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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO XIII.

I piaceri infiniti che godiamo per mezzo dell'udito si possono dividere in due grandi classi, a seconda che derivano dai rumori o dai suoni. Un rumore qualunque può riuscire qualche volta piacevole per la sola ragione che esercita il senso dell'udito senza stancarlo. II piacere in questo caso è quasi sempre debole, a meno che ragioni speciali non concorrano ad aumentarlo. Così il prigioniero che ha passato lunghi anni nel silenzio d'un carcere, uscito d'un tratto nel mondo, ascolta con avida brama i rumori della vita operosa che lo circonda. Così il sordo, che viene a un tratto guarito con l'estrazione di materia. sebacea che gli otturava l'orecchio, si esercita, coll'ingenuità di un fanciullo, a produrre rumori d'ogni specie per persuadersi che egli ode. Fuori di questi casi eccezionali, non vi è che il bambino il quale goda di qualunque rumore, purchè nuovo e non stanchevole. I rumori infiniti e gli schiamazzi insopportabili ai quali si compiace l'uomo-fanciullo, sono per lui studio di sensazioni e fonte di piaceri. Alcuni rumori sono piacevoli, perchè, essendo intermittenti, riposano ed esercitano alternativamente il senso dell'udito. Così non v'è alcuno il quale in sua vita non abbia passato qualche quarto d'ora battendo sul tavolo i polpastrelli delle dita, o percuotendo le molle contro gli alari negli ozi del focolare, o picchiando il piede contro terra nelle noie di una insipida conversazione. Queste sensazioni piacevoli sono forse il primo elemento della musica, o almeno formano un anello di congiunzione fra le due grandi classi dei piaceri dell'udito. Un rumore forte e improvviso, che rompa a un tratto il silenzio per cessare subito dopo, può produrre un piacere per la scossa che comunica ai nervi sensori. In questo caso la sensazione non deve essere nè troppo debole, nè troppo forte. Il fischio d'una locomotiva, lo sparo d'un fucile o d'un fuoco d'artifizio, un unico tocco di campana che si perda nell'aria, o in tonfo d'un corpo pesante che cada dall'alto nell'acqua, possono produrre piaceri di questa natura. Altre volte la sensazione è piacevole per un carattere particolare, che solletica o commuove in modo speciale i nervi dell'udito, come il versarsi del grano in uno staio, il lacerarsi d'una stoffa di cotone, il rovesciarsi d'un carro di sabbia, lo stormire delle frondi, lo scrosciare d'una cascata, il fremere delle onde, il gemere dei venti, il rimbombar del tuono, e tanti altri rumori di natura molto diversa. Un rumore può arrecare piacere quando, senza cambiare di natura, muta di grado, salendo o decrescendo a poco a poco. In questo caso la ragione principale del piacere sta nell'attenzione prolungata, la quale eleva la sensazione ad un grado massimo di intensità. Basta rammentare il rumore di una carrozza o di una locomotiva, il fremito d'una verga metallica. Quando il suono va decrescendo, più d'una volta il nostro orecchio raccoglie avidamente le ultime vibrazioni sonore che vanno perdendosi, quasi a misurare la delicatezza del senso. Un altro piacere si ha nel contrasto di due rumori che si succedono, e che possono differire nella natura o in amendue questi elementi. Così il pesante martello del fabbro, che batte ora sull'incudine ed ora sul ferro rovente, può arrecarci in questo modo un piacere; nella stessa guisa l'eco ci interessa così vivamente nel confronto dei due suoni analoghi. Le più grandi gioie però che ci forniscono i rumori non sono le sensazioni per se stesse, quanto le immaginazioni e le idee che ci ridestano. In questo caso il senso non serve che di strumento, e il piacere è quasi puramente del sentimento o dell'intelletto. Alcuni rumori fragorosi, come quello del martellare e dello stridere della fucina, possono ridestarci all'operosità e all'energia; altri rumori monotoni e lenti, come quello del pendolo o del fluire blando delle acque del fiume, possono ispirarci alla calma ed al riposo. Lo stormire delle fronde e il fluttuar delle onde sulla sabbia della riva ci portano ad una soave melanconia e ad inenarrabili voluttà. Altre volte lo strascico di una veste di seta può ridestarci immagini lascive. Spesso il rumore di un vaso che si rompe ci fa sorridere all'idea del disappunto del malaugurato a cui è capitato l'accidente. Infine sono tali e tante queste sorgenti di piaceri, che il solo enumerarle sarebbe un improbo lavoro. Basterà dire che in qualche caso il piacere prodotto da un rumore può arrivare ai massimi gradi dell'umano sentire. Ciascuno può, a questo proposito, immaginare il delirio di gioia che può provare un prigioniero condannato a morte, che, dopo aver lavorato lunghe ore attorno alla porta che lo rinchiude, sente a un tratto, contro ogni speranza, lo scatto della serratura scassinata.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO