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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO XIX.

Sarebbe assai difficile determinare con una cifra approssimativa il numero degli uomini che si dedicano ai piaceri dell'ebbrezza; ma ancor più difficile sarebbe il trovare una razza o un paese che non ne abusi. Il ricco inglese combatte il suo spleen col Wisky e la Soda; mentre l'abitante dei Kamtschatka inghiotte frammento di fungo (Amanita muscaria), passa una notte di delirio, e il dì appresso beve la propria orina narcotizzata per prolungare le ore di ebbrezza. Il discendente degli Incas beve la torbida chicha, su cui nuota l'olio pingue del frumentone, che fu masticato per formare il fermento di questa singolare, eppur saluberrima bevanda; mentre il Tartaro si ubbriaca col kanyangtsyen (carne d'agnello fermentata con riso ed altri vegetali), o col prediletto houmiss ch'egli ottiene dalla fermentazione del latte di cavalla. In Oriente si mangia, si beve e si fuma l'oppio; in Bolivia e nel Perù si mastica la coca. Se in alcuni remoti paesi trovate ancora una tribù selvaggia che non conosca una bevanda alcoolica o un veleno narcotico, state sicuri che la civiltà ben presto vi porterà l'alcool sotto tutte le forme e con tutte le sue conseguenze. A questi fatti lo scettico dà una crollatina di spalle, e pensa che l'uomo, creato essenzialmente ed esclusivamente per godere, cerca nelle sostanze inebbrianti facili piaceri, e sarebbe perciò del tutto inutile il combatterle. Il moralista corruga le sopracciglia, rammenta il peccato originale, e maledice l'uomo impastato di peccati e di corruzione. Il filosofo invece nè ride nè maledice, ma, studiando, cerca nella natura umana le cause prime dei vizi e delle virtu, persuaso che le applicazioni pratiche, veramente utili, debbano appoggiarsi sempre sulla conoscenza spregiudicata della natura umana. L'uomo ha fatto fermentare il succo dell'uva, ed ha raccolto le goccioline stillanti dalle capsule di papavero, guidato da quell'istinto che gli ha fatto trovare la china dei boschi nella Cordigliera e la perla sul fondo del mare. Se per caso imparò ad inebbriarsi, egli trasmise col sangue questo nuovo vizio ai suoi posteri: e lo fece per quella legge naturale di eredità, che vuole che il bene e il male passino da una generazione all'altra, come moneta corrente che può cambiare di valore e di forma, ma sempre circola senza posa dall'una ad altra mano. L'ebbrezza è un delirio passeggero o un'esaltazione di una o più facoltà dell'asse cerebro-spinale, prodotta dall'introduzione nel nostro organismo di una sostanza eccitante. Tutte le sostanze inebbrianti producono su di noi alcuni effetti comuni, i quali ci dànno comuni piaceri. Nei primi stadi dell'ebbrezza, noi abbiamo la coscienza della vita più piena e più sensitiva; noi produciamo artificialmente quello stato di benessere di cui si gode sotto la duplice influenza di una salute vigorosa e di una passione esilarante. In seguito molte facoltà del sentire, del pensare, del muovere sono esaltate più o meno; e dallo stato di calma e di apatia in cui si trovavano, sono indotte ad una sovreccitazione che può variare di grado e di natura, ma che è pur sempre un'attività febbrile. Fino ai primi gradi dell'ebbrezza, noi possiamo assistere allo spettacolo di un eccitamento di tutte le nostre facoltà; ma, più tardi, l'esaltazione disordinata ed eccessiva di alcuni piaceri trascina con prepotenza la ragione in una sarabanda, in cui i fremiti confusi portano ad una frenesia di sensi, nella quale tutti gli elementi del bene e del male, rotte le dighe che li rinchiudevano, vengono a darsi la mano per abbandonarsi in comune alla più sfrenata licenza. Un altro carattere generale dei piaceri dell'ebbrezza, che ne costituisce la fisonomia caratteristica, è quella di dominare tutti i vasti campi della mente e del cuore in modo da scacciarne le cure importune, le segrete angosce del presente, o i rimorsi del passato.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO