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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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CAPITOLO VI.

L'uomo che generalmente abusa di tutto, non poteva accontentarsi di piaceri naturali che accompagnano il congiungimento dei sessi, sia perchè l'abitudine rende meno intense anche le sensazioni più squisite; sia perchè l'avidità di godere lo porta ad immaginare nuove voluttà, sia perchè le condizioni sociali, nelle quali si trova, gli rendono spesse volte impossibile la soddisfazione dei naturali bisogni. Per tutte queste ragioni l'uomo con artifizii più o meno riprovevoli e ripugnanti cercò di imitare il meccanismo della copula, procurandosi il piacere che dalla natura non era stato destinato che a mezzo di fini determinati. Di qui ne vennero l'onanismo, la pederastia, il sadismo e altri pervertimenti senza numero. Lascio da parte i piaceri del sesso patologici meno frequenti, e mi soffermo sulle masturbazione, vizio assai più frequente di quanto ognuno possa immaginare, e che, celato nel più impenetrabile mistero, rode lentamente i germi della forza e dell'intelligenza. Chi è casto abbastanza da non aver mai conosciuto questo genere di piaceri, non deve rifiutarsi a ritenere questo vizio quasi universale; ma, interrogando i suoi amici, osservando e studiando, deve persuadersi del vero, ed esercitare la benefica influenza dell'esempio e del consiglio su quelli che lo avvicinano. Chi affermasse che questi piaceri non possono essere gustati che da persone d'intelletto ottuso e di sentimenti depravati, si ricordi che, fra i pochissimi uomini grandi, che ebbero a scrivere la propria biografia, due di essi si confessarono colpevoli di questa depravazione del senso: Goethe e Rousseau. Le cause che trascinano l'uomo con una potenza invincibile a gustare dei piaceri riprovati dalla natura sono infinite. L'ammaestramento e l'esempio sono nell'età della fanciullezza e dell'adolescenza i mezzi più frequenti coi quali questo vizio si diffonde come un contagio. Non di rado, per puro accidente, un fanciullo, portando le mani ai genitali, può imparare ad abusare di se stesso: ma appena ha appreso il fatale mistero, aspira con avida brama ad insegnarlo a' suoi coetanei, sia per manifestare la scoperta da lui fatta; sia perchè i piaceri condivisi sono più vivi; e più ancora perchè queste gioie riferendosi all'istinto della generazione, quantunque si allontanino dalle vie naturali, pure portano in sè una tendenza all'avvicinarsi dei corpi, e al dedicare i piaceri che si provano ad un essere immaginario o lontano. Qualche rara volta alcune malattie, inducendo un'irritazione grandissima e un prurito ai genitali, sono causa di onanismo, e ad esse si riferiscono specialmente le affezioni erpetiche, i fiori bianchi nelle bambine, i calcoli orinarii, ecc. In qualunque modo poi siasi appreso l'uso riprovevole, infinite sono le cause che tendono a non farcelo più dimenticare. Fra queste sono da annoverare l'amore al piacere, l'ozio, la mancanza di persone dell'altro sesso nelle quali sodisfare i bisogni del senso, i pericoli che possono venire dalla copula, la veemenza dei desideri, il dispetto e il malumore, la noia dei piaceri naturali, l'abitudine, ecc. Infiniti sono i gradi di lascivia nei diversi individui, secondo l'istinto e la ragione di ciascuno, per cui molto diversi sono gli effetti che seguono la sodisfazione di solitari piaceri. Fortunatamente i casi di onanismo spinto agli estremi gradi, od anche soltanto alla massima tolleranza dell'organismo, sono rari, sebbene alcuni autori, che scrissero sopra questo argomento, abbiano da essi esagerate le conseguenze di questo vizio, falsando in questo modo la verità. E ciò con grandissimo discapito dei colpevoli, i quali, leggendo questi libri possono aver trovato di non avere alcun sintomo della terribile tabe dorsale, e, deridendo l'autore che li aveva voluti spaventare con lo spauracchio di mali tremendi, possono aver continuato nelle loro pessime abitudini. La verità si deve rispettare e adorare come una religione, e per amore di essa si deve riconoscere che la più parte degli uomini dediti ai piaceri dell'onanismo non commettono mai tali eccessi da esser condotti a malattie gravi o mortali. Non per questo però le loro colpe vanno impunite, e la natura li condanna a discendere d'un grado dalla scala intellettuale nella quale li aveva posti. O giovani, voi siete nell'età in cui le facoltà del senso, del sentimento e dell'intelletto sono in tutta la loro potenza d'azione, e vi aprono orizzonti infiniti di gioie. La vostra fantasia vi abbellisce gli oggetti che vi circondano, e vi fa battere il cuore alla magnifica fantasmagoria dei sogni dell'avvenire. L'amore, l'amicizia, la gloria, la scienza, vi fanno trepidare di speranza, e sospirare al pensiero che la vostra vita sarà troppo breve per poter abbracciare e comprendere il mondo che vi circonda. Eppure voi sacrificate tutto questo a un miserabile piacere di pochi istanti, che vi lascia avviliti, stupidi e impotenti di tutto. La lucida intelligenza si oscura, la tenace e pronta memoria della vostra età si fiacca, l'immaginazione non riflette, più nel lucido suo specchio i fulgidi colori delle vostre fantasie, la volontà si spunta; una molesta inquietudine vi tormenta e vi fa penare lunghe ore in uno stato di indifferenza e di ozio intellettuale, che dovreste aborrire più che la morte. Anche il vostro corpo è compagno di dolore al sentimento e all'intelletto: le digestioni si fanno difficili; si provano dolorose sensazioni; spesso si ha la nausea; la pelle, specchio della salute generale, impallidisce; e la fisonomia acquista un tal carattere sbattuto e squallido, che quasi sempre svela la colpa all'occhio di un acuto osservatore. Ma tali incomodi riescono tollerabili, e il giovane si accontenta di passare alcune ore nella sonnolenza o in lievi occupazioni, aspettando che il processo riparatore lo abbia messo ancora in grado di abusar di se stesso. Allora l'organismo abituale in cui vengono tenuti gli organi genitali dalle lascive immagini della mente lo fa ricadere nella colpa. Altre volte lo scoraggiamento e l'impotenza di eccitare altre sensazioni per le quali si richiederebbe tutta l'energia, trascinano al malaugurato piacere onde provare una scossa e sentire di vivere. Una vita passata fra occupazioni languide, fra lunghe ore di sonno o di sonnolenza, fra momenti d'ira e di dispetto, e segnata qua e là dalle abitudini sozzure, è miserabile e vile. Voi tutti che, incatenati dai pregiudizi, vi siete chiusi nell'angusto sentiero di una vita modellata dalle esterne circostanze che vi ballottano e vi urtano; voi che vivete senza esservi mai domandato perchè e a che vivete, voi che non siete che morte cifre nella formula di una generazione; continuate pure nelle vostre abitudini depravate, dacchè non potete intendere gioie più elevate o men basse. Ma tutti voi altri che avete infrante le catene del pregiudizio e salendo sulle alture del pensiero spaziate libero lo sguardo sull'orizzonte che vi circonda; voi che intendete la sublime voluttà del pensare, e che indirizzate la vostra vita ad uno scopo, come la religione, la scienza, la gloria o l'affetto; per quanto vi è sacra la vostra dignità di uomo, non cedete ad un vizio che vi farebbe precipitare dall'alto, e vi spezzerebbe fra le mani quelle armi, con le quali dovete combattere i formidabili nemici che ingombrano la via del vero, del bello e del buono. Se ancora non conoscete i solitari piaceri, non tentateli affatto, perchè la prova sarebbe pericolosa. Se fatalmente li imparaste a conoscere in un'età nella quale l'intelletto era ancora bambino, combattete il nemico coll'arme più potente concessa all'uomo, colla suprema facoltà della sua mente: la volontà. Educate questa potenza preziosa: vogliate tutto ciò che è difficile a conseguire; vogliate combattere ciò che è quasi invincibile: vogliate fabbricarvi la vita fin dove in natura ve lo concede; e allora proverete la sublime compiacenza dell'aver voluto e dell'aver vinto, la quale vale assai più del sacrifizio dei fremiti più voluttuosi. Se la natura non vi ha concesso che un fiacco volere, associatevi ad altri, confidate il vostro segreto ad un amico, unitevi a lui per vincere il nemico, e rendetevi degno di una delle vittorie più difficili.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO