Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Le ore passate in lieti conviti e alle laute mense sono fra le più belle della vita. La provvida natura, che c'impone di vivere con imperioso comando, mette in noi un prepotente bisogno di nutrirci, e assegna alla sodisfazione di esso una larga sorgente di gioie. Ma ciò non basta: generosa, come sempre, verso la sua creatura prediletta, essa adorna il bisogno e il piacere, che ha impartiti per legge necessaria di vita a tutti i bruti, con la dovizia dell'arte e coi delicati fregi del sentimento, creando in questo modo un vero mondo di combinazioni e di fenomeni fisici e morali. Il fatto fondamentale dell'alimentazione è l'introduzione nel nostro corpo di materie atte a riparare il continuo consumo di forza che esige l'esercizio della vita; perciò il piacere essenziale deve consistere nel contatto del cibo cogli organi destinati ad elaborarlo: si ha così una sensazione tattile. Gli animali più semplici, nei quali pare che la nutrizione avvenga per sola endosmosi, devono provare il piacere del gusto in tutti i punti del corpo, se pure la materia che li costituisce è sensibile, sia essa fornita di sottilissimi filamenti nervosi che noi non vediamo, oppure sia compenetrata in modo omogeneo da un elemento organico che sente. In ogni modo questa sensazione piacevole deve confondersi con infinite altre che nascono dalla sodisfazione di altri bisogni, costituendo il senso complesso della vita. Salendo di un grado nella scala degli esseri viventi, noi vediamo alcuni infusori composti di una pasta omogenea, che avvolgono i corpi dei quali si nutrono, aprendo in qualunque punto del loro corpo una bocca e uno stomaco, che tornano a schiudersi appena avvenuta la digestione (amebe). Se questi esseri sentono il piacere del gusto, deve essere provato in tutti i punti del corpo che alternativamente vengono in contatto del cibo. Salendo più in alto, si trovano animali che hanno una cavità permanente destinata a ricevere il cibo; per cui la sensazione gustatoria, venendo a localizzarsi, deve essere più intensa. In ogni modo, però, è molto probabile che la sensazione non sia che tattile, e che la differenza non consista che nella natura del corpo che viene in contatto coll'organo sensibile. Difatti, negli animali inferiori, forniti di un sistema nervoso molto semplice, uno stesso nervo deve dare una sensazione tattile pura, se viene in contatto di un corpo qualunque indifferente; una sensazione tattile genitale, se viene solleticato dagli organi destinati alla riproduzione; infine deve fornire sensazioni gustatorie, se il corpo con cui viene in contatto è nutritivo. Lo stesso si potrebbe forse dire degli altri sensi. Se passiamo bruscamente dai primi abbozzi della vita agli animali superiori, forniti di due sistemi nervosi ben distinti, vediamo i nervi sensori presiedere all'apertura per la quale entrano i cibi, mentre il resto dell'apparato digerente è quasi interamente sotto il dominio dei nervi gangliari. In questo modo scorgiamo il tatto gustatorio già delineato e distinto dal tatto interno, quantunque negli insetti e in altri esseri superiori questa maniera di tatto non si possa forse ancora chiamare specifica. Ma seguendo a grandi tratti le modificazioni del senso del gusto negli animali, noi arriviamo alle forme più complesse dell'organismo e vediamo assegnato ad esso un sistema speciale di nervi, che si può almeno fisiologicamente ritenere per specifico. Le sensazioni gustatorie degli animali superiori variano di grado e di natura, sia per la diversa maniera con la quale i cibi vengono in contatto delle papille sensibili del cavo orale, sia per l'attenzione che vi si presta. Così il gusto è poco sviluppato negli uccelli, che ingoiano rapidamente il cibo, e nei pesci, che, per la maggior parte, hanno il cavo orale tappezzato da membrane dure e cartilaginee. Nei mammiferi invece la superficie dell'organo del gusto è molto estesa e e coperta in parte da papille di diversa natura, che, moltiplicando e variando in mille modi il contatto dei punti sensibili colla materia alimentare, devono rendere infiniti i gradi del piacere. Di più, l'alimento si ferma qualche tempo nella bocca, dove triturato dai denti si mescola alla saliva, che, in parte sciogliendo e in parte tenendo sospese le minime particelle di materia saporifera, le mette in contatto dei nervi nella forma più adatta a dare una sensazione più o meno delicata e intensa. Sebbene possa esistere fra i mammiferi qualche animale con l'apparato del gusto più sviluppato di quello dell'uomo, si può però dire, senza tema di errare, che nessuno di essi trae da questo senso tanti piaceri quanti ne godiamo noi che con l'intelligenza e l'arte moltiplichiamo i sapori, e con la delicata attenzione sappiamo portare ad un grado elevato di intensità una sensazione che, per la struttura organica del senso, sarebbe debole e fugace.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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