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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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Il piacere è una sensazione superiore ed esagerata, che non può durare che qualche tempo, nè si può mai rappresentare con una linea retta. Il suo valore è sempre relativo allo stato accidentale e momentaneo della sensibilità fisiologica. Nello stato di calma perfetta o di vera apatia nervosa, la minima sensazione esagerata può produrre piacere; mentre in uno stato di sovreccitamento del senso è necessaria una massima intensità per produrre una sensazione piacevole. Se noi si vivesse continuamente in mezzo all'armonia, si richiederebbe una musica sovrumana per rallegrarci; come i piaceri della vista non esisterebbero più, se noi potessimo avere a un tratto innanzi ai nostri occhi tutti gli oggetti visibili, in tutte le loro infinite combinazioni. Quando il senso invece è offeso in modo da produrre il dolore, la cessazione di questo è già un bene, per cui noi proviamo piacere. Purtroppo, la vita di alcuni uomini è tessuta di tanti dolori, che la parte di piaceri a loro concessa non consiste che nell'alleviamento dei loro mali. Quanto più il dolore è intenso, e quanto più improvvisa e inaspettata è la sua cessazione, tanto maggiore è il piacere. Se il male durava da lungo tempo, anche il piacere è prolungato, e noi ad ogni tratto confrontiamo il benessere attuale col dolore che abbiamo lungamente provato in precedenza. Le espressioni di questi piaceri sono molto varie, ma possono offrire tratti della massima soddisfazione, del delirio più incomposto di gioia. Spesso si confondono sulla fisonomia i sintomi del dolore che finisce e della gioia che comincia, e le lagrime rigano ancora il volto che sorride. I contrasti del riso e del pianto formano le combinazioni più bizzarre e interessanti, che rammentano in generale lo spettacolo del sole che appare sul finire d'un temporale. Di tutti i sensi, quello che ci offre senza confronto il maggior numero di piaceri negativi è il tatto, per la semplice ragione che esso ci procura da solo quasi tutti i dolori fisici. I nervi specifici non ci dànno mai veri dolori, ma soltanto sensazioni disgustose, per cui, sotto questo riguardo, si può dire che nel dominio dei sensi sono maggiori i piaceri dei dolori; giacchè, eccettuando il tatto, gli altri quattro sensi non possono contrapporre una infinità di piaceri che un numero limitatissimo di sensazioni spiacevoli. Forse però questo lusso di piaceri, di cui potrebbe troppo, facilmente compiacersi un ottimista, non è che apparente, perchè l'equilibrio viene ristabilito dalla sovrabbondanza dei dolori procurati dal tatto. Difatti, il cervello, il cuore, e in generali tutti i visceri, non ci dànno sensazioni piacevoli, e non concorrono tutt'al più che al senso generale del benessere; mentre il dolore impera sovrano assoluto, estendendosi al sistema cerebro-spinale e alla rete glangliare. Tulle le parti sensibili del corpo ci possono fornire piaceri tattili negativi, e, più delle altre, quelle che più spesso si ammalano e ci fanno soffrire. In generale, dovunque vi sono nervi che possono essere affetti da nevralgie, si possono avere di questi piaceri. Un esempio comune si ha nella cessazione del dolore dei denti, che può essere sorgente del piacere più vivo, e che può dimostrarsi coi segni della gioia più intensa. II mal di capo è un'altra fra le cause più comuni di questi piaceri; e così avviene spesso che dal dolore nasca la gioia, come dalla gioia sorge il dolore. Del benefizio è quasi sempre generosa la natura, mentre nella sventura il più delle volte è colpevole l'uomo, che abusa di se stesso, cercando di oltrepassare i confini della gioia, che pur sono tanto limitati. L'istinto e la esperienza ci difendono dalle sensazioni spiacevoli del gusto, perciò, se godiamo di alcuni piaceri negativi di questo senso, dobbiamo incolpare la cuoca inesperta che qualche volta ci intossica cogli aborti della sua cucina, od il farmacista che ci somministra i suoi orribili intrugli. Questi piaceri però sono poco intensi, per la ragione principale che non possono quasi mai sostituirsi improvvisamente al disgusto della sensazione che li ha preceduti. Il sapore infernale dell'olio rancido di ricino scompare con troppa lentezza dalla nostra bocca, e, quando cessa, noi siamo troppo indispettiti per rallegrarcene, trovando di essere finalmente nel diritto sacrosanto di avere almeno uno stato di calma, pel senso del gusto tanto tormentato. Le sensazioni disgustose dell'odorato sono invece fisiologiche, perchè, ad esempio, nessuno ha mai potato farsi sostituire da altri nell'esercizio dell'ultima funzione dell'intestino, nè alienare per un momento solo il proprio naso. D'altra parte, in natura la putrefazione non cessa mai un istante di far passare la materia viva nel mondo della materia morta, e i vulcani e le solfatare non cessano di vomitar nell'atmosfera torrenti di acido solfidrico, per cui, anche nello stesso stato primitivo di ignorante innocenza, il naso dell'uomo deve avere avuto i propri dolori, e quindi anche i piaceri negativi che vi corrispondono. L'udito ci offre pochissimi piaceri di questa natura, e i pochi che presenta derivano, il più delle volte, dal riposarci dalla stanchezza, la quale è pur sempre un grado minimo di dolore. Basterà citare la compiacenza di acquietare l'orecchio dalle grida laceranti di neonati, o dallo stridere della lima, o dal martellare assordante e continuato del calderaio o del magnano. La vista ci offre, fra tutti i sensi il minor numero di piaceri negativi, perchè il semplice abbassare delle palpebre o il minimo moto di allontanamento bastano a difenderci dalle immagini più irritanti e disgustose.

CAPITOLO I.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO