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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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I piaceri che ci vengono dal raffreddamento del corpo si esprimono generalmente con brividi e con sospiri, collo stringere gli occhi e col ravvicinare i denti. Quando il corpo che ci rinfresca è l'aria, noi spalanchiamo la bocca e dilatiamo ampiamente il torace, facendo profonde inspirazioni. Quando invece il piacere proviene dall'aggiunta di calorico al nostro corpo, la mimica è molto varia secondo il modo col quale ci riscaldiamo. In generale, se il calore arriva al tiepido, noi ci crocioliamo su noi stessi, socchiudendo gli occhi e sorridendo. L'acqua calda ci rende languidi e ridesta in noi idee lascive. Il calore diretto del sole, quando produce piacere, esalta al massimo grado il turgore eretistico della pelle; la faccia si fa rossa, e la respirazione lunga e rumorosa. Il gocciolare del sudore riesce voluttuoso e scarica la pelle dell'eccessiva tensione. Il piacere di riscaldarci al fuoco ha una fisonomia particolare e diversa secondo le condizioni reciproche di temperatura del nostro corpo e delle materie in combustione che ci riscaldano. Quando noi ci avviciniamo al fuoco col solo scopo di riscaldarci, il piacere è semplice e viene espresso molte molte volte con fregatine di mani e con atti che servono a presentare al calore la maggiore superficie del nostro corpo. Quando invece lo stare al fuoco diventa quasi una occupazione, il piacere è più complicato, si occupa il tempo senza fatica, si gode un particolare raccoglimento, si esercita il tatto attizzando di quando in quando i combustibili colle molle, cambiandone la posizione, e si gode dello spettacolo sempre vario che ci presentano le tremule fiamme, le cerulee spire del fumo e il mutar di colore dei carboni, che vanno coprendosi di candidi fiocchi di cenere. In questo caso la fisonomia presenta una mimica poco viva e si atteggia a un muto raccoglimento o ad una beata tranquillità. I piaceri che si provano nel riposo o nei momenti che precedono il sonno, sono espressi da un massimo languore, da un abbandono del corpo alle leggi fisiche. Se l'uomo è seduto, getta il tronco all'indietro, oppure piega il capo sulla spalla, o lasciandolo cadere sul petto; tiene le mani posate sulle coscie, distende i piedi o li accavalla. L'abbassamento delle palpebre è segno d'immensa stanchezza o di grande voluttà. L'uomo stanco che si corica cerca d'esercitare il minor numero possibile di muscoli, e quindi si getta perfettamente orizzontale, con le gambe e le braccia aperte, facendo una profonda espirazione. La mimica d'un pigro che al mattino sta godendo il passaggio dal sonno alla veglia e dalla veglia al sonno, è abbastanza espressiva per dimostrare che i piaceri che gode sono vari e numerosi. Egli comincia ad aprir gli occhi alla luce, e le immagini degli oggetti che lo circondano, confondendosi cogli ultimi fantasmi della notte, formano mille combinazioni fantasmagoriche; ma le palpebre ricadono lentamente per riaprirsi poco dopo, stando in questo modo ad indicare gli alterni passaggi dal mondo esterno al nulla, dove incerte ombre vagano sole a dinotare la vita latente d'una mente sonnacchiosa. Ma il respiro si fa più frequente e il sangue, scorrendo più caldo e più celere per tutti i tessuti, a poco a poco ridesta a vita la mente; e il beato mortale si agita lentamente, stira le membra ed effonde in un lungo sbadiglio la pienezza di voluttà che lo innonda. La mimica di un piacere che nasce dal movimento è affatto diversa da quella del riposo. La faccia è animata, e gli occhi brillano. Il riso, i gridi, i moti estesi delle membra sono altrettante espressioni di questi piaceri, che non si godono completamente che dopo il riposo; come questo non si gode in tutta la sua pienezza che dopo una lunga fatica. I piaceri negativi, che provengono dalla cessazione dei dolori, possono avere una fisonomia molto significativa, tanto più viva quanto più forte era il dolore. I lunghi e ripetuti sospiri, il riso, il canto, i gridi di gioia, la calma e il languore della fisonomia, sono altrettanti elementi, che si combinano fra loro in diverso modo, sì da dare alla fisonomia una mobilità tale da variarla secondo un'infinità di circostanze. Il piacere complesso che si gusta dopo un lento pasto può avere una mimica molto espressiva. Chi lo prova, sta seduto ed atteggiato ad un calmo riposo. La sua fisonomia è turgida e rossa, la bocca è semiaperta, e gli angoli, ritraendosi alquanto simulano il principio di un sorriso, e allargano le gote, gli occhi sono lucenti e, movendosi lentamente in un ristretto orizzonte, vedono senza guardare. Le mani sono per lo più incrociate sul ventre, quasi a sentire i voluttuosi fremiti del cibo che va elaborandosi in chimo. L'espressione generale è quella insomma di una sovrana beatitudine. L'esercizio di questi diversi piaceri influisce a perfezionare il senso tattile in generale, che giunge a modificare l'intero organismo e lo predispone a godere di tutti gli altri piaceri.

Tutti i piaceri dei quali ho parlato fino ad ora sono fisiologici, perchè conformi alle leggi naturali che reggono il sistema nervoso, e perchè tutti gli uomini bene organizzati li possono godere. Ve ne sono altri però che appartengono pure al tatto, ma che si possono chiamare patologici. Un piacere abnormale del tatto specifico e generale può provenire o da una condizione particolare congenita del centro cerebrale o dei nervi tattili, oppure da uno stato morboso passeggero dell'organismo. Piaceri patologici dipendenti dalla costituzione sarebbero quelli che provano alcuni individui nel maneggiare i corpi sudici, quali, ad esempio, il fango e gli escrementi, o nel battersi la testa contro i corpi duri, o nel darsi dei pugni, ecc. I piaceri patologici che provengono invece da una condizione morbosa passeggera sono molto vari. Lo scabbioso, o l'individuo affetto da qualche malattia cutanea accompagnata da prurito, prova un piacere molto intenso nel grattarsi, lacerandosi le croste e le squame che gli deturpano la pelle. Chi ha una piaga prova più volte una vera voluttà nel comprimerne i contorni od anche nel vellicare i bottoni carnei che stanno organizzando la cicatrice. Mi ricordo di un vecchio che mi confessava di provare un piacere straordinario, e ch'egli non credeva secondo ad alcun altro, nel graffiarsi i contorni arrossati di una piaga senile, che portava da alcuni anni in una gamba. Chi è affetto da febbre violenta si getterebbe in un bagno ghiacciato, mentre chi cammina fra le nevi delle Alpi si sente trascinato a cedere alle voluttà di coricarsi per dormire di un sonno che si confonderebbe presto con la morte. Infine, l'alienazione mentale può rendere piacevoli le trafitture, le percosse, le profonde ferite, le scottature e le altre lesioni per se stesse dolorosissime. I primi piaceri non sono patologici che in un modo relativo, perchè se tutti gli uomini potessero gustarli, non sarebbero più ritenuti per tali. Essi non producono alcun danno materiale, ma sono contrari al sentimento del bello e per lo più si accoppiano ad un'intelligenza ottusa e a bassi istinti. I secondi piaceri offendono invece direttamente l'organismo, per cui sono essenzialmente patologici, avversando la legge della natura, la quale accompagna quasi sempre il piacere con la soddisfazione di un bisogno conforme ad nostro benessere. La fisonomia di questi piaceri è per lo più ributtante. Chi ha veduto dei fanciulli gavazzare nel fango insudiciandosene le mani e la faccia, o chi ha contemplato i furori di uno scabbioso che si graffia, può farsene un'idea. Non sono rari però i casi nei quali la fisonomia esprime l'irradiazione di una purissima gioia, ma allora il piacere non è per lo più patologico che nella sua origine, e il suo godimento riesce salutare. Una piaga irritata può dare in questo modo voluttà superiori, quando venga ricoperta da molli filacce spalmate d'unguento.

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