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Fisiologia del piacere

Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi

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Il bisogno di dormire è uno dei più impellenti e indispensabili, ma siccome nel sogno l'attenzione e la coscienza si oscurano, così non è accompagnato da piacere. Piacevoli sono invece i momenti che lo precedono, quando le idee cominciano a confondersi e il lume dell'intelletto si va a poco a poco spegnendo. Allora cogliamo le primizie di un piacere sorto da un bisogno che sta per essere sodisfatto. Alcuni amano farsi svegliare il mattino, prima dell'ora nella quale si desterebbero naturalmente, per provare un certo piacere, che riesce più voluttuoso che alla sera, nel passaggio dal sonno alla veglia. I sogni possono pur dare alcuni piaceri, ma essi spettano ai fenomeni intellettuali, e se ne parlerà più innanzi. Un bisogno che si confonde di sovente con quello del sonno è la tendenza al riposo. I piaceri che ne derivano sono talvolta molto intensi e vengono preferiti a qualunque voluttà. Sono goduti in tutta la loro forza dal convalescente che, dopo una lunga malattia, si è alzato per la prima volta, e, tentati i primi passi, ritorna all'usato letto. Allora egli, prima di assopirsi, se non soffre alcun dolore, prova un vero paradiso. I muscoli si adagiano al più completo riposo; si sentono battere alcune arterie; qualche volta si prova un legger fremito al cuore, e sentiamo appressarsi il sonno come un amico aspettato. Piaceri consimili si godono da quelli che si coricano dopo lungo moto, o dopo gravi fatiche. Per lo più questi piaceri sono generali, ma possono anche essere locali, quando non è che una parte del corpo che riposa. Piaceri affatto contrarii ai precedenti ma pur vivissimi, si provano nel muovere in diverso modo i muscoli, sia esercitando un sol membro, sia spostando il corpo da un luogo all'altro. Il piacere in ogni caso deriva dalla soddisfazione di un bisogno. Ai piaceri locali di questo genere appartengono quelli di rompere coi denti i nocciuoli della frutta, di far degli sforzi colle braccia, di muovere le dita, di far ballare le gambe, ecc. Piaceri più generali sarebbero invece il passeggiare, il correre, il saltare, l'andare in carrozza, il ballare, l'andare a cavallo, il dondolarsi sull'altalena, ecc. Queste gioie sono più vive nella prima età e negl'individui che hanno molto sviluppato il sistema muscolare.

Le grandi funzioni della vita vegetativa, essendo quasi interamente fuori del dominio della volontà, ci procurano pochissimi piaceri, quantunque possano indirettamente fornircene molti negativi. Il fegato, il cuore, la milza, ecc. non ci possono dare piaceri che quando cessano i dolori che li tormentano; sebbene debbano anch'essi, nello stato di salute, concorrere a produrre la sensazione sintetica della vita. L'organo respiratorio comunica direttamente coll'esterno e può procurarci dei piaceri più o meno negativi. Se non avessimo qualche volta il polmone pieno di aria mefitica o calda, non proveremmo piacere nel respirare un'aria pura o fresca; se non avessimo un'irritazione alla pituitaria o in altro punto dell'apparato respiratorio, non potremmo gustare la voluttà d'un rumoroso starnuto; se non fossimo annoiati o se non avessimo in qualche modo alterata l'innervazione respiratoria, non potremmo confortarci di un prolungato sbadiglio. L'apparato gastro-enterico non ci dà piaceri intensi che quando comunica col mondo esterno. L'introduzione dei cibi interessa, più del tatto, il gusto, largo dispensatore di facili gioie. L'esofago non dà piaceri. Il ventricolo rare volte si compiace dei cibi che riceve, e il benessere che si prova durante una buona digestione è un piacere molto generale e complesso, che deriva specialmente dalla fame sodisfatta, dall'eccitamento simpatico della circolazione, dall'assorbimento dei materiali più solubili e da altri, elementi meno noti. Il tubo intestinale rifiuta qualunque piacere positivo, meno quello che proviene, dalla defecazione, che in alcuni individui molto sensibili può giungere a un certo grado di intensità. Nell'atto di espellere le feci si prova il piacere che viene dalla sodisfazione di un bisogno. Quando l'evacuazione è compiuta, la voluttà è maggiore, ed è prodotta dal movimento di tutte le anse intestinali e dei visceri, che vanno ad occupare il vuoto che si è formato: ad essa si associa il cessare dell'irritazione della mucosa del retto. Questo piacere si prova più forte sedendosi sopra una comoda sedia. L'emissione delle urine è talvolta accompagnata da piacere nelle condizioni fisiologiche, specialmente quando la vescica è molto distesa, il piacere però è leggero e non dura che pochissimi istanti. Tutti questi diversi piaceri variano assai nei singoli individui e sono tanto più forti quanto maggiore è la sensibilità. Essi vengono meglio sentiti dalle donne e dai popoli molli ed effeminati.

PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO