Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Un oggetto da noi mai veduto giunge ad eccitare la nostra curiosità: dovrebbe essere assai ributtante o contrario alle leggi del bello, perchè il piacere che potrebbe procurarci colla novità della sensazione finisce con l'essere eclissato. Il piacere è tanto maggiore quanto più l'oggetto è diverso da quelli che già conosciamo, e quanto più raccoglie in sè gli elementi atti a produrre piacere. L'oggetto che ci porge questo genere di piaceri si dice, in generale, curioso, interessante. Tutti nel corso della vita hanno provato e provano di questi piaceri, che vengono poi complicati da molte altre sensazioni della vista e di altri sensi. Questo primo genere di piaceri della vista è quasi sempre complicato da elementi intellettuali, quali sarebbero la curiosità, l'amore per le cose meravigliose, e i varii sentimenti che ci dispongono a trovare interessante una serie particolare di oggetti. Il bambino soltanto può gustare queste sensazioni nella loro purezza, quando incomincia a guardarsi attorno per conoscere il mondo in cui deve vivere. La quantità degli oggetti può essere anche da sola una fonte di piacere, esercitando o, direi meglio, interessando in un modo speciale il senso della vista. Un corpo unico e isolato in mezzo a un grande spazio vuoto attira la nostra attenzione e ci interessa; così come un numero infinito di oggetti che si presentano nello stesso tempo al nostro occhio, può arrecarci una piacevole sorpresa. Questi sono i piaceri più semplici, che derivano dal carattere matematico dei corpi, e che non si devono confondere con quelli, nei quali il numero non forma che un elemento secondario ed istrumentale. Noi siamo abituati a vedere la sedia appoggiata sopra quattro gambe: se ne vedessimo una montata sopra sei, potremmo fare atto di sorpresa. Ma il numero in questo caso non è stato la causa necessaria del piacere, il quale proviene dal contrasto e dal ridicolo delle cose, non che dalla curiosità di sapere perchè mai quella sedia abbia la pretesa di possedere due membra più delle altre. La dimensione di un corpo può arrecarci piacere, quando sia estremamente grande o straordinariamente piccola. Queste sensazioni sono quasi sempre complicate dal piacere della novità, che però non entra come elemento essenziale. Tutti coloro che, per la prima volta, si recano sulla spiaggia del mare, provano un piacere infinito, nel quale entra anche la impressione per la immensità del piano che si stende innanzi ai loro occhi, sebbene forse la fantasia abbia già fatto loro immaginare uno spazio ancor più grande del reale. La distanza degli oggetti non ci interessa quasi mai da sola, ma arreca piacere col ridestarci idee o sentimenti diversi. I limiti del nostro orizzonte visuale sono immensi, e vengono segnati, da una parte, dal microscopio che ci mostra un infusorio della larghezza di un decimillesimo di millimetro, e, dall'altra, dal telescopio che ci mostra milioni di soli, dinanzi ai quali la nostra terra figura come un granello minutissimo di sabbia. A parità di circostanze, un oggetto vicino ci invita all'osservazione e al desiderio di toccarlo, al bisogno di possederlo; mentre un corpo immensamente lontano c'inspira ammirazione e stupore. Un oggetto vicino si guarda, un oggetto lontano si contempla; il primo c'interessa, parola in cui entra come elemento secondario anche il cuore, mentre il secondo ci sorprende. La forma degli oggetti ci può interessare vivamente da sè sola per gli elementi geometrici che, insieme al numero, alla grandezza e alla distanza, formano l'ordine e la simmetria. La simmetria è una sorgente fecondissima di piaceri, che derivano dai caratteri matematici dei corpi. L'artista può trovare nuove combinazioni di ordine e di misura, ma non può mai allontanarsi dal tipo invariabile segnato dalla natura. Nessuno ha mai pensato di dimostrare e di discutere le leggi fondamentali della simmetria: esse stanno scritte a caratteri indelebili nel nostro cervello, come condizione necessaria della sua funzione. Daltronde, nessuno potrà mai spiegare perchè la vista di una sfera perfetta produca maggior piacere di quella d'un ammasso informe, nello stesso modo che non si può dimostrare perchè due e due fanno quattro. Il numero concorre come elemento necessario nei piaceri della simmetria, dacchè questa non può esistere senza diverse parti, le quali si possono numerare. Una serie di oggetti della stessa natura può fornirci sensazioni piacevoli, diverse fra loro, a seconda che l'ordine principale, col quale sono distribuiti, è rappresentato da numeri pari o, da numeri dispari. Lo stesso si può dire del rapporto numerico delle diverse parti di uno stesso corpo. In generale l'ordine più semplice e regolare è segnato da numeri pari, e il piacere più elementare della simmetria consiste nel mettere due corpi l'uno di contro all'altro. L'ordine segnato da numeri dispari produce già un piacere più complesso, e per il quale sono necessari almeno tre oggetti o tre elementi geometrici di uno stesso corpo. Nella simmetria però il numero non è che un elemento secondario delle proporzioni geometriche; e quand'anche vari oggetti siano isolati fra loro e disposti in un ordine qualunque, noi tendiamo a riunirli per mezzo di linee immaginarie, costruendo vere figure geometriche. Senza saperlo, in questo modo, noi giudichiamo simmetrico un corpo o un sistema d'oggetti, quando le linee lo definiscono e formano una figura geometrica regolare. I piaceri più semplici dell'ordine e della simmetria sono prodotti da figure geometriche semplicissime, quali sarebbero le linee parallele o perpendicolari fra loro, i triangoli, i rombi, i quadrati, i poligoni e tutte le altre figure rappresentate da linee rette. Nuove combinazioni di piaceri si hanno dalle figure curvilinee, dal cerchio, dall'ellissi, dalla parabola, o dalla combinazione delle linee curve colle linee rette. Dalla geometria piana passando a quella dei solidi, troviamo i piaceri prodotti dalla vista dei corpi cristallizzati e degli oggetti che li imitano; giacchè moltissimi oggetti rappresentano grossolanamente corpi terminati da facce regolari e simmetriche. Le casse, i mattoni, i libri, e le diverse parti dei tavoli e delle sedie, sono varietà di prismi; mentre nelle stoviglie, nei bicchieri e nelle bottiglie vediamo parti di sfera. I gradi massimi dei piaceri della simmetria sono complicati da elementi intellettuali di un ordine superiore; per cui gli oggetti sono chiamati belli, quando nell'ordine delle loro parti sono d'accordo con la loro funzione, e corrispondono perfettamente al tipo ideale che ce ne formiamo. Sebbene però si abbiano infiniti piaceri dalla simmetria, esiste anche un bello irregolare, un'estetica del disordine; ciò che prova come nell'intricato meccanismo delle umane facoltà, dove infiniti elementi si confondono e si intrecciano, si possono avere effetti identici dalle cause più disparate.
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