Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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La fisonomia dei piaceri della vista presenta molti caratteri propri alle gioie intellettuali, purchè si escludano quelli che si riferiscono ai sentimenti, che possono essere ispirati da queste sensazioni. I piaceri puri della vista hanno espressioni molto semplici. Quando un oggetto ci interessa, atteggiamo il volto ad una calma attenzione che, crescendo di grado, può rendere gli occhi fissi e sbarrati, e può farci piegare il collo o anche tutto il corpo verso l'oggetto della nostra osservazione. Quando invece analizziamo una sensazione complessa, giriamo lo sguardo in tutto il campo dell'orizzonte visuale, fermandoci di quando in quando ad ammirarne i particolari. II sorriso è frequente, e le esclamazioni di sorpresa non mancano quasi mai appena il piacere sia d'un certo grado. Qualche volta ci pieghiamo all'indietro, e, unendo le mani per le palme, le avviciniamo al petto, ciò che costituisce una mimica caratteristica di questi piaceri. Nei gradi massimi di queste gioie il capo si rovescia all'indietro e oscilla da destra a sinistra; qualche volta si soffregano le mani l'una contro l'altra. Io mi ricordo di avere baciato una volta, in un vero trasporto di gioia, il mio microscopio che mi presentava tante dovizie di immagini. Quando noi vediamo un oggetto animato o una immagine che lo rappresenta, modelliamo più d'una volta, senza volerlo, il volto all'espressione di quella figura. L'Ercole di Canova ci atteggia i lineamenti all'ira e alla forza, mentre la morta signora effigiata dal Bartolini in Santa Croce a Firenze, ce li informa alla commiserazione ed al pianto. L'elemento principale che può da solo esprimere tutti i piaceri della vista è la mimica attiva e misteriosa dell'occhio, che noi non possiamo definire, ma che scorgiamo benissimo. Osservando attentamente gli occhi di molte persone che guardano un quadro, si può misurare quasi sempre i gradi del buon gusto e la misura del piacere che esse provano; mentre è facilissimo il distinguere lo sguardo penetrante e analitico dell'artista dall'occhiata superficiale e incerta d'un curioso, che sta mendicando con l'orecchio da' suoi vicini un giudizio per atteggiare il suo volto all'ammirazione o alla critica. In queste osservazioni poi bisogna tener calcolo della differenza che la mimica presenta nelle diverse condizioni del sesso, del temperamento, dell'età, della nazione e di tanti altri elementi. Dinanzi a uno stesso quadro stanno raccolte molte persone che sentono egualmente; ma la donna piange e l'uomo sospira; il nervoso muove tutti i muscoli della faccia e il linfatico è impassibile; il fanciullo salta e grida e il vecchio s'appoggia immobile e intento sul suo bastone; il Napoletano fa da telegrafo colle sue braccia e l'Inglese rimane impalato e stecchito con le mani in tasca.
La patologia del senso della vista presenta piaceri morbosi di varia natura: l'uno si compiace dei colori più sgargianti e dei loro contrasti più disgustosi, per cui ama vedere il verde presso l'azzurro, il giallo spiccato presso il rosso più petulante; un altro si diletta degli oggetti più strambi e mostruosi, o ha una speciale predilezione per gli ornamenti più barocchi e di pessimo gusto, o per le immagini di qualche imbrattatele che si dà arie da artista. Nella storia dell'arte si hanno epoche, nelle quali pare che una epidemia attacchi artisti e dilettanti, per cui si trovi bello e ammirabile ciò che è goffo e caricato. Al giorno d'oggi, ad esempio, molti architetti, col loro cubismo e le stonature del novecentismo, osano compiacersi delle opere loro; ma i piaceri che provano sono certamente patologici, perchè il sentimento estetico è in loro veramente ammalato. La maggior parte dei piaceri patologici della vista non deriva da un difetto del senso, ma da una alterazione del sentimento. Così le immagini oscene non possono piacere che alle persone senza pudore, e le lotte accanite dei tori o dei galli non possono rallegrare che uomini incolti o crudeli.
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