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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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I caratteri dei corpi d'ordine matematico da soli non producono che sensazioni pallide e languide, che si ravvivano quando vi si associano anche alcuni caratteri fisici. Un piacere molto elementare ci è dato da un corpo che si muove. In questo caso l'oggetto che osserviamo cambia ad ogni istante i suoi rapporti coi corpi che lo circondano, e noi, seguendolo con l'occhio, esercitiamo in un modo speciale il senso della vista, ricevendo ad ogni istante sensazioni che si rinnovano di continuo. Un movimento appena sensibile ci interessa, perchè dobbiamo esercitare un certo sforzo onde riconoscerlo. Un moto rapidissimo invece non riesce piacevole che quando dura poco tempo, nel qual caso il rapido passaggio dal violento esercizio del senso al completo riposo produce un piacere di contrasto; mentre se il moto continuasse troppo a lungo, ci stancherebbe. Il movimento può riuscire piacevole per la sua intermittenza o per la sua remittenza. Il corpo per se stesso il più indifferente ci arreca piacere quando compare ad un tratto e poi sparisce per ricomparire di nuovo. Così con un moto uniforme, ma che ora si rallenta ed ora si accelera, ci diverte, quando però non vi prestiamo la debita attenzione; ciò che vale per quasi tutti i piaceri, ma specialmente per i più deboli. Altre volte l'alternarsi di moti diversi o l'associarsi di una moltitudine di movimenti può produrre un certo piacere, come avviene quando entriamo in una filatura di seta o di cotone, dove il rapido girar di tante ruote e di tanti rocchetti, e il continuo moto di tante mani operose ci sorprende e ci rallegra. In generale i piaceri che l'occhio prova per il movimento degli oggetti sono quasi sempre complicati dalle idee che in noi ci ridesta. Un moto lento e monotono può bastare a ispirare la malinconia, mentre il concitato agitarsi della massa operosa di un'officina ci ridesta all'attività e all'energia. L'intensità diversa della luce produce infiniti piaceri anche indipendentemente dal suo colore. Essa è un elemento essenziale alla vita, e noi ne sentiamo il bisogno come dell'aria e del cibo. Nella sensazione piacevole che prova un uomo sano di corpo e di mente quando si sveglia alla luce del giorno, entra come un elemento principale la gioia di rivedere il sole. Le tenebre non possono piacere che per qualche istante, e in modo negativo, facendoci poi apprezzare maggiormente il tesoro della luce. Noi non possiamo tollerarle a lungo che quando perdiamo nel sonno la coscienza delle nostre sensazioni, o quando ci troviamo in condizioni morbose. In ogni altro caso la luce ci dà la vita e la gioia, e noi ne godiamo fino agli estremi gradi di tolleranza dei nostri sensi. Quando si è restati sepolti per qualche ora nelle viscere di una miniera, è con vero trasporto di gioia che noi rivediamo la luce del cielo. I piaceri prodotti dal vario grado di intensità della luce variano assai, a seconda che essa è diretta o diffusa. Nel primo caso, noi non possiamo tollerarla che a un certo grado, e più volte ci dilettiamo anzi d'una luce molto mite che ci ispira al raccoglimento e alla melanconia. La luce incerta c'interessa vivamente per la vaga confusione che spande sugli oggetti e per il carattere misterioso e solenne che loro conferisce. Nulla ispira meglio alla meditazione che la luce mite di una camera dove appena si possono vedere gli oggetti. Quanto sono deliziosi i crepuscoli e la luce pacata e incerta del chiaro di luna, cantati dai poeti! La luce viva e diretta produce infiniti piaceri, quando è suddivisa da spazi oscuri o poco luminosi, nel qual caso possiamo goderla anche nei massimi gradi in intensità. Non si può guardare impunemente la luce del sole, ma si gode della luce siderea e dello sfavillare del ferro che arde sull'incudine sotto il martello del fabbro. I piaceri di queste sensazioni sono vivi e rapidi, diminuendo assai di intensità quando la luce compare a poco a poco o rimane a lungo dinanzi ai nostri occhi senza cambiare di aspetto. Il piacere è massimo quando la luce vivissima contrasta colla completa oscurità, e quando i punti lucenti son più suddivisi e più numerosi. Si provano sensazioni di questa natura quando in mezzo alle tenebre d'un temporale notturno si vede il cielo squarciato dal guizzar del lampo, o un razzo che, solcando l'aria, lascia cadere la sua pioggia d'oro, e quando dall'oscurità noi passiamo in una sala illuminata da numerose lampade elettriche. I contrasti dei gradi medi di luce formano tutti gli svariati piaceri che si hanno dalle ombre, le quali possono essere di un effetto sorprendente anche senza il concorso dei colori. La semplice ombra di un corpo ci interessa per il confronto che facciamo fra due sensazioni e per il carattere misterioso che ci offre una figura che, senza il brio dei colori e sopra un piano, rappresenta un'immagine vaga e bizzarra. Il combinarsi poi di molte ombre spande un'attrattiva speciale sopra alcuni spettacoli della natura, e concorre in gran parte all'effetto dei capolavori della pittura.

Il più vago movente dei piaceri della vista è dato dai colori, i quali sono un vero lusso nel fenomeno di queste sensazioni. I piaceri più semplici che si riferiscono a questo ordine di sensazioni ci sono dati da un colore unico, il quale c'interessa per la sua tinta speciale e per la sua tonalità. Un corpo ci può piacere per l'unica ragione che è colorato; e, in generale, i colori che producono i piaceri più vivi sono il rosso, l'azzurro, il verde ed il giallo. A questo riguardo però le idiosincrasie individuali variano all'infinito, e non mancano quelli che preferiscono i colori incerti grigio, violetto e bruno, od anche i colori falsi bianco e nero. Quasi sempre i colori isolati non producono piacere che quando sono molto vivi, o, più di rado, quando sono al massimo grado di pallidezza. I colori semplici possono essere aggradevoli anche nei massimi gradi di intensità, mentre quelli incerti e misti piacciono, più spesso, nelle loro gradazioni più deboli. Nel primo caso, il piacere è dato specialmente dalla vivacità della sensazione, mentre nel secondo la mente si compiace di un'immagine debole che attira la nostra attenzione ed esercita mollemente il senso. I colori però dànno i massimi piaceri col combinarsi fra loro in certi rapporti. Le combinazioni piacevoli più semplici sono quelle formate da due colori, quali sarebbero il giallo e il turchino, il bianco e il nero, il turchino e il rosso, il rosso e il giallo; ma gli effetti più sorprendenti si hanno dall'unione di infinite tinte che si combinano in mille accordi di armonia.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO