si riferiscono agli oggetti inanimati o a noi stessi. Così l'uomo che ama se stesso, o guarda affettuosamente un oggetto che gli è caro, prova un piacere a cui non concorre il sentimento di un altro uomo. Alcune gioie di questa prima classe però spettano anche agli affetti più elevati, che si indirizzano alla coscienza altrui, come sarebbero quelle che si hanno dedicando il nostro affetto a una persona lontana o ad un essere immaginario. I piaceri della seconda classe sono i più completi ed i più numerosi, e provengono sempre dalla partecipazione di due creature, dall'associarsi di due sentimenti simili o affini. II sentimento che esce da un'anima ispirata si diffonde all'intorno, cercando un'atmosfera che lo confondi e in sè lo unifichi. Finchè l'affetto è solo, rimane senza forma, senza colore, senza vita; mentre, se viene in contatto con un altro affetto, pare che frema di gioia, ed associandosi ad esso formi un concerto armonico di delirio, che ritornando ai due cuori che l'hanno emanato, li faccia oscillare di una voluttà misteriosa. Avviene in questo caso del sentimento ciò che succede della luce, che non prende forma e non mostra i tesori della sua potenza, che quando trova un corpo che l'assorba o rifletta. Essa attraversa spazi interminabili lasciandoli freddi ed oscuri; ma se trova soltanto la punta di un ago, vi si sofferma, risplende e diffonde a raggi la vita che tiene celata nel suo seno fecondo. Questa immagine della luce può servire ancora a ritrarre nuovi aspetti del sentimento. Come vi sono in natura alcuni corpi che emanano per se stessi la luce e non ne ricevono mai, così vi sono alcune anime che, gonfie di sentimento, non fanno per tutta la vita che spandere intorno a sè tenerezze e soavità, senza poter mai fremere per un affetto che venga ad essi dal di fuori. La luce che loro arriva dalle anime sorelle è troppo debole perchè possa attraversare l'aureola luminosa che li circonda; ed essi vivono nella luce che emanano, come i soli che guidano i pianeti nello spazio dei cieli. Vi sono altri uomini, invece, che, al pari dei corpi coibenti, non fanno che assorbire la luce che emana dal cuore degli altri, e non ne riflettono un solo raggio. Simili ai pianeti, essi si riscaldano e si illuminano ai soli del sentimento senza diffondere un minimo riflesso. L'eterna storia dell'egoismo e del cuore si può tutta ritrarre colle leggi dell'ottica: i cuori degli uomini si possono tutti dividere in bianchi, che riflettono sempre; in neri, che sempre assorbono; in trasparenti, che lasciano passare la luce; ed in grigi, che assorbono e riflettono, e questi sono i più. Oltre le due classi primitive dei piaceri del sentimento si possono avere altre gioie, che si provano o nel compiere un'azione dettata dal sentimento, il quale ha i suoi bisogni, come tutte le altre facoltà sensuali o intellettuali; o nel vedere esercitato il sentimento da un altro. In questo modo un solo affetto può produrre quattro piaceri di forma diversa, ma che tutti portano il segno della identica origine. Eccone un esempio. La sapienza di saper fare il bene ci rallegra, e in questo caso noi godiamo dell'emanazione che si innalza da noi indistinta e senza forma. Se effondiamo il nostro affetto in uno sguardo compassionevole, noi proviamo un piacere più complesso, nel quale si associa anche il riflesso di un altro cuore che palpita con noi. Se siamo presenti ad un'azione generosa, ci sentiamo soavemente commossi, e lo stesso sentimento viene esercitato in altro modo. Se, infine, col sacrifizio di noi stessi, noi asciughiamo una lagrima, consolando o soccorrendo un nostro fratello, noi ci sentiamo completamente soddisfatti, e godiamo del sentimento messo in azione. Tutti i sentimenti buoni che ci dànno piaceri fisiologici ci aprono più fonti di gioie; e se una di esse si esaurisce, noi dobbiamo subito sospettare che l'affetto che ci muove non sia puro, o che venga almeno in parte eliso da qualche sentimento patologico. Nelle condizioni ordinarie, l'uomo può godere nel fare il male, ma può arrivare ben di rado a compiacersi di sentirsi malvagio, e tanto meno può gustare un piacere compiendo un'azione cattiva. Questo fatto psicologico consola assai, perchè ci dimostra come il male non sia una condizione necessaria alla vita morale dell'uomo, ma una vera malattia, un vero aborto che ci appare incompleto e mostruoso ne' suoi elementi. I limiti delle regioni del sentimento sono ben tracciati e distinti da quelli del senso e dell'intelletto, quantunque innumerevoli siano gli avvicinamenti possibili. La coscienza dell'umanità intera ha scritto in questo mondo la parola del cuore; ed il pellegrino che dalle regioni nordiche della mente, o dai piaceri temperati dei sensi, passi alla zona torrida dell'affetto, distingue subito in qual nuovo clima si trovi. Ma qui, per procedere con progressione, dai piaceri più semplici saliremo ai più complessi ed elevati, dai sentimenti dell'io a quelli del tu, studiando di seguire un ordine del tutto naturale.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO