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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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L'uomo può abusare di se stesso, traendo piaceri da organi che la natura non ha ancora chiamati all'azione o che ha già condannati al riposo. Le relative sensazioni che si hanno in questi casi appartengono alla classe dei piaceri patologici, e condannano i colpevoli a soffrire, quasi la natura abbia invariabilmente fissato ad ogni individuo una certa misura di piaceri e di dolori, che noi possiamo accrescere e diminuire, senza mutarne però mai il reciproco rapporto. Così, quando veniamo ad aumentare la massa dei piaceri che ci è destinata, una mano inesorabile lascia cadere un granello sulla bilancia del dolore, onde non si alteri mai l'equilibrio. Si è disputato più volte dai fisiologi se la natura sia stata parziale verso uno dei sessi, concedendogli una più ampia coppa al banchetto dell'amore. Sebbene simile questione non sia positivamente solubile con esperienze e prove positive, credo che si possa con bastante sicurezza dedurre che la donna gode assai più dell'uomo nei deliri dell'amplesso, lasciando sempre da parte le eccezioni che derivano da condizioni individuali. L'apparato voluttuoso dei genitali femminei è assai più complicato di quello concesso all'uomo. La clitoride è nelle donne l'organo esterno del piacere, ed ha il suo riscontro nella verga virile. Ma la donna, oltre la clitoride, che può essere più o meno sviluppata e sensibile per l'uso diretto e pei piaceri che essa prende su se stessa, ha la vagina con le labbra, il vestibolo e il collo dell'utero, che in molte donne è fonte dei più intensi piaceri. Anche il seno dà piaceri sessuali nella donna: i capezzoli si fanno turgidi, ed una lieve carezza li eccita all'estremo, al pari della tiroide: infatti la pressione delle labbra sul collo, in un bacio intenso e prolungato, riesce di irresistibile voluttà. Gli organi genitali femminei nelle parti che servono al piacere sono tutti ricoperti da una membrana, irrorata continuamente da muco; ed essendo interni, conservano illesa la loro sensibilità. L'uomo invece ha la maggior parte della verga coperta da comuni tegumenti, e anche il glande viene più volte in contatto cogli oggetti esterni. L'apparato femmineo destinato ai piaceri del sesso ha una superficie molto più estesa di quella dell'uomo. La donna è dotata di una sensibilità più squisita dell'uomo, per cui sente assai più fortemente tutte le influenze degli oggetti esterni. Nell'atto della copula la donna è quasi pienamente passiva, e però, non essendo impiegata la più piccola parte di forza al moto, tutta la tensione riesce rivolta al senso. La donna non soffre dopo i piaceri venerei che una leggera spossatezza, che deriva dall'esaurimento in cui cade il sistema nervoso, e quindi si trova, assai prima dell'uomo, pronta a rinnovare gli amplessi. La donna è fisicamente sempre pronta alla copula, mentre l'uomo non lo è che qualche volta. Molte donne hanno più polluzioni nel tempo in cui l'uomo non ne compie che una sola. La donna, quantunque nasconda i palpiti del seno e i frequenti desideri sotto ampie vesti, aspira con maggior trasporto dell'uomo a questi piaceri, a lei resi ancor più seducenti dal mistero che le viene imposto dal pudore e dalle consuetudini sociali. Infine la natura nella funzione generativa doveva alla donna un compenso pei dolorj e pei pericoli che le riserva, e quindi le concede maggiori voluttà; le quali le fanno dimenticare la lunga serie di sacrifici che può incontrare nel cedere al prepotente bisogno. Vi è un fatto, tuttavia, che sembra contraddire apertamente a tutte queste ragioni, e dietro il quale alcuni affermano il contrario di quanto ho cercato di provare: sarebbe questo l'assoluta indifferenza od anche la noia che, nel fingere di partecipare al godimento, provano molte meretrici nel ricevere l'amplesso venduto. In questo caso peraltro noi siamo in un campo che appartiene interamente alla patologia morale, e quindi fuori affatto delle condizioni ordinarie. D'altronde l'abuso della copula rende la donna così indifferente a quest'atto ch'ella deve prestare tutta la sua partecipazione onde trovarvi piacere; e ha bisogno di una eccitazione locale più intensa e più prolungata per arrivare ad ottenere una polluzione completa. Quasi tutte le meretrici però hanno un amante, al quale cedono oltre il corpo anche l'affetto, e negli amplessi che loro riserbano provano anch'esse piaceri, che non possono dividere colla turba della loro clientela. Questo fatto non ha quindi alcuna importanza in simile questione, e serve solo a provare come, in tutti gli atti morali della donna, il sentimento entri quale principalissimo elemento, e abbia una tale influenza da modificare un atto, a cui siamo trascinati da tanta prepotenza di leggi anatomiche e fisiologiche.

La condizione sociale modifica pure la natura dei piaceri venerei, sia per l'influenza che esercita sulla struttura organica, sia per le modificazioni che impartisce alle disposizioni morali. L'uomo che guadagna il pane sul campo che coltiva, o nell'aspra officina, e l'altro che dedica la parte migliore di se stesso ai lavori intellettuali, serbano per il senso pochissima forza; per cui coricandosi si trovano affranti, e mal sanno serbarsi validi alle lotte amorose. Quelli invece che vivono nell'agiatezza, che rendono delicatissimo il senso del tatto, educandolo alle ricercatezza del lusso, e che si rimpinzano di cibi succulenti e di bevande eccitanti, sono certamente più degli altri disposti a cogliere più larghe messi di voluttà nei giardini di Venere. I piaceri sessuali ricevono una certa impronta anche dal clima; il quale però influisce assai più sul loro numero che sulla loro intensità. Difatti, nei paesi caldi, dove la natura si mostra in tutto il suo lusso e la pompa della sua rigogliosità, gli uomini si abbandonano con maggior violenza alla copula, e sono dotati anche di un apparato genitale molto valido. Ma siccome in questi paesi l'eccessivo calore obbliga molto a rinunciare quasi affatto ai vestiti che ci difendono dagli agenti esterni, la sensibilità riesce minore; tanto più che agli ardenti trasporti dell'organismo mancano le infinite delicatezze imbastite dalla civiltà. Nei paesi freddi, invece, i sensi hanno desideri meno vivi, ma l'asprezza della temperatura ravvicina gli individui, e fa quindi entrare nei piaceri venerei, come elemento capitale di voluttà, anche il contatto dei corpi, e il piacevole contrasto del tepore ospitale della casa coll'aria fredda che ne lambe le mura. Si può quindi dire che anche in questo la natura si mostra provvida e giusta dispensatrice di gioie. L'Africano, di temperamento erotico, ha la pelle poco sensibile e l'intelletto ottuso, per cui gode con maggior violenza del solo piacere fondamentale della copula; mentre il freddo Svedese, nei suoi mollissimi letti, gode a dovizia le delicate gioie, che, a guisa di ornamenti splendidissimi, precedono ed accompagnano le lotte dell'amore. Guai se ad un uomo nato sotto i tropici fossero concessi la lucida intelligenza e lo squisito sentire dell'Europeo! Egli morrebbe affranto dall'eccesso della voluttà. Ma ciò vale soltanto per gli indigeni della zona torrida: l'Europeo, stabilito o nato in essa, si trova in una condizione sfavorevole all'esercizio della riproduttività perchè da una parte è invitato dall'ozio, dalla mollezza del clima e da molte altre circostanze a godere con maggior trasporto di questi piaceri; mentre dall'altra le sue forze sono più fiacche e men presto reintegrate. È questa una delle cause meno avvertite, e pur principalissima, della diversa mortalità delle varie zone del globo. Lo stesso Europeo in una regione fredda è più forte in amore e meno invitato a godere; mentre sotto il tropico si sente più debole e pur trascinato con maggior prepotenza a cedere a un piacere che ancor più lo fiacca. Le stagioni esercitano sopra questi piaceri la stessa influenza dei climi. Quantunque la vita dell'umanità attraverso i secoli presenti nei caratteri fisici e morali alcune modificazioni che si trasmettono sulle generazioni, pure queste modificazioni sono tanto meno marcate quanto più importante e fondamentale è la facoltà che si modifica. Così, io ritengo che la facoltà di generare sia una di quelle serbatesi più integre frammezzo alla trafila delle generazioni; perchè, essendo segnata dalla natura come la più importante fra quelle di ordine organico, ha limiti più definiti e mal si piega agli urti delle potenze esterne. Per rimanere però nell'elemento del piacere che deriva dall'esercizio di questa funzione, si può affermare, che esso può essere stato più intenso nell'infanzia dell'umanità, ma che ora deve essere più delicato e multiforme. L'amplesso dei primi uomini nudi, sul nudo terreno, sarà stato violento, ma certamente non può essere paragonato ai palpiti che si spengono fra le tiepidi coltri di mollissime piume. D'altronde l'esercizio di una facoltà tende a perfezionarla, e l'individuo, reso in questa parte migliore, lascia coll'eredità naturale alla nuova generazione una potenza più raffinata e più sviluppata. Ma sebbene pochissima parte di tal miglioramento si risenta in questo modo nascendo, pure attraverso il corso di lunghi secoli un'influenza deve pur essere stata avvertita anche nell'esercizio delle facoltà più fondamentali. Nei diversi tempi poi i piaceri del sesso furono tanto più squisiti quanto più furono coltivati, e quando le nazioni, deposta la spada, si riposarono sui loro allori, e non ebbero svago sufficiente nell'esercizio delle arti e nello studio delle lettere e delle scienze, non trovarono aperti che i facili campi dei piaceri del sesso, e vi si gettarono con avida brama, arrivando a godere forme inusitate e riprovevoli di voluttà, come la storia ce ne presenta moltissimi esempi. Tulle queste circostanze valgono a modificare la massa complessiva dei piaceri venerei della vita di un individuo e di una intera generazione; ma vi sono infiniti altri elementi che agiscono sopra ogni singolo piacere, e che tendono a variarlo di grado e di natura entro confini molto estesi. I piaceri sono tanto più vivi quanto più spontaneo è il desiderio che ci induce a goderli, e quindi quanto più è vero il bisogno fisico. I piaceri che seguono una velleità o un capriccio passeggero sono assai meno vivi di quelli che soli approva la natura, e che sorgono in un corpo casto e robusto. Nelle circostanze sociali, in cui vivono gli Europei, l'ora più propizia a questi piaceri è quella che segue il primo risvegliarsi, al mattino. Nella notte la vita dell'intelletto e del sentimento riposa quasi interamente a vantaggio della nutrizione in generale, per cui appena svegliati ci troviamo nelle condizioni più favorevoli per spendere tante forza, quanta è necessaria nell'atto della copula. D'altronde anche gli organi genitali, per la posizione nella quale dormiamo, per blando tepore delle coltri, per eventuali contatti voluttuosi, si trovano in uno stato molto favorevole alle sensazioni di questi piaceri.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO