Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Sono raccolte in questi gruppi le principali sensazioni piacevoli del tatto, senza pretendere sicuramente di averle tutte enumerate. Ve ne ha però una che merita un'attenzione speciale, e questa è costituita dal solletico. Toccando a piccoli intervalli e con leggeri strofinamenti alcune regioni del nostro corpo, o colle dita nostre o d'altri, od anche con un corpo estraneo, si produce in moltissimi una sensazione particolare, la quale non è piacevole che fino ad un certo punto, e può diventare intollerabile e dolorosa quando si continui o si esageri l'azione che la produce. A indurre il solletico si richiede una grande sensibilità; per cui nè tutti gli individui nè tutte le parti del corpo possono dare questo piacere. La pianta dei piedi, il cavo ascellare, il ventre, e in generale tutte le articolazioni, sono le regioni che più delle altre risentono questa specie di sensazioni. Gli individui di temperamento nervoso, i fanciulli e le donne vi sono in generale più disposti; ed alcuni vi sono tanto sensibili, che basta a metterli in orgasmo l'avvicinarsi di una persona che tenga le mani in atto di tentare il solletico. Il contatto produce questa sensazione tanto più facilmente quanto più è lieve o suddiviso; per cui un fuscellino di paglia, una piuma o una spazzola sono mezzi eccellenti per produrre il solletico. In ogni modo il primo effetto del contatto è un riso smodato accompagnato da moti convulsivi diretti a sfuggire il corpo che ci tocca. La faccia si fa accesa, il polso accelera, il piacere si diffonde a larga superficie del corpo; si alzano grida acute, la respirazione è irregolare, e, se l'attacco continua e noi non possiamo difenderci, il piacere cessa e la sensazione, diventando insopportabile, ci induce a difenderci colla fuga o con vie di fatto da chi abusa della nostra pazienza. Anche la morte può essere conseguenza di un solletico troppo prolungato. Da una parte abbiamo una sensazione leggera e dall'altra una reazione straordinaria di tutti i muscoli, e perfino del diaframma, il quale viene spesso spinto ad una vera convulsione. Il rapporto tra causa ed effetto è veramente sproporzionato, e ci fa sospettare che questo fatto appartenga già alla classe dei piaceri patologici.
I piaceri del tatto specifico non presentano nella loro fisonomia un quadro molto interessante. Quando essi non sono forti e puramente locali, non si hanno segni visibili della sensazione. Negli altri casi la mimica del piacere è diversa a seconda della sua natura. Se esso deriva dal contatto di corpi lisci o molto suddivisi, la faccia è immobile e atteggiata all'attenzione, gli occhi son languidi e fissi, le labbra socchiuse o semiaperte. Se il piacere aumenta, gli occhi si chiudono affatto, la testa si volge leggermente da un lato o si piega sulla spalla che corrisponde per lo più alla parte che prova il piacere; gli angoli della bocca vengono contratti in modo da atteggiarli ad un muto sorriso; qualche volta si hanno anche sospiri o parole interrotte. Se il piacere è massimo, tutto l'organismo può partecipare alla sensazione piacevole; per cui le spalle si appressano al capo, il corpo si rannicchia su se stesso e prova brividi, i denti si avvicinano e l'aria, inspirata per la bocca semichiusa, produce un sussurro e un legger sibilo simile a quello che si manda per lo più al primo entrare nell'acqua fredda. Quando invece il piacere del tatto è prodotto specialmente dal vincere una resistenza, la fisonomia è affatto diversa. Il volto esprime una calma compiacenza, gli occhi brillano alquanto, la bocca si chiude con energia o accompagna i movimenti della mano; talvolta i denti della mascella superiore stringono sotto di sè il labbro inferiore. Anche i piedi o altre parti del corpo possono essere in movimento; spesso si canta o si accompagna l'azione che produce il piacere con parole energiche e sempre ripetute, oppure con voci che imitano il rumore prodotto nell'azione (oepp là, uu là, zacch zacch, ticch tacch, frr frr, e simili). I suoni e le parole coi quali l'uomo accompagna l'esercizio muscolare, oltre ad esprimere il piacere, sembra siano anche l'effetto di una relazione simpatica in cui vengono indotti gli organi della voce, e che servono a rendere più intenso il piacere. Tutti sanno che il contadino accompagna il lavoro col canto, e che i marinai e i facchini formano un coro di voci quando devono, riuniti, muovere un corpo pesante. I negri, sotto la sferza del sole brasiliano, sentono il bisogno d'incitarsi alle fatiche muscolari coi gridi, collo schiamazzo e perfino coll'agitare sassolini entro un imbuto di latta. L'influenza dei piaceri tattili sulla vita non è molto grande. I piaceri tattili della prima categoria sono più numerosi e più forti nel sesso gentile, nell'età giovanile, nei paesi caldi e temperati, negli individui di temperamento nervoso e che vivono nell'agiatezza, nei popoli inciviliti. Però la loro perfezione è sempre segno di decadimento, di pervertimento della mente e del sentimento. I piaceri tattili non voluttuosi sono invece meglio goduti dal sesso maschile, nella prima infanzia e nei paesi freddi, dagli individui robusti e da tutti quelli che esercitano una arte manuale.
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