Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Gli elementi dei piaceri del senso della vista si combinano fra loro in vario modo, formando gioie complesse. La varietà degli spettacoli della natura è così infinita, che l'occhio non si stanca mai di vedere e di guardare. Alcune immagini hanno tante attrattive, che noi le troviamo sempre belle e sempre nuove. Le sensazioni però, in questo caso, non sono mai identiche, perchè il senso si modifica sempre coi nostri organi e con le condizioni esterne che esercitano su loro tanta influenza. La volta dei cicli è uno degli spettacoli più grandiosi, è uno dei campi più vasti su cui si deliziano gli occhi di tutti gli uomini. Sia che l'astro del giorno dardeggi in un campo azzurro, sia che la notte stenda il suo manto trapunto di stelle, sia che le nubi galleggino molli e fioccose in un campo sereno, o si accavallino nere e tempestose fra il guizzar dei fulmini, sia colla fantasmagoria dell'arcobaleno o il magico caleidoscopio dei crepuscoli, sia coll'oscurità uniforme e cupa di un orizzonte senza stelle; il cielo è un vero mondo di piaceri per la vista, è un quadro eterno, su cui il grandioso pennello della natura dipinge ad ogni ora del giorno le immagini più fulgide e più belle, e gli scherzi della fantasia più bizzarra; è una tela dal fondo immutabile che porta una prospettiva di mondi immensi negli spazi infiniti dell'universo. Gli spettacoli della natura costituiscono una delle prime delizie dei viaggi, che per molti uomini formano la parte migliore delle gioie della vita. La vista dei monumenti e di tutte le opere umane ci apre un altro campo di piaceri, che non sono meno intellettuali dei precedenti. Ma i piaceri artificiali della vista non si possono, in generale, confrontare con quelli che spontanei ci offre la natura; e i migliori capolavori delle nostre gallerie stanno ai loro modelli naturali come gli squallidi erbarii ai giardini e alle praterie fra i monti. I piaceri più semplici a questo riguardo ci sono dati dall'imitazione della natura, e specialmente dalle due arti maestre, la pittura e la scultura. L'interesse più grande che ci ispirano i lavori pittorici consiste nella compiacenza di veder imitata la natura, in modo che l'occhio rimane ingannato, e la mente si meraviglia come l'uomo abbia potuto sopra un piano e con poche tinte rappresentare immagini che rassomigliano tanto a quelle prodotte dai veri oggetti. È per quest'unica ragione che un grappolo d'uva, che è un oggetto comunissimo, non ci può interessare; mentre, dipinto perfettamente, può rallegrarci la vista ogni volta che lo guardiamo. Questo primo elemento entra a far parte di tutti i piaceri offerti dalla pittura, e costituisce quasi da solo le sensazioni che ci sono date dalla rappresentazione degli oggetti inanimati. II secondo elemento, che unito al precedente, forma gli effetti più sorprendenti, è la compiacenza di veder sorpresa la natura in un suo atto rapido e passeggero, per cui noi possiamo avere ad ogni istante sottocchio una scena che occorre in occasioni rare o lontane. Il paesista fissa sopra una tela il guizzar del lampo o il lieve tremolare delle onde, nello stesso modo che il ritrattista ferma ne' suoi quadri le umane passioni, arrivando a sorprendere perfino il fulmineo balenar degli occhi irati o il languore voluttuoso e incerto d'uno sguardo amoroso. Altre volte l'arte riunisce in breve spazio infinite bellezze, o le perfeziona, elevandole a un grado superiore al naturale. Così il pittore d'ornato riunisce gli elementi della simmetria, che qua e là si trovano sparsi nella natura, creandone nuove combinazioni; come il paesista ci presenta sopra una sola tela gli elementi di tanti paesaggi, facendone una vera creazione. È in questo modo che noi, senza uscire di casa, possiamo viaggiare in tulle le regioni della terra e commuoverci alle scene più affettuose o ai casi più strabilianti; riposarci nella calma di una figura angelica che dorme, o fremere nel turbine delle battaglie. Ai piaceri sensuali della pittura concorrono poi l'attenzione spinta fino all'analisi, l'amore di raccogliere e di possedere, e la vanità in tutte le sue forme. La fotografia è un grado minore della pittura, perchè vi manca il lato creativo dell'artista. Ma lo studio dei piani, il tono della luce, il punto di vista, la lunghezza della posa, fanno della fotografia un'arte particolare, che dà piaceri visivi sia per la scelta, sia per le positive che si possono ottenere. La scultura ci dà molti piaceri consimili a quelli della pittura, ma dai quali sono quasi sempre escluse le sensazioni dei colori. Qui il piacere è più sensitivo e meno intellettuale; perchè non si hanno figure, ma forme, e la fantasia riposa, trovandosi davanti immagini che tanto si rassomigliano a quelle che ci sono date dagli oggetti reali. L'architettura, la cesellatura e tulle le arti che imitano gli oggetti, ci dànno piaceri consimili ai precedenti, o che variano soltanto entro ristretti confini. In generale, il piacere è tanto maggiore quanto più noi abbiamo disposizione a quell'arte. Il profano vede, il dilettante guarda, l'artista osserva e si immedesima col capolavoro dell'arte. Questi tre individui camminano sopra una stessa strada, ma si arrestano a diverse stazioni. Canova contemplando Ia Venere Medicea, doveva fremere di voluttà; mentre Davy, dopo aver attraversato una famosa galleria, non sostava che davanti a una statua per dire: «Che bel pezzo di carbonato calcare!». Il caleidoscopio, il panorama, il diorama, la lanterna magica, lo stereoscopio e altri giuochi consimili sono fondati sui piaceri della vista, e ci rallegrano colla varietà delle immagini e coll'imitazione della natura. Il perfezionamento e la unificazione di tali apparecchi ha portato alla cinematografia, che è un trionfo di luce e di colore, atto a procurare i più intensi piaceri della vista. Se a questo si aggiunge l'ultimo portato della scienza e dell'industria, la televisione, si vede subito che ormai per l'uomo non vi sono più limiti nella ricerca del sodisfacimento di ogni suo bisogno e del raggiungimento d'ogni suo piacere. Anche il teatro procura larga messe di piaceri visivi, sia pei scenari che spesso sono veri capolavori di arte pittorica, sia per le scene che riflettono così bene la vita sotto gli aspetti più o meno drammatici. La fantasmagoria è un divertimento poco conosciuto, ma che è di effetto sorprendente. Noi siamo immersi in una profonda oscurità che a un tratto viene rotta da un punto luminoso, il quale per la sua piccolezza ci pare infinitamente lontano; ma ad un tratto si ingrandisce, piglia forme distinte, e sembra correre alla nostra volta; finchè la figura, arrivata ad una straordinaria grandezza, minaccia di precipitarsi su noi; ma poi, subitamente come è apparsa, si rimpicciolisce e si allontana per sparire nel buio. Le lenti e gli specchi che ingrandiscono, impiccoliscono, spesso deformano, e moltiplicano le immagini, possono piacerci per la novità delle sensazioni. Lo specchio piano riflette l'immagine dei corpi nella loro grandezza naturale, e ci può svagare con sensazioni, ma più ancora perchè riflette la nostra immagine, che possiamo rendere più o meno ridicola con opportune smorfie. In questo caso però il piacere deriva quasi interamente da un sentimento, e lo specchio riflette, assieme ai nostri tratti, la nostra vanità e il nostro egoismo. Queste gioie però sono innocenti, e si perdonano volentieri alla donna, che per qualche ora sta chiusa religiosamente nel laboratorio della sua toeletta per farsi bella e seducente. I fuochi d'artifizio fondati sui piaceri della vista, ai quali si associano poche sensazioni dell'udito. L'intensità della luce, la vivezza dei colori, il moto della immagini, sono i tre elementi che ne costituiscono la bellezza. I piaceri che si hanno dall'arte pirotecnica sono anch'essi complicati da elementi morali; e basterà rammentare a questo proposito la bianchissima luce del bengala che ci rappresenta la calma associata allo splendore e alla forza, e il vorticoso moto di un brillante girasole che inebbria la vista con tanta lussuria di luce e di moto. I fuochi d'artificio, presi in massa e ridotti a una formula che ce ne rappresenti quasi il valore fisiologico, si possono dire l'espressione più vera dell'allegria popolare; la quale, nel sorger subitaneo, nello scintillare rapido e prorompente, e negli scoppi tempestosi, è rappresentata a meraviglia dal balenare dei razzi, dal fremito delle piogge di fuoco e dal detonar delle granate e dei petardi. È per questo che tanto la sagra di un villaggio, quanto una festa solenne civile, terminavano spesso con fuochi di artifizio. La prima si accontenta dello sparo di una dozzina di insolenti mortaretti e di qualche umile razzo; mentre la seconda ci mostra tutto l'apparato sfolgorante dei prodotti più favolosi della pirotecnica. Le illuminazioni sono fuochi d'artifizio fissi per breve tempo, semplicissimi, che rappresentano una gioia calma e duratura. Il montanaro annuncia le sue feste accendendo i fuochi che brillano sulle cime dei monti, come le stelle con le quali sembrano confondersi. Il cittadino invece illumina le sue feste con torrenti di luce, che piovono da splendide lumiere e da ricche lampade elettriche. La luce è adorata dai popoli di Oriente sotto varie forme; essa raccoglie intorno al focolare gli uomini di tutte le nazioni; rallegra e dà vita, insieme al calorico suo fido e degno compagno. I piaceri della vista hanno una grandissima parte in quasi tutti i giuochi ed in un'infinità di divertimenti molto complessi: il ballo, il teatro, la caccia, la pesca, e tutti gli spettacoli grandi e piccoli, dal presepio meccanico alla grande esposizione, sono altrettante feste per il senso della vista, che aprono all'uomo uno smisurato orizzonte di piaceri, del quale non sono stati tracciati i confini. L'arte non ha ancora esaurite tutte le combinazioni degli elementi che già si conoscono, come l'ingegno umano non ha ancora piantato le colonne d'Ercole ai confini del mondo. Si faccia fare domani all'ottica un altro salto identico a quello che le fece fare Galileo, e noi vedremo aprirsi miniere infinite di nuovi piaceri. Da una parte vedremo col microscopio gli atomi primi dei corpi, mentre dall'altra contempleremo nuove regioni di mondi regolate da altre leggi di moto. Le opere più moderne di microscopia e di astronomia invecchieranno di un secolo in un giorno, ma l'uomo sarà contento di se stesso.
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