Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Moltissimi svaghi hanno per principale elemento un piacere del tatto: alcuni di essi spettano agli esercizi ginnastici ed altri ai giuochi. Qualcuno può servire di tipo ad altri consimili. Uno dei movimenti più semplici e fecondi di gioia è la passeggiata, la quale non è che l'esercizio della deambulazione fatta allo scopo di muovere i muscoli. Spesso il piacere del passeggiare è reso complicato da altre gioie, come quelle del vedere, del conversare, dell'arrivare ad uno scopo qualunque, dell'occupare il tempo, del leggere, ecc. In ogni caso però l'elemento fondamentale, indispensabile, di questo svago è il moto dei muscoli delle estremità inferiori e del tronco. In tutte le occupazioni sedentarie le gambe mal si accontentano dei pochi passi che si fanno fra le mura di una casa o dei movimenti con cui si agitano sotto un tavolo; e dopo un certo tempo si fa sentire la necessità di escire all'aperto e di passeggiare. Allora i muscoli, pieni di una energia che si è accumulata oltre misura nelle loro fibre, si muovono con vivacità, e nei loro moti noi sentiamo la sodisfazione di un bisogno. Il petto si dilata all'aria pura che i polmoni aspirano ampiamente, il polso si fa più celere e il corpo tutto gode del moto che gli viene comunicato. La varietà del passo, la natura del suolo e degli oggetti che ci circondano, variano all'infinito i piaceri di una passeggiata; ma chi che più di tutto li modifica è il grado di sensibilità o di intelligenza di ciascuno. Chi non passeggia che per passare alcune ore di una giornata trascorsa nell'ozio o trascinata in volgari occupazioni, non prova che il languido piacere di muovere meccanicamente le gambe; mentre l'uomo che ha passato lunghe ore nello studio o nel lavoro, e che è squisitamente sensibile, si accinge ad una passeggiata come se andasse ad una vera festa. Spesso il suo passo è bizzarro, e volendo risparmiare il tempo o fare un grande esercizio di muscoli, lo accelera o alza i piedi a dismisura, come io ho veduto fare ad un celebre professore di chirurgia. Le risorse poi della vista e dell'intelletto rendono amenissima una passeggiata a chi pensa e sente. Le donne e gl'individui molto deboli non ne traggono che languidi piaceri, o perchè la vita sedentaria è diventata per essi un vero bisogno, o perchè lo sforzo ch'essi devono fare per muoversi esige troppa fatica. La corsa è l'esagerazione della passeggiata, e può darci piaceri, che però sono riservati ai fanciulli e ai giovani. L'aria che ci lambe, la scossa dei visceri, l'alternare dell'urto e della riscossa sono altrettanti piaceri che si confondono in una sola gioia. Nel piacere della corsa, come in tutti quelli nei quali si vince una difficoltà, il sentimento dell'emulazione può avere una grandissima parte. Il salto non arreca piacere per la sensazione tattile che quando è poco alto; negli altri casi la compiacenza di aver fatto uno sforzo o di aver dato una prova di coraggio, compensano della scossa molesta che il corpo risente. Nei salti che si fanno da una grande altezza nell'acqua, si prova una trepida voluttà nel sentirsi sospesi nell'aria. Il saltellare sopra un corpo elastico ci dà il piacere di una resistenza sempre vinta e che sempre risorge. L'esercizio salutare del nuoto ci fornisce piaceri molto complessi e che derivano quasi tutti dal tatto. Nell'acqua stagnante il piacere riducesi al raffreddamento della pelle, all'esercizio muscolare e al contatto di tutta la superficie del corpo con una materia, che tanto facilmente cede ai nostri movimenti. In un lago o nel mare mossi dalle onde si aggiunge il piacere dell'alternarsi del movimento e del frangersi dell'acqua contro il nostro corpo. Nei fiumi, che hanno un rapido corso, la voluttà è massima. La corrente ci trascina e noi siamo portati via velocemente e senza fatica. I facili moti delle braccia, che tendono a farci galleggiare, raddoppiano la celerità, e noi vediamo passare rapidamente le rive, mentre l'acqua fremendo intorno a noi ci produce un solletico delicato e squisito. Il ballo è un piacere molto complesso e che, per gli elementi che lo costituiscono, appartiene in gran parte anche al senso dell'udito. Siccome però il fatto fondamentale è il movimento, accoppiato all'istinto sessuale, così credo di non errare nel parlarne in questo luogo. Il piacere prodotto dal ballo, ridotto alla massima semplicità, si prova da un unico individuo, il quale balli senza accompagnamento di musica. In questo caso il piacere si riduce all'esercizio di alcuni muscoli che si muovono in modo ritmico. Se a questo individuo si associa un'altra persona dello stesso sesso, il piacere cresce d'un grado per la partecipazione delle sensazioni. Se il compagno è una persona dell'altro sesso, ed essa è bella e giovane, il pallido piacere del moto si associa ai trepidi palpiti dell'amplesso, e i più leggeri contatti sono sorgente di infinite voluttà. Se infine interviene la musica, essa fa l'effetto del sole che, comparendo all'orizzonte, desta alla vita il mondo. Tutti i piaceri allora si confondono e si unificano nell'armonia. I rapidi giri, i languidi abbandoni, le gentili grazie e le eleganti moine degli alterni moti si associano all'anelar del seno, al confondersi del tiepido fiato, alle occhiate furtive, ai sospiri interrotti, alle strette di mano e al convulso premer dei fianchi. È allora che l'uomo, beato di sentirsi fremere sotto le mani una creatura vivente, che nei suoi elastici moti lo segue nei balzi tempestosi segnati dal suono, si esalta e trova di godere di uno dei più bei momenti della vita. È allora che la donna, in tutto l'orgasmo della squisita sua sensibilità, sentendosi trascinata e sollevata nei vorticosi giri, freme col seno palpitante, col volto infuocato e cogli occhi smarriti. Lo splendore della luce e delle ricche vesti, i profumi e infinite altre ricercatezze del lusso, adornano meravigliosamente i piaceri del ballo, senza cambiarne l'essenza. Questi sono nell'età giovanile, e specialmente per le donne, fra i più violenti, quantunque spesso sorgenti di alti guai e di lacrime. Il ballo gustato in tutta la sua essenza è un piacere veramente convulsivo, è un vero subdelirio dei sensi. Negli esercizi ginnastici il piacere è tanto maggiore quanto più validi sono i muscoli, e quindi quanto più forte è il bisogno di esercitarli. Gli individui che hanno muscoli gracili e sottili non provano alcun piacere nel fare sforzi che riescono faticosi. Il subito cessare di una resistenza sotto il nostro sforzo, l'alternarsi dello sforzo col riposo e il rapidissimo succedersi di forti sensazioni, sono i principali elementi che costituiscono i piaceri dei vari esercizii ginnastici. L'esercizio dell'equitazione è accompagnato da moltissimi piaceri, che variano entro confini molto vasti. Lo star fermo sulla staffa col corpo bene adagiato sulla sella ci dà il piacere elementare del trovarci alti da terra, adagiati sul dorso di un animale, che col tepor del suo corpo e co' suoi fremiti muscolari ci dà indizio di una vita robusta e vivace. Appena un cenno della mano ha dato il passo al destriero, il nostro corpo vien mosso e prova il piacere di un moto regolare, che non costa fatica. L'occhio spazia in più ampio orizzonte, o si sofferma ad osservare i vari moti delle mobili orecchie, e le scosse eleganti della testa del cavallo. La mano che trasmette il comando sta pronta ai cenni dell'umano volere mentre l'altra accarezza la fine pelle o scherza fra la criniera. Ma il troppo facile moto del passo stanca presto il cavaliere, il quale, rallentando le redini, passa al trotto e incomincia a sentirsi scosso nelle ime viscere dagli alterni moti del cavallo. La piacevole pressione dei piedi sulle staffe, sulle quali più volte il corpo intieramente si poggia, e il moto concitato, di tutta la persona, rendono piacevolissimo il trotto, specialmente quando si cavalca all'inglese, nel qual caso le gambe, piegandosi e tendendosi alternativamente, deludono le brusche scosse. II massimo piacere però si prova nel galoppo o nella carriera. Allora siam portati a volo e quasi senza rimbalzo, come se sorvolassimo larghe onde nell'aria, che offre una bastevole resistenza per produrre intorno al nostro corpo un vento che ci rinfresca e ci esalta. L'esser portati in carrozza è una sensazione che può essere piacevole quando il moto sia abbastanza uniforme e il corpo si trovi in condizioni favorevoli per godere questa maniera di moto indiretto. Il piacere riesce maggiore quando noi siamo tirati nella direzione in cui siam soliti muoverci; il moto contrario per alcuni individui è molesto e induce nausea e mal di capo. I nostri antichi, nei loro carri senza molle e sulle loro strade ineguali o sassose, non avranno certamente provati i piaceri che gode un cittadino moderno, il quale mollemente seduto sui cuscini elastici d'un'auto scorre rapidamente sul liscio lastricato della città. Per molti individui questo piacere è quasi indifferente, mentre per altri è voluttuoso e assai salutare. Le ore del giorno, la diversità delle stagioni e molte altre circostanze, modificano questo piacere. I mezzi di trasporto attualmente hanno assunto una varietà e molteplicità di forme, che la carrozza ha ormai quasi perduta ogni sua importanza. La bicicletta, le motociclette coi carrozzini, le automobili, le ferrovie, con la maggiore velocità e tutte le comodità relative, sono atte a produrre sensazioni piacevoli, delle quali è facile trovare la ragione. I mezzi coi quali d'ordinario si viaggia sulle acque possono dare vari piaceri del tatto, ma per lo più molto attenuati. Il viaggiare in un piroscafo o in una barca sopra una superficie d'acqua tranquilla produce sensazioni tattili appena sensibili; mentre, se il vento fa ondulare il naviglio, gli alterni moti possono produrre sensazioni piacevoli, simili a quelle che si hanno nell'altalena. Per molti anche l'appoggiare il piede sopra un piano mobile e che ad ogni tratto vacilla, è voluttuoso. L'essere trasportato nelle regioni dell'atmosfera nella navicella d'un areoplano, produce sensazioni tattili che, specialmente per la loro varietà, possono riuscire molto piacevoli. Le incerte ondulazioni, il rapido volo e le varie impressioni del mobilissimo campo nel quale si trova immerso l'apparecchio non possono non procurare piaceri intensi e di varia natura. Molti giuochi devono la principale loro attrattiva ai piaceri del tatto. L'altalena, il giuoco della palla o del pallone, il calcio, il tennis, le bocce, il podismo, il ciclismo, l'alpinismo, il bigliardo, la giostra e molti altri appartengono ad essi, e i piaceri che procurano constano dei vari elementi che ho fin qui analizzati, e che si combinano fra loro in diverso modo. Quasi sempre la compagnia e l'emulazione formano la parte principalissima di queste gioie.
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