Fisiologia del piacere
Autore: Mantegazza, Paolo - Editore: Bietti - Anno: 1954 - Categoria: paraletteratura - romanzi
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Una parte importantissima del sistema nervoso, sparsa per tutta la superficie del corpo, ci avverte dell'impressione che esercitano sopra di noi gli agenti esterni e di alcune modificazioni molecolari che avvengono nei tessuti. L'io in questo modo si mette in relazione col mondo esteriore, e ha coscienza dei mutamenti generali interiori. L'apparato organico destinato a questa funzione costituisce il senso del tatto, il quale si estende a tre categorie di sensazioni, diverse l'una dall'altra per la loro natura e per lo scopo al quale tendono. Alcune di esse servono a farci conoscere i caratteri fisici e materiali dei corpi, hanno il loro mezzo d'azione nella mano e formano il vero senso specifico del tatto. Altre ci avvertono delle mutazioni esterne meno meccaniche (temperatura, elettricità, ecc.) e dei cambiamenti interni, e costituiscono la cosidetta sensibitità generale. Le ultime sensazioni, infine, che si riferiscono al tatto, hanno per iscopo di avvicinare i sessi per la grande funzione della riproduzione, e si possono comprendere nel senso sessuale o erotico. Questa distintione è però del tutto artificiale, e ce ne gioviamo soltanto per meglio studiare i multiformi piaceri che derivano dal senso del tatto. I piaceri tattili sono i più diffusi nel regno animale, perchè ogni essere sensibile deve necessariamente venire a contatto dei corpi che lo circondano, i quali non possono esercitare un'azione sempre eguale; per cui dalla preferenza per gli uni, anche senza ammettere la ripugnanza per gli altri, deve nascere il piacere. L'infusorio (ameba) che è formato da una mollissima materia che si plasma a seconda degli oggetti che avvicina, cambiando ad ogni istante di forma e racchiudendo nella sua massa i corpi organici dei quali si nutre, se è sensibile e dotato di coscienza, non deve provare altro piacere che quello del tatto, il quale, tenendo luogo di tutti i sensi, deve però concedergli una certa varietà di sensazioni a seconda dei corpi coi quali l'animale viene in contatto. Da questa prima forma della materia viva, salendo a gradi la scala animale, i piaceri del tatto vanno man mano crescendo quanto più si va complicando l'apparato sensorio. In moltissimi animali inferiori il tatto sembra accentrato su alcune appendici del corpo, il quale in tutta la rimanente superficie è ricoperto da una membrane dura e insensibile. Quanto più ci avviciniamo alle classi superiori, tanto più vediamo estendersi il campo della sensibilità, la quale aumenta in questo modo i rapporti fra il mondo esterno e i centri dell'intelligenza e del sentimento. Nessun animale però si avvicina alla perfezione tattile dell'uomo. Egli possiede un apparato meraviglioso, che co' suoi moti multiformi abbraccia i corpi dai più minuti alle masse più grandi, servendo ad un tempo di energia motrice e sensoria, che trasmette al centro reggitore cognizioni infinite. La sue pelle, quasi sprovvista di peli, è sensibilissima; e la civiltà, insegnandogli a coprirsi il corpo, ne aumenta ancor più la delicatezza. Infine ne' suoi organi genitali si concentra tanta squisitezza di senso da concedergli le più intense voluttà. Oltre le solite condizioni necessarie alla produzione di qualunque piacere, conviene distinguere bene nei piaceri del tatto i tre elementi che li costituiscono: cioè l'impressione del corpo interno o esterno sulla parte sensibile, la struttura del nervo che trasmette l'impressione, e la natura del centro che la riceve e la modifica, trasformando il fatto meccanico del contatto di due corpi in un fatto dinamico, cioè in una sensazione. La minima modificazione di alcuno di questi tre elementi può alterare la sensazione tattile, rendendola più o meno piacevole, indifferente o dolorosa. L'apparato sensorio, formato dagli organi centrali e dai nervi periferici, ha determinate funzioni, e quindi ha i suoi speciali bisogni da soddisfare. L'esercizio regolare di una funzione è sempre accompagnato da piacere: quanto più forte è il bisogno di esercitare una funzione e quanto maggiore è la tensione della mente, altrettanto va crescendo il piacere. Questo si verifica perfettamente anche per il senso del tatto. Il bambino, ancora ignaro del mondo in cui dovrà vivere, ha bisogno urgente di conoscere i caratteri dei corpi che lo circondano; per ciò un prepotente istinto lo spinge ad afferrare tutti i corpi ai quali può arrivare nella ristrettissima cerchia delle piccole sue braccia. Egli applica la superficie delle sue manine sui corpi, li solleva, li agita, li getta a terra per riprenderli poco dopo, li fa passare da una mano all'altra; in una parola li studia facendo una serie di movimenti bizzarri, che il volgo chiama giuochi. In questi primi esercizii del tatto l'uomo-bambino prova un immenso piacere e spesso lo dimostra colla serena espressione della fisonomia e col riso. Egli difatti possiede tutti gli elementi del piacere: prepotente bisogno, novità di sensazione, grande attenzione; ed egli gode di una gioia tutta propria della sua età e che mal si può immaginare in età più avanzata. Man mano che il bambino conosce le proprietà fisiche dei soliti oggetti che gli stanno attorno, essi divengono incapaci di arrecargli nuovi piaceri, e ciò perchè egli non è più stimolato dal bisogno e non presta loro più attenzione. Allora egli trova una nuova risorsa nel tentar le prime prove della debole sua forza sugli stessi oggetti; e, rompendoli o stracciandoli, ne cambia i caratteri fisici, e per questo viene a provare nuovi piaceri. Ma quando anche i frammenti dei primi oggetti sono abbastanza studiati, egli, alzando le manine colle sue piccole dita distese, cerca nuova materia ai suoi bisogni. Se l'ottiene, essa gli darà tanto maggior piacere quanto più diversa sarà dalla già nota, e sopra di essa ritenterà le prime esperienze di analisi distruttiva. Così a poco a poco l'uomo-bambino, diventando fanciullo e adolescente, perde una sorgente di gioie, perchè gli oggetti che lo circondano sono da lui abbastanza conosciuti, e l'abitudine gli ha reso indifferenti le sensazioni che gli hanno dato tanti piaceri nei primi giorni della vita. Ma se un uomo adulto non può assolutamente, con tutti gli sforzi possibili dell'attenzione e della fantasia, trarre da un foglio di carta tutti i piaceri che un bambino gode nello stracciarlo, i piaceri del tatto specifico non gli sono negati. Vi sono alcuni corpi che, anche conosciuti, possono, per la loro particolare struttura, fornirci sensazioni piacevoli, qualora, non avendo la mente preoccupata da altra idea, si ponga su loro una sufficiente attenzione. Così nei momenti di ozio o di riposo si possono provare grandissime voluttà nel passare il palmo della mano sopra il velluto o sopra la seta, o nel fare scorrere le dita fra lunghe e fine chiome, o nel premere, passeggiando, uno strato sottile di neve appena caduta; mentre un uomo, preoccupato o disattento, potrebbe coi piedi nudi camminare sopra una pelliccia di martora senza provarne la minima sensazione di piacere. Anche ammettendo però che si presti un'attenzione speciale ad una sensazione tattile, non sempre essa riesce piacevole. Per godere di questi piaceri delicatissimi è necessaria una squisita sensibilità concessa a pochi individui. Si hanno piaceri particolari toccando o fregando corpi lisci, come sarebbero i marmi, i metalli, il talco, la pietra saponaria, ecc. In questi casi il piacere dura pochi istanti e non si diffonde quasi mai più in là della parte del corpo che viene toccata: esso è tanto maggiore quanto più nuovo è il contatto, e quanto meno la parte è esercitata alle impressioni tattili. Così il contatto con una vasca di marmo, per un individuo che non si sia mai bagnato così, è assai più voluttuoso del contatto della sola mano con la stessa materia. Si provano piaceri tattili mettendo la pelle in contatto di corpi che hanno una superficie molto suddivisa, come le pellicce, le matasse di seta, i capelli; nel premere col piede i cristallini della neve, ecc. Altri piaceri si hanno dal contatto di corpi alquanto scabri, sia scorrendone la superficie, sia strofinandone la polvere fra le mani. In questi casi pare che il piacere venga prodotto da una leggera irritazione che accumula sopra una serie di punti staccati della pelle sensazioni piuttosto forti. Si ha un'altra specie di piacere tattile nel maneggiare un corpo molle che, senza sporcare la pelle, si modelli sotto la pressione, cambiando ad ogni tratto di forma. Sensazioni simili si hanno premendo fra le dita la mollica del pane, la creta, o altre materie consimili; nel preparare il glutine, chiudendo la farina in un sacchetto di tela e pigiandola sotto un filo d'acqua; nel premere fra i denti il mastice, ecc. Altri piaceri si hanno facendo scorrere fra le mani vari corpi cilindrici di piccolo diametro, come sarebbero cannucce matite, cilindretti metallici, ecc. Il piacere è leggero e puramente locale. Si hanno piaceri tattili facendo girare sotto il palmo della mano un corpo perfettamente sferico. Il piacere è locale, ma può arrivare tuttavia ad un certo grado d'intensità. Un'altra fonte di piaceri tattili consiste nel maneggiare corpi elastici che, cedendo ad una leggera pressione, ritornano ad invitare la parte che preme a rinnovare il contatto. Si provano piaceri consimili maneggiando la gomma elastica, o materie affini, come le lamine d'acciaio, i giunchi, o premendo fra le mani un pallone di cuoio pieno d'aria, ecc. Altri piaceri tattili vengono prodotti dal gettare nell'aria un corpo di un certo peso e nel riceverlo nel palmo della mano per rimandarlo di nuovo in alto, oppure nel determinare il peso di un corpo che sotto piccolo volume sia molto pesante, piaceri dei quali si può formarsi un'idea facendo saltellare sulla mano una palla da fucile, oppure maneggiando una piccola sfera. Queste sensazioni, come quelle della categoria precedente, riescono piacevoli specialmente per l'alternarsi del riposo coll'esercizio del senso. Altre sensazioni piacevoli derivano dall'esercitare una azione qualunque con un corpo sopra un altro, che cede più o meno facilmente. Per questa via si hanno infiniti piaceri, ad esempio tagliando a fette il molle tessuto d'una zucca con un coltello molto tagliente, o conficcando un chiodo entro una lastra metallica. Fra queste sensazioni estreme, di una resistenza minima e di una resistenza massima, stanno le altre del cacciare un chiodo in una tavola di legno, del segare, del trapanare, del formare la capocchia a una verghetta di ferro conficcata fra due lastre metalliche forate, del piallare, e infinite altre che sarebbe inutile e improba fatica enumerare. Tutti questi piaceri, per lo più, sono resi molto complessi dal bisogno di esercitare i muscoli, dal piacere di riuscir nell'intento, e da altri elementi che possono anche provenire dalle facoltà superiori.
Sono raccolte in questi gruppi le principali sensazioni piacevoli del tatto, senza pretendere sicuramente di averle tutte enumerate. Ve ne ha però una che merita un'attenzione speciale, e questa è costituita dal solletico. Toccando a piccoli intervalli e con leggeri strofinamenti alcune regioni del nostro corpo, o colle dita nostre o d'altri, od anche con un corpo estraneo, si produce in moltissimi una sensazione particolare, la quale non è piacevole che fino ad un certo punto, e può diventare intollerabile e dolorosa quando si continui o si esageri l'azione che la produce. A indurre il solletico si richiede una grande sensibilità; per cui nè tutti gli individui nè tutte le parti del corpo possono dare questo piacere. La pianta dei piedi, il cavo ascellare, il ventre, e in generale tutte le articolazioni, sono le regioni che più delle altre risentono questa specie di sensazioni. Gli individui di temperamento nervoso, i fanciulli e le donne vi sono in generale più disposti; ed alcuni vi sono tanto sensibili, che basta a metterli in orgasmo l'avvicinarsi di una persona che tenga le mani in atto di tentare il solletico. Il contatto produce questa sensazione tanto più facilmente quanto più è lieve o suddiviso; per cui un fuscellino di paglia, una piuma o una spazzola sono mezzi eccellenti per produrre il solletico. In ogni modo il primo effetto del contatto è un riso smodato accompagnato da moti convulsivi diretti a sfuggire il corpo che ci tocca. La faccia si fa accesa, il polso accelera, il piacere si diffonde a larga superficie del corpo; si alzano grida acute, la respirazione è irregolare, e, se l'attacco continua e noi non possiamo difenderci, il piacere cessa e la sensazione, diventando insopportabile, ci induce a difenderci colla fuga o con vie di fatto da chi abusa della nostra pazienza. Anche la morte può essere conseguenza di un solletico troppo prolungato. Da una parte abbiamo una sensazione leggera e dall'altra una reazione straordinaria di tutti i muscoli, e perfino del diaframma, il quale viene spesso spinto ad una vera convulsione. Il rapporto tra causa ed effetto è veramente sproporzionato, e ci fa sospettare che questo fatto appartenga già alla classe dei piaceri patologici.
PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE CASA EDITRICE BIETTI - MILANO PAOLO MANTEGAZZA FISIOLOGIA DEL PIACERE NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AGGIORNATA CASA EDITRICE BIETTI MILANO Proprietà letteraria esclusiva per l'Italia della Casa Editrice Bietti Stabilimento Tip. della Casa Editrice Bietti, Milano - 1945 A MIA MADRE OFFRO QUESTA SPIGA DEL CAMPO DA LEI CON TANTO AMORE COLTIVATO
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